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"L'Europa che vogliamo": FutureDem ne discute, a Roma

Venerdì scorso, l'anima giovanile del Partito democratico ha aperto una serie di incontri incentrati sull'Europa e l'approccio delle nostre Istituzioni in ambito comunitario



Si è svolto nella giornata di venerdì il primo di una serie di appuntamenti con cui FutureDem (il movimento giovanile interno al Partito Democratico) ed i Giovani Federalisti europei hanno voluto gettare nuova luce sul tema dell'Europa e porre spunti di riflessione a margine degli ultimi accadimenti che si stanno facendo strada all'interno del contesto comunitario. Un appuntamento interessante, partecipato e denso di interazione, il quale, oltre ad una folta rappresentanza giovanile ha visto una presenza istituzionale altrettanto attiva e propositiva. L'appuntamento, dal titolo emblematico – L'Europa che vogliamo – si è svolto all'interno della sede del Movimento Federalista Europeo, animato da FutureDem: i protagonisti sono stati Luciano Vecchi, già Europarlamentare ed oggi Responsabile rapporti PD-PSE, Gianpaolo Manzella, Consigliere Regionale della Regione Lazio e Antonio Forte del Gruppo di Ricerca del Cer.


Image titleGli interventi di Forte e Manzella Proprio ad Antonio Forte è toccato introdurre l'incontro, illustrando la centralità che in questa fase storica sta avendo il piano  Juncker quale prospettiva di rilancio economico e di ripresa per tutta l'area comunitaria. Il ricercatore ha così presentato tutti i punti di svolta che tale piano promette in una prospettiva condivisa e quali dovrebbero essere le criticità che il nostro Paese sarebbe chiamato a superare per adeguarsi a tale piano in maniera ottimale. Dopo questo primo momento è intervenuto Gianpaolo Manzella il quale, ricordando le sue origini italo-catalane, ha proposto un interessante analisi di queste due aree dell'UE e di quanto esse siano profondamente diverse per evoluzione sociale e comunitaria. “La bandiera catalana – ha esordito il Consigliere – è bandiera condivisa in tutto il proprio territorio regionale: nel Lazio invece vi è una bandiera che è la sommatoria di quattro stemmi. Non esiste una identità condivisa. Solo con una identità forte si può costruire una realtà altrettanto tale, perchè mai come oggi la dimensione regionale radicata nell'identità è centrale in discorso europeo, specie trattando di regioni e delle regioni metropolitane specialmente, le quali stanno costruendo una serie di rappresentanze a Bruxelles.” Manzella ha poi ammonito “Stare in luoghi dove far valere le proprie idee in maniera consapevole con rapporto maturo ed adulto, consapevole e paritario, muovendo policies adeguate, è fondamentale. Come regione bisogna impegnarsi allora a trasporre immediatamente le direttive ed andare di pari passo con esse,  per evitare multe ma soprattutto per assumere un ruolo politico autorevole. Essere in regola su piano amministrativo – ha affermato il Consigliere – ci aiuta a recepire il quadro amministrativo europeo, assolutamente splendido per noi che abbiamo poca attitudine a monitorare, cambiare e sperimentare. Soluzione a questa situazione è adesione piena al movimento europeo attraverso fondi strutturali ed imponendoci il cambiamento, giacchè tali fondi ci obbligherebbero di fatto ad una modernizzazione amministrativa che ci permetterebbe di cogliere tutta una serie di opportunità. Ha senso stare in europa? Gli italiani da qualche tempo se lo chiedono insistentemente e giacchè europeismo è fortemente radicato nel nostro partito, il PD, dobbiamo impegnarci ad istruire e informare i cittadini circa l’importanza di stare in Europa.” A questo preambolo iniziale, Manzella ha fatto seguire una sorta di bilancio dell'impegno della Regione Lazio in prospettiva comunitaria “Come Regione, il Lazio ha dato vita negli ultimi tempi a passaggi importanti in direzione di una maggiore integrazione nell'Europa. Il Presidente Zingaretti, dopo la sua elezione, si è immediatamente recato a Bruxelles presso il Commissario europeo per ribadire un rapporto di fiducia rinsaldatosi ulteriormente di li ad un anno con una nuova visita, dove sono stati mostrati i progressi fatti e prendendosi la responsabilità, di fronte al Comitato delle regioni, di dare direttamente una visione di politica di coesione.” Il Consigliere ha poi proseguito “Entrare nel gioco europeo è necessario, per questo abbiamo varato una norma sul recepimento immediato delle direttive europee nell’ordinamento regionale e delle cabine di regia per canalizzare al meglio i fondi europei, aggredendo una burocrazia che si muove ancora seguendo vecchi orientamenti e rompendo vecchie incrostazioni burocratiche. Inoltre, dal punto di vista nazionale, siamo in prima linea con Toscana, Lombardia e Veneto nel rapporto di collaborazione con l'UE. Abbiamo creato la base; ora tocca sollecitarla, perché far funzionare macchina amministrativa vuol dire agire quotidianamente sul tessuto territoriale, imporre una spesa celere dei fondi e soprattutto raccontare ciò che si sta facendo, anche in maniera innovativa con i social media, magari con documentari, narrando cosa sta funzionando e cosa meno.” In ultima battuta, il Consigliere ha rivolto un invito a FutureDem “Cosa deve fare un partito? Anzitutto controllare i fermenti all'interno delle associazioni e carpire nuove idee da attuare, fare ricorso ad esperti e segnalare  ritardi e decelerazioni. E voi, cosa potete fare come giovani? Quando una programmazione è carente di innovazione ed inclusione nel mondo del lavoro, dovete avviare una interlocuzione diretta con le amministrazioni, andare a fondo, ma 'col bisturi', proponendo progetti, esempi concreti, citando altre regioni e altri paesi affinchè si prendano sul serio le vostre richieste. Sarebbe un bel modo per voi per stare in un partito e sentirvi europei."

Image titleL'intervento di Luciano Vecchi L'intervento del Consigliere Mansella ha spianato la strada all'intervento di Luciano Vecchi. “Occupandomi di Europa per conto del Partito Democratico – ha affermato l'ex Europarlamente – mi ha permesso di comprendere che bisogna essere orgogliosi del fatto di essere in Europa, fosse pure che si tratti di una piccola minoranza di avanguardia che sa farsi carico di tradurre in azione quotidiana il proprio impegno; è una assicurazione per la sopravvivenza delle generazioni presenti e di quelle a venire. Se esiste l'Unione europea esiste anche una dimensione storica e spirituale che si chiama Europa, ma attenzione, essa sarà autorevole solo a partire dalla qualità e dalla quantità della politica che ci si mette dentro.” Vecchi ha inoltre affermato “Occupandomi anni fa di fondi europei, sono arrivato a pensare che l'Europa è una condizione necessaria per garantire maggiori diritti sociali, tutele ecc. C'è allora un bisogno di Politica nel senso più alto del termine, che metta insieme varie realtà, fornendo un campo di azione da conoscere e sfruttare ai massimi livelli.” Vecchi ha concluso “ La quantità di politica messa in Europa ci permetterà di fare della buona politica specialmente a casa nostra. L'Unione Europea richiede una buona dose di idealismo e di utopia ed accanto anche una dose di realismo e pragmatismo, perchè occorre sempre fare i conti su quello che non è possibile fare.” Infine, dopo un intenso scambio di battute con i numerosi giovani intervenuti, Luca Romano, coordinatore FutureDem Lazio, ha concluso l'incontro ribadendone la natura “In questo momento, è necessario per noi sottolineare l'importanza dello stare in Europa e lo faremo con un ciclo di incontri. Siamo voluti partire da temi economici proprio per capire come i fondi europei vengano usati, per fare il punto sulla loro già ottimale gestione nell'ambito della giunta Zingaretti e per quale motivo, talvolta, tali fondi non vengano sfruttati come dovrebbero. Certamente, da ciò noi evinciamo che bisogna assolutamente cambiare il nostro approccio nei confronti dell'Ue.”