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La Lazio vince la Coppa Italia, cala il buio sulla Roma

Come nel derby di campionato Oikonomidis firma la doppietta che vale la conquista della Tim Cup. Guerrieri grande protagonista, vanificati gli attacchi giallorossi



L'esultanza di Oikonomidis dopo il gol del vantaggio foto©GazzettaRegionaleMARCATORI 6'pt e 41'pt Oikonomidis

LAZIO Guerrieri, Pollace, Seck, Pace (40'st Rokavec), Mattia, Prce, Palombi (11'st Rossi), Verkaj (24'st Condemi), Tounkara, Murgia, Oikonomidis PANCHINA De Angelis, Manoni, Germoni, Rokavec, Quaglia, Capuano, Milani, Pasqualoni, Dovidio, Cotticelli ALLENATORE Inzaghi

ROMA Marchegiani, Paolelli (43'st Soleri), Sammartino, Calabesi, Capradossi, Machin, Ferri (19's Di Mariano), Pellegrini, Sanabria, D'Urso (10'st Vestenicky), Verde PANCHINA Pop, Anocic, Marchizza, Vasco, Ndoj, Di Livio, Ciavattini, De Santis, Njiki ALLENATORE De Rossi

ARBITRO Rapuano di Rimini

ASSISTENTI Cecconi di Empoli e Raspollini di Livorno

NOTE Espulso Soleri (R) a fine partita. Ammoniti Pellegrini, Tounkara, D’Urso, Condemi, Prce Angoli 3-5 Recupero 1’pt e 5’st


Il primo come il ventisei maggio. I giovani come i più grandi. Passano gli anni, cambiano i protagonisti e i documenti d’identità, ma la storia resta la stessa. La Lazio s’impone nel derby di ritorno sui cugini giallorossi, conquistando per la seconda volta consecutiva la Primavera Tim Cup. Un successo meritato alla luce di quanto fatto vedere nei secondi 90’ di questa doppia finale di stampo tutto capitolino. Due reti di Oikonomidis, come nel derby di ritorno in campionato, sono bastate a ribaltare il vantaggio conquistato dai giallorossi una settimana fa, un margine minimo che non dava alla Roma le giuste garanzie. Eppure l’undici di De Rossi ha subìto fin dai primi minuti la rabbia e la voracità di una Lazio determinata, entrata in campo per cambiare immediatamente il cammino intrapreso dalla Primavera Tim Cup. Così è stato. Trascinata da un Oikonomidis spietato, capace di farsi trovare pronto in fase realizzativa e di destreggiarsi con rapidità tra le maglie giallorosse. L’esterno australiano ha prima finalizzato una bella verticalizzazione di Palombi dopo appena sei minuti e poi chiuso i conti a poche battute dalla fine del primo tempo, suggellando il raddoppio biancocelesti sfruttando un’altra disattenzione della difesa giallorossa, rea di aver lasciato l’attaccante tutto solo in area di rigore. 

La Roma dal canto suo non è mai riuscita a prendere il sopravvento sugli avversari, De Rossi nella ripresa ha provato a sbilanciarsi in avanti inserendo Vestenicky al posto di D’Urso (in seguito anche Soleri) e modificando l’impronta tattica della sua squadra, lasciando il consueto 4-3-3 per un più offensivo 4-2-3-1. Gli effetti però non si sono visti, tranne per qualche piccola eccezione. E nelle uniche vere occasione ottenute dalla Roma, in cattedra è salito un portiere vero, un portiere che possiede tutte le qualità per imporsi nel calcio dei grandi. Guerrieri non è solo il figlio della provvidenza, Guerrieri si è dimostrato ancor una volta una perla pregiata del vivaio biancoceleste e nel panorama calcistico italiano. La vittoria della Lazio però non è merito del singolo e delle sue individualità. La squadra di Inzaghi è riuscita a vincere grazie all’intenzione comune, all’organizzazione di gioco, al sacrificio e al cinismo posseduto. 

Lazio campione foto©GazzettaRegionaleCala il sipario sull’Olimpico come cala il buio in casa Roma. Vincere non significava solo conquistare un trofeo o imporsi in una stracittadina. Vincere significava vendicare (seppure con le dovute proporzioni) la sconfitta del 26 maggio. Se all’andata la prestazione giallorossa era comunque stata soddisfacente, stavolta De Rossi non è riuscito a preparare il giusto approccio alla partita: la disorganizzazione difensiva e la frenesia da rimonta hanno condizionato l’espressione del gioco giallorosso. Quando si affronta una finale, una partita come quella odierna, bisogna presentarsi in campo con la concentrazione rabbiosa che in questa stagione si è vista contro avversari come Bayern Monaco, Manchester City, Ajax. Oggi tutto questo è mancato. Oggi la Roma è caduta sotto i colpi della Lazio, implosa nella mancata capacità di cambiare il corso degli eventi. La squadra di Inzaghi è campione. La Primavera Tim Cup resta a tinte biancocelesti.