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L’ordine del Massimina, l’incompiutezza del Certosa

Sorprende e perdura la solidità della squadra di Spogani; le maglie viola ancora bisognose di lavoro e cure



Ordine. Parolone  che riempie la bocca, nel calcio utilizzato soprattutto per indicare uno status o impressione ben precisa: caratterizza la squadra che agisce in quanto tale, che pensa e si muove, in quanto tale. Ordine significa non andare in affanno, perchè tutto ciò che accade sul campo (o che potrebbe accadere) è già previsto o ipotizzato dai singoli come dal gruppo. Una squadra ordinata non cura e non corregge quasi mai: piuttosto previene. Così è sembrato il Massimina di Spogani nell’affrontare e sopraffare il Certosa, conquistando per la terza volta di fila il bottino pieno, al pari di Savio e Roma


Il CertosaCroce Guardare Massimina - Certosa è come assistere a un duello tra una farfalla e una crisalide. Perchè le due formazioni partono da presupposti simili, guai a dire che il Certosa è privo di qualità. Piuttosto è più realistico affermare che le maglie viola hanno difficoltà ad esprimerla, ad incanalarla sui binari della concretezza. Per fare alcuni esempi: più volte in partita si è visto Ranalli partire con esplosività sulla fascia, mettendo in mostra un passo senza dubbio importante. Ma altrettanto spesso abbiamo visto il numero undici della squadra ospite vittima della più completa solitudine, per poi soffocare, inevitabilmente, nel raddoppio di marcatura. Non ha sfigurato Panza, centravanti ben strutturato, dedito al sacrificio ed al lavoro. Non dispiace Latrofa (in fase di non possesso), e si è distinto, infine, persino Iacchini nel confezionare un paio di parate di pregio. Questo per dire che le individualità non mancano al Certosa, ma a livello di compattezza… c’è tanto da fare. Contro il Massimina i reparti sono parsi sfibrati, sconnessi tra di loro. Non c’è (o almeno, non si vede) ancora una mentalità d’insieme, un senso d’identità comune. Certamente le tre sconfitte subite in altrettante gare non aiutano la formazione di Via di Centocelle a costruire la fiducia in sè stessa, e la giovane età compie il resto. Ma la confusione in campo non può e non deve in alcun modo far rima con “Elite”.


E delizia Nulla accade per caso nel calcio. C’è un motivo se il Massimina è, insieme alla Roma, l’unica formzione del Il Massiminagirone a non aver subìto goal in queste prime tre giornate. Con il Certosa si è vista una squadra corta, molto attenta nelle retrovie, capace di attaccare per poi rientrare con rapidità e compostezza. Un esempio? Viene subito in mente un aneddoto della metà circa del secondo tempo: calcio d’angolo battuto dal Massimina, palla respinta dal Certosa in avanti. Ci si aspetterebbe un contropiede forte della consueta superiorità numerica, ma non sarà così: prima ancora che il Certosa riesca a superare la metà campo palla al piede, saranno ben cinque gli uomini di Spogani a far muro davanti alla porta difesa da Pierangeli. E, fra quei cinque, di distinguono Tataru, per la pulita precisione nell’intervenire sul portatore di palla, e Pellillo, molto solido, a volte intento a vestire i panni del libero. Robusti come roccia dietro, fluidi come acqua in avanti: De Stefano, in primis, è una forza della natura. Punta e salta l’uomo con personalità sulla fascia (Puccica, per citare il più frequente avversario) si lancia in avanti con accelerazioni improvvise e brucianti; non brilla particolarmente nel pennellare i cross, allora si accentra egli stesso e lotta con la prepotenza (e presenza) di una vera punta. Sul lato opposto, Morsella e Lanari spostano e allargano le maglie difensive, di per sè già consunte, del Certosa: i due si scambiano di posizione, contribuiscono attivamente alla manora collettiva con umiltà e generosità. In particolare Morsella mostra le caratteristiche da seconda punta pura, proponendo un utilissimo apporto in rifinitura.  


Uno scatto del matchAttenzione Vittoria a parte, il Massimina (logicamente) ne ha di strada da fare. L’equilibrio in difesa va bene, ma bisogna sopperire in qualche modo agli uomini tolti all’attacco (chiedere di eseguire allo stesso modo entrambe le fasi potrebbe portare a delle consegenze sul piano fisico e mentale pericolose). Talvolta, poi, il centrocampo non ha convinto appieno (per scelte fatte e qualità d’esecuzione delle stesse) in fase d’impostazione. Ogni partita, infine, racconta una storia ben precisa e sarebbe superficiale fare della gara con il Certosa “la regola” del campionato dei gialloblu. Ma nel caso specifico, la presenza di De Stefano si è rivelata fin troppo preponderante, generando un individuo molto visibile, cercato e servito dai compagni quasi sempre nello stesso modo. E’ stato bravo lui a non cristallizzarsi, a cercare sempre il movimento e a non attendere la palla sui piedi, ma il rischio di far perdere d’imprevedibilità la manovra offensiva il Massimina l’ha corso. Considerando tuttavia il valore e il buon livello di maturità ed unione raggiunto dalla squadra, tenendo presente la costante guida di mister Spogani (che non ne lascia passare una ai suoi) i presupposti per continuarea a far bene ci sono tutti.