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L'Italia delle rivoluzioni raccontata attraverso gli occhi, colorati, di Annalisa Terranova e Vittoria

Ci sono dei libri che andrebbero letti, conservati, ripresi ed infine regalati. Parliamo di uno di questi



La copertina del romanzoCi sono dei libri che andrebbero letti, conservati, ripresi ed infine regalati. Vittoria di Annalisa Terranova si inserisce in questo indice, per quella forza della penna che regala al lettore un quadro chiaro di quanto successo nell’Italia del ’68 e degli anni a seguire. Il libro si presenta sotto forma del romanzo, ma il percorso di Vittoria è quello di una ragazza che cresce all’interno di una Italia che cambia, fra stragi, mutamenti sociali e rivoluzioni della Chiesa. E poi un evento. L’attentato di Acca Larentia. Perché Vittoria viene da una famiglia di italiani senza Patria che cerca una nuova esistenza, o meglio una nuova casa, all’interno di un MSI di Michelini ed Almirante, che crea paura, odio e soprattutto diffidenza.  

Ed è qui che la Terranova giustifica la nostra apertura di cui sopra. Le pagine che scorrono fra le dita del lettore non contengono riferimenti di parte, non manifestano – è il caso di usare questo verbo – una voglia di rivalsa verso un nemico, un altro da sé, ma mantengono un chiaro distacco dai fatti mostrando vizi e virtù di una classe di ragazzi vissuti in un periodo senza padri. Vittoria infatti sembra stancarsi presto della vita di partito, di quel modo di fare politica che la porta ad attraversare una Roma stanca, fino ad arrivare ad una sezione di Colle Oppio, dove la ragazza incontra qualcuno in cui specchiarsi, vedersi, conoscersi, con le difficoltà e gli ostacoli di un mondo in vorticoso cambiamento. 

Vittoria è un romanzo, lo dicevamo, ma è molto di più. Si inserisce, infatti, in quella grande seduta psicoanalitica tragicamente non celebrata negli anni ’50 del Novecento quando un’Italia spaccata, si sarebbe dovuta riunire intorno al tavolo della domenica, per parlare, superarsi, lanciarsi i piatti ed infine rappacificarsi. In questo modo – probabilmente - si sarebbero evitati gli anni della tensione, dell’attentato a Togliatti, del “si smura”, degli anni di piombo. Vittoria è quindi un percorso, non un bildungsroman, che Annalisa Terranova traccia accompagnando per mano chi aprendo il suo libro abbia voglia di capire o solo di vedere.