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L'importanza di chiamarsi Sindaco di Roma

La comunicazione ai tempi di Ignazio Marino e Matteo Renzi che raccontano il quadro di una città chiave di uno scontro più esteso



Roma in crisi. Roma in degrado. Roma - che come le sue rovine - cade a pezzi. Frasi, parole, musica e libretto della comunicazione nazionale - ma anche internazionale - che in questo periodo descrive la Capitale più dei suoi classici aggettivi come "eterna, amor, santa". E a guardare il passato - quello non lontano, ma della scorsa legislatura cittadina - la realtà non era di per sè diversa. Anzi. 

L'importanza di chiamarsi Sindaco e la narrazione. Così se si scorrono le pagine dei giornali del 2012 si trovano  titoli - simili fra di loro - che si possono riassumere con quello dell'Espresso che il 19 marzo 2012 titolava con un "Gianni Alemanno, il sindaco fallito. Scandali. Degrado, Traffico. Criminalità. Assunzioni di amici e parenti. E trenta milioni di euro spesi per i collaboratori esterni. Storia e ritratto dell'uomo che in quattro anni di Campidoglio è riuscito a sbagliare tutto". L'apertura di una cronaca che nell'articolo riportava gli stessi capi d'accusa oggi rivolti a Marino, passando per i capitoli degrado, incuria, trasporti. Viene da chiedersi, allora, cosa sia cambiato ora rispetto al passato, o meglio perchè tutto sia rimasto uguale e stabile al suo posto. Cambiano infatti i nomi - fuori Alemanno, dentro Marino - ma il risultato dell'operazione resta identitico, con le pagine della cronaca locale e nazionale che si sviluppano intorno alle medesime tematiche. Per capire, quindi, i motivi di questo meccanismo, bisogna partire proprio dalle pagine dei quotidiani, spiegando come la notizia si formi all'interno delle colonne di stampa e ancora meglio come arrivi in redazione. Per farlo e analizzare il capitolo Roma, bisogna partire dall'alto, in maniera verticale, da Palazzo Chigi e Matteo  Renzi.  Il Premier Matteo Renzi

Il metodo deus ex machina. I due - Marino e Renzi - appartengono a due correnti distinte e separate del PD, con il medico Dem capace di portare da solo l'ultima bandiera di una opposizione interna al Segretario, ponendosi di fatto come ultimo ostacolo al movimento di rottura dell'ex Sindaco di Firenze. Renzi, questo lo sa, ma sa anche come mettere un piede davanti all'altro. Da quando ha assunto la carica di Primo Ministro, il Premier ha infatti cambiato il suo metodo di comunicazione. Via la rottamazione e il volto nuovo della politica, dentro la stabilità e il volto rassicurante del pater familias romano che convince e rassicura nella gestio della cosa pubblica. In realtà la base della sua narrazione è rimasta la stessa: è il racconto di una storia che raffigura gli elementi classici della mitologia greca secondo lo schema della rottura dell'elemento iniziale, l'individuazione dell'antagonista e l'arrivo dell'eroe. Per gradi quindi, la prima fase introduce alla storia, con la funzione di richiamare il quadro generale, ma soprattutto di avere l'attenzione del pubblico, connotando l'immagine della realtà con tinte - negative - immediatamente comprensibili. Ecco che allora si legge che - per Renzi - "Marino deve fare il sindaco. I romani gli hanno chiesto proprio questo: tenere pulita la città, sistemare le buche, efficientare la macchina, far funzionare le scuole con le mense e i servizi, disciplinare il traffico, investire in cultura e tutto quello che deve fare un buon sindaco". Da qui le storie successive serviranno solo per rafforzare l'idea che quella del degrado - termine non usato a caso - sia così grave che è oramai tema di discussione quotidiana anche all'estero. "In queste ore Roma - scrive il Premier in una lettera al Messaggero - occupa le pagine dei media internazionali per l'incuria, la metropolitana in tilt, le foto del New York Times, la rabbia della sua gente. La capitale d'Italia non si merita questo". 

La descrizione dell'antagonista. Nella dialettica di Matteo Renzi, assume poi una importanza di rilievo anche il raffresco dell'oppositore. Ecco, nella nostra storia, questo nemico viene identificato con Marino che, però, nel caso di studio, non viene attaccato nella sua figura di uomo, medico, politico, ma in quella di sindaco "che non lavora". Perchè in questo modo Renzi apre al suo possibile intervento - commissariamento, sfiducia, ribaltone - facendo leva sul suo passato di Sindaco vincente. E allora ecco che Renzi ribadisce spesso come "Ho fatto il Sindaco per cinque anni in una delle città più belle del mondo, in una delle città più importanti d'Italia. Conosco la fatica, ma anche l'emozione di girare in mezzo alla tua gente, di discutere con i residenti di un quartiere o di una periferia, di vivere insieme momenti di dolore e di gioia. Avere la responsabilità per qualche anno di fare il primo cittadino ti insegna che è l'ultimo cittadino quello più importante. E che nessuno – né il tuo partito, né il tuo governo – può sostituirsi a te nel rapporto con il tuo popolo. Questo è il bello dell'elezione diretta: hanno scelto te, non puoi far governare un altro". E ancora: "A condizione di volerlo. E di essere all'altezza di una sfida da vertigini... Adesso tocca a lui, alla sua squadra cui il PD non farà mancare la forza delle proprie donne e dei propri uomini. Tocca a lui però presentare progetti credibili e concreti dalla visione strategica fino alle buche per le strade o alla pulizia dei tombini quando piove... Tocca al Sindaco, adesso, nessuno può sostituirsi. Se ne sarà capace, avrà il nostro appoggio". Id est, Marino non parla con la città, non la conosce, non la amministra e - almeno al momento - non è capace. Non si entra tanto nel merito delle problematiche della città, ma si punta a delegittimare la credibilità dell'avversario: scelta efficace perchè anche se opposti, i due appartengono al PD e quindi attaccarlo nel merito avrebbe significato attaccare lo stesso partito democratico. Il Sindaco Ignazio Marino

Arriva l'eroe. Tracciato quindi il quadro della storia si arriva al capitolo III, quello in cui entra in scena il deus ex machina, un intervento salvifico di un eroe che si stacca dalle questioni terrene grazie ad una capacità che sa di competenza. Nella questione Roma, il percorso appare ancora lungo perchè Renzi sa scegliere tempi e modi, consapevole che una mossa in questo momento rischierebbe di consegnare la città alle opposizioni, ma il progetto è attivato. Così il Premier non partecipa alla Festa dell'Unità nella giornata programmata, ma anticipa il suo intervento alla "partita di biliardino" del giorno prima, suggerendo con questa frase, come la sua visita sia avvenuta nel pieno dello spirito della festa, da normale cittadino. Una mossa che, però, oscura Marino che seduto fianco a fianco a Renzi, avrebbe goduto della "luce" e della pubblicità del Matteo nazionale. L'eroe-Renzi, infine, fa ricorso a slogan che si rincorrono e ripetono - "governi se capace" - frasi brevi, semplici costruite sulla contrapposizione fra una pars costruens e una destruens. Perchè se da una parte c'è un problema, dall'altra - quella di Renzi - c'è "the land of plenty". Così ancora il Primo Ministro scrive: "Noi ci siamo. Siamo pronti sul Giubileo, siamo pronti sulle Olimpiadi, siamo pronti sulle infrastrutture, siamo pronti sulle periferie, siamo pronti sulle aziende partecipate. Purché dal Comune arrivino proposte, non polemiche a distanza. Siamo disponibili a verificare i progetti che la città vorrà proporci, siamo pronti a studiare tutte le soluzioni praticabili per rilanciare Roma, vetrina e biglietto da visita per il Paese. Ma il Sindaco dia un segnale! E si interrompano una volta per tutte le manovre di piccolo cabotaggio figlie di una cultura politica vecchio stampo, che dovrebbe essere superata. E si torni a parlare della gente e con la gente. Roma se lo merita. E i suoi abitanti – così pacificamente invasi dalla gloria e dalla bellezza del passato – si meritano un futuro all'altezza dei propri sogni più belli". Sogni che evidentemente, nella narrazione tracciata, aspettano solo un intervento dall'alto.