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"La ghianda è una ciliegia". La seconda guerra mondiale attraverso la voce dei sardi

Giacomo Mameli racconta senza retorica storie di guerra, di persone e di esperienze di vita



La copertina del libroE’ stato presentato presso la Sala del Refettorio della Camera dei Deputati in Roma, il libro di Giacomo Mameli “La ghianda è una ciliegia”. L’opera è una raccolta di testimonianze e racconti di soldati, appresi dalla viva voce degli stessi ora centenari, che hanno combattuto nella seconda guerra mondiale: si passa così dalla storia dei militari che hanno festeggiato al fronte la festa del Santo del paese con il vino ghiacciato della borraccia a tracolla, fino ai ricordi di Zio Vittorio Palmas, ispiratore del libro, che racconta di come pesando più di 35 chili riuscì a salvarsi da morte certa dal Campo di concentramento di Bergen-Belsen. Secondo la logica nazista, infatti, chi fosse pesato meno di quella cifra, sarebbe stato condotto ora al muro per essere fucilato, ora alle camere a gas per incontrare la morte, e così la voce di Zio Vittorio racconta come “sia vivo per due chili, 37 per la precisione contro i 35 che significavano morte certa”.

Alla presentazione è intervenuto anche il Professor Guido Melis de La Sapienza di Roma che ha parlato di un “libro emozionante e attento ai fatti della quotidianità. Si ritrovano nel libro quei Contos de Foghile, i racconti del focolare – continua il docente di Storia delle Istituzioni – che mancano nel periodo fascista perché si era tornati sconfitti dalla guerra. Una guerra voluta da altri, combattuta sotto gli ordini tedeschi. Con questo libro Mameli ha dunque compiuto una operazione basilare per la storiografia, grazie al recupero della memoria perduta attraverso la voce dei centenari di Perdasdefogu e il racconto che ne deriva si frammenta fra tipicità umane differenti con il tema centrale della condanna della guerra”.

A chiudere la serata il discorso del Professor Luca Serianni, docente di Storia della Lingua Italiana, che ha sottolineato come il libro “si inserisce nel campo delle lettere dal fronte che però non assurgono, a differenza dello stesso, al campo di interesse letterario. L’opera invece si caratterizza per l’assenza di  retorica che porta a considerare vera la citazione che dà il titolo al libro per la quale in tempo di fame anche la ghianda è una ciliegia”.

Il libro del Mameli necessita di una attenta analisi da parte del lettore che non si deve limitare esclusivamente al racconto dei soldati tornati dal fronte, ma che anzi deve fare attenzione al leitmotiv della stessa opera, quella condanna della guerra che emerge chiara dalle parole dei testimoni, che racconta attraverso la voce di uno di loro di come “la sera mi sento male quando guardo la televisione. Dopo quanto accaduto, ancora guerra”.