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La Capitale celebra Balthus, con una retrospettiva poliedrica

La mostra, organizzata a quindici anni dalla morte dell'Artista, ne ripercorre la vita ed il contesto sociale-culturale di riferimento, attraverso una ricca esposizione di pitture, foto e disegni



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Balthus ritorna... e lo fa in grande stile. A quindici anni dalla morte dell'Artista che segnò una svolta nell'Arte novecentesca, ecco venire alla ribalta una mostra che è ben più di una semplice esposizione di opere del pittore francese. Infatti, Balthasar Klossowski de Rola (questo il nome originale di Balthus), viene proposto per la prima volta al pubblico romano attraverso un evento monografico poliedrico, in cui il meglio della sua Arte ermetica ed a tratti misteriosa emerge in tutta la sua incontenibile forza. Quasi duecento opere, frutto di una felice collaborazione tra collezioni private ed poli museali europei e statunitensi di prim'ordine, dove fanno la loro comparsa foto e disegni, accanto alle immancabili opere pittoriche, il tutto nella curiosa ed assolutamente imperdibile concezione di una doppia location, dislocata tra le Scuderie del Quirinale e Villa Medici (quest'ultima, già storico campo d'azione di Bathus). Altissimo il livello anche per quanto concerne l'organizzazione, dove spicca il coinvolgimento di Cecile Debray (direttrice del Musée National d’Art Moderne/Centre Pompidou di Parigi), di Jean Clair (per la consulenza scientifica), di Matteo Lanfranconi (per la location romana) e di Evelyn Benesh (per la location viennese). Una cosmopolia che ricorda molto da vicino la stessa formazione personale del pittore, al punto tale che, dopo aver chiuso la sua performance capitolina, la mostra si sposterà in Austria. L'obiettivo però sarà sempre lo stesso, ossia soffermarsi sulla vita e sulla carriera dell'Artista, tra i più importanti esponenti artistici del secolo scorso, seguendo un itinerario esistenziale e cronologico scandito dall'imporsi di amicizie importanti (come Artaud, Derain e Giacometti), oltre che di modelli letterari (come Cime tempestose di Emily Brontë oppure Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll) che tanta influenza esercitarono sulla sua produzione, senza perdere comunque uno sguardo sull'attualità di un'era attraversata da eventi epocali, che lui visse e raccontò in prima persona. Balthus (Parigi, 1908- Rossinière, 2001) crebbe in un contesto sociale e culturale fortemente variopinto: di origini polacche e russe, fin dalla più tenera età subì decisive influenze artistiche, grazie alla madre che era pittrice ed animatrice di salotti culturali di spessore, mentre il padre fu un  critico d'arte molto noto. Crescendo, l'artista fu colpito profondamente dalla lezione del Rinascimento toscano, oltre che dal Realismo magico e dalla Metafisica, conosciuti nel corso del suo primo viaggio in Italia. La fine della guerra fu come un giro di boa per il pittore, che si orientò verso il nudo femminile mentre a livello esperenziale fu coinvolto nella direzione dell'Accademia di Francia e nel recupero di Villa Medici. La mostra capitolina su Balthus, iniziata lo scorso 24 ottobre, terminerà il 31 gennaio 2016, per poi proseguire al Kunstforum Wien di Vienna tra il febbraio ed il giugno del prossimo anno.