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La Gazzetta Regionale siamo noi! Lo dice il Tribunale di Roma

La nostra testata si è dovuta difendere da una violenta aggressione sul mercato realizzata da Edilazio ‘92 (editrice de Il Corriere Laziale) e da Eraclito Corbi (titolare della Corbi Editore). La 9ª sezione del Tribunale di Roma ha accolto la nostra richiesta: riscontrata la vasta copiatura di notizie e la confondibilità tra giornali causata dall’adozione di un titolo simile (Gazzetta “Regionale” del Lazio)



Cari lettori, rivolgiamo a Voi queste parole perché siete il patrimonio più prezioso per chi, come noi, opera nel mondo dell’informazione. Non aggiungeremo considerazioni personali ma, affinché ognuno tragga le proprie conclusioni, ci limiteremo a riportare gli estratti principali del provvedimento della 9a Sezione del Tribunale Civile di Roma, sul ricorso presentato dalla nostra Società, Penna a Sfera Edizioni, contro la Edilazio ‘92 (società editrice de ‘Il Corriere Laziale’) e contro Eraclito Corbi (titolare della Corbi Editore che edita ‘La Gazzetta delLazio’, ora ‘Il Nuovo Corriere Laziale’). Un ricorso presentato per richiedere: “di inibire l’attività di denigrazione a mezzo stampa operata in proprio danno (...), l’utilizzo della parola Regionale all’interno del titolo delle pubblicazioni, degli stessi convenuti, “Gazzetta del Lazio” e “Il Corriere Laziale” (...) sia, infine, la copiatura di tabellini, unitamente e disgiuntamente alle cronache e di ogni altro contenuto frutto del lavoro di redazione delle pubblicazioni della ricorrente”. 


Image titleGazzetta Regionale siamo noi  Breve premessa: Gazzetta Regionale è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Roma il 16/05/2014. Un progetto creato da giovani giornalisti under 35, sostenuto dal maestro Italo Cucci, vogliosi di mettersi al servizio dello sport. Giornalisti che una volta componevano quasi per intero la redazione de ‘Il Corriere Laziale’ e che a fronte di un comportamento poco chiaro in ottica futura da parte dell’editore Eraclito Corbi, decidono di dimettersi per giusta causa (svariati mesi di ritardo nel pagamento degli stipendi configurano, giuridicamente parlando, una giusta causa). Divise le strade Eraclito Corbi fonda una nuova società editrice, la Corbi Editore, e registra una nuova testata giornalistica (30/06/2014, un mese e mezzo dopo Gazzetta Regionale), dal nome “Gazzetta del Lazio”. Dopo poche uscite la Corbi Editore aggiunge nel titolo la parola “Regionale” su sfondo verde, divenendo di fatto “Gazzetta Regionale del Lazio”. Abbiamo richiesto l’inibitoria di un titolo che confodeva i nostri lettori (tante le segnalazioni che abbiamo ricevuto) ed in particolare faceva credere loro che la “Gazzetta Regionale del Lazio” del Corbi fosse la versione cartacea della nostra Gazzetta Regionale online. Questa è la risposta del Giudice, che in via cautelare inibisce alla Corbi Editore l’uso della parola “Regionale” nel titolo della “Gazzetta del Lazio” e fissa la penale per utilizzi successivi: “Il Giudice di prime cure ha accolto il ricorso (...) concernente l’impiego nel titolo della testata “Gazzetta del Lazio” del termine “Regionale”, fissando una penale di €500,00 (...) ad ogni atto con cui Corbi Editore manchi di prestare osservanza al provvedimento.” In poche parole: Gazzetta Regionale siamo noi... E nessun altro! 


Copiatura dei tabellini Attraverso l’inserimento di "panchinari di fantasia" ci siamo accorti che il il nostro lavoro, fa-ticosamente raccolto sui campi di gioco, era miseramente copiato dalla concorrenza. Ecco la risposta del Tribunale di Roma: “La reclamante (Penna a Sfera Edizioni, editrice di Gazzetta Regionale, ndr) ha prodotto, nella prima fase, alcuni tabellini degli incontri i quali riprodurrebbero nomi di fantasia artatamente inseriti per dare evidenza, in un secondo momento, dell’illecita riproduzione posta in atto sulle testate “Gazzetta del Lazio” e “Corriere Laziale”, diImage titleinformazioni da essa raccolte in ordine ai giocatori schierati nelle diverse competizioni calcistiche (...). Ritiene il Collegio che (...) la riscontrata coincidenza assuma rilievo dirimente, alla luce di plurimi elementi. E’ da considerare, anzitutto, il fatto che l’edizione online della reclamante (Gazzetta Regionale, ndr), in ragione della sua natura telematica, preceda la pubblicazione delle due testate cartacee reclamate (infatti il doc. 11 di Penna a Sfera, recante l’indicazione dei tabellini, indica, quale data di diffusione, giorni antecedenti rispetto a quelli delle due pubblicazioni “Gazzetta del Lazio” e “Corriere Laziale”). Deve valorizzarsi poi, la circostanza per cui le odierne convenute (“Edilazio ‘92 e Corbi Editore, ndr), non siano state in grado dispiegare in modo credibile le divisate coincidenze, non fornendo spiegazioni al riguardo (...) o offrendone poco plausibili. (...) A quest’ultimo proposito occorre osservare come appaia non persuasivo che le società calcistiche forniscano, reiteratamente, informazioni non veritiere quanto ai giocatori iscritti per la partecipazione ai vari incontri, provvedendo a divulgare non già liste contenenti semplici refusi relativi ai vari nominativi dei giocatori, ma menzionando, piuttosto, nominativi inesistenti. Infine non è trascurabile il dato costituito dal numero, veramente significativo, in cui è possibile ravvisare le corrispondenze dei dati alterati”. Segue così il giudizio del Collegio con riguardo ai nomi fittizi da noi inseriti che “sono riferiti a giocatori non entrati in campo: il che conferma la volontà della reclamante di creare “marcatori” del plagio senza contaminare il dato del resoconto calcistico che interessa il lettore”. La cosa che più ci premeva e che ci viene dunque riconosciuta, ossia il non alterare la veridicità delle informazioni a discapito del pubblico. 


In conclusioneCiò posto – prosegue il Collegio – la condotta posta in atto dalle due reclamate (“Gazzetta Regionale ed Eraclito Corbi, titolare della Corbi Editore) integra l’ipotesi della riproduzione sistematica di informazioni o Image titlenotizie pubblicate, a fini di lucro, da parte di giornali o altri periodici: riproduzione che è vietata e che è suscettibile di essere fatta valere anche quale illecito concorrenziale ex art 2598 c.c. (...) Viene fissata una penale di € 500,00 per ciascuna reiterazione della condotta illecita posta in essere. L’ultimo motivo di reclamo riguarda le spese processuali, che il giudice di prime cure ha compensato”. Qui vi risparmiamo la lettura di termini giuridici difficili da tradurre, tanto che anche noi abbiamo chiesto conferma al nostro amico e Avvocato Francesco Rettura: le spese sono a carico della Edilazio ‘92 edi Eraclito Corbi (nelle vesti di titolare della Corbi Editore). Una soddisfazione non da poco se si considera che il Corbi dopo il primo grado, affermava sulle colonne del proprio giornale: “Penne Biro spuntate: l’inchiostro serve appena per pagare l’avvocato. Brutte notizie per le Penne Biro: hanno subito una sconfitta nei giorni scorsi in seguito ad una loro pratica legale. Come dire, i proverbi non sbagliano mai: chi si comporta male, alla fine sarà ripagato con la stessa moneta. Nel frattempo, devono preparare la documentazione per il bonifico bancario nei riguardi del loro legale. Un saluto affettuoso a Gianmarco, Daniele, Diego e Nicola. A risentirci: anzi no, a non rivederci più”. Per chiudere, ci siamo dovuti difendere in Tribunale da una violenta aggressione sul mercato realizzata tramite la confondibilità tra giornali e una vasta copiatura di notizie... Senza contare le denigrazioni. 


...e l'Ordine dei Giornalisti...  Anche l’Ordine dei Giornalisti del Lazio, dopo un nostro esposto parallelo ai fatti citati nell’articolo, si è espresso contro l’operato di Eraclito Corbi come già accaduto in altre occasioni nel recente passato. Il Consiglio di Disciplina Territoriale dei Giornalisti del Lazio, riunitosi in data 24 Giugno 2015, si esprime così: “Considerato che (...) il Primo Collegio non ha da Lei (inteso Eraclito Corbi, ndr) ricevuto nei termini previsti documenti e memorie difensive a sua discolpa sui fatti contestati; in quanto incolpato non si è presentato all’audizione fissata per il 24 Giugno 2015, il Primo Collegio all’unanimità dei componenti giudica sufficienti gli elementi acquisiti per procedere in contumacia comminandole la sanzione disciplinare di mesi 3 di sospensione per avere la sua condotta compromesso la dignità della professione.” Come già spiegato i commenti preferiamo evitarli, lasciando a Voi la libertà di trarre le conclusioni. Grazie per l’attenzione e per il sostegno.