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La morsa di Renzi sul Sindaco Ignazio Marino

Lontana da una semplice tutela, la scelta del duo Gabrielli-Scozzese è l'ultimo passaggio di una relazione fra Sindaco e Primo Ministro sempre più complicata.



Il timbro del Governo che avrebbe dovuto commissariare il Comune di Roma è arrivato a metà. Sbiadito, con un rosso che sulla carta si colora più di sufficienza scarsa che di bocciatura, la prima parte del maxi provvedimento di tutela imposto da Matteo Renzi sul Sindaco ha risolto parte della querelle fra i due partendo dallo scioglimento del X Municipio - Ostia - per infiltrazioni criminali, leggasi mafia. Non si poteva sciogliere Roma tout court: il risultato avrebbe portato un ritorno di immagine - soprattutto quella fornita all'estero - che non ha di fatto consentito alla Capitale di Italia un commissariamento per mafia. Non solo. Perchè per come lo si voglia interpretare, il de profundis della Capitale - il riferimento all'ultimo episodio del funerale dei Casamonica va da sè - avrebbe avuto un riflesso negativo anche sul premier Matteo Renzi con un sillogismo Roma-Italia-Governo che avrebbe identificato parte del problema proprio a Palazzo Chigi. E allora meglio "commissariare il Sindaco invece di commissariare il Comune - come dice Alfio Marchini - con un pastrocchio che non fa altro che aumentare la confusione che già regna sovrana a Roma".Il Sindaco Ignazio Marino (C) Gazzetta Regionale

Giubileo e elezioni. Una scelta - quella di non commissariare Roma - dosata anche sul prossimo Giubileo della Misericordia stabilito da Papa Francesco. Un evento importante, con cifre da oltre 30 milioni di pellegrini - anche se si prevede che molti di questi saranno turisti giornalieri - che potrebbe cambiare il volto della città ancora una volta - nel 2000 l'allora Sindaco Rutelli riuscì a recuperare parte dei fondi per avviare il progetto Auditorium - e allora meglio non sciogliere il Comune. Meglio ancora dare un'ampia gamma di poteri al Prefetto Gabrielli che - secondo quanto scritto oggi da Maria Teresa Meli - potrebbe essere il volto del dopo Marino a targa PD. Anche perchè con gli occhi degli osservatori - esteri, ma soprattutto quello vaticani - puntati, un eventuale dèfaillance dell'organizzazione capitolina sull'evento incrinerebbe la credibilità di Renzi e la sua capacità di problem solver che si è costruito in due anni di governo. Meglio, infine, non andare alle elezioni in questo momento perchè i sondaggi danno favoriti i pentastellati di Vito - anche se il volto nuovo potrebbe essere quello di Stefàno - seguiti a stretto giro di corda dalla lista Marchini in una eventuale alleanza con il centrodestra moderato.

Il rientro della Scozzese. Così mentre il M5S con Luigi di Maio scrive che "i romani continuano a viaggiare su mezzi pubblici indegni e il buco di bilancio miliardario continua ad allargarsi. Roma si libera con la democrazia. Il Pd la teme. Noi no. Andiamo al voto e diamo una nuova opportunità alla Capitale", il leitmotiv dettato da Palazzo Chigi è quello di un "normale affiancamento", di una "tutela" che dovrebbe nelle intenzioni favorire il lavoro di Marino. Dovrebbe, perchè oltre alla scelta di Gabrielli il nome che di fatto esautora la volontà dirigenziale del Sindaco è il ritorno - dalla porta principale - dell'ex assessore Silvia Scozzese. Nominata commissario per il debito, renziana, Scozzese aveva lasciato la giunta Marino con una lettera nella quale aveva parlato di “affievolimento dell’azione riformatrice”, di “lavoro di squadra venuto meno” ma soprattutto di fori dubbi su scelte operate “al di fuori degli ambiti di tipicità e di correttezza degli atti amministrativi”. Ecco, nella lista dei tutor scelti da Renzi, nel nome della Scozzese si legge lo schiaffo più grave dato a Marino, con un prossimo futuro che salvo cambi di scenario al momento non identificabili, difficilmente vedrebbe la conferma del nome del medico Dem alla prossima turnata elettorale, datata - probabilmente - 2017. Con buona pace dello stesso che sebbene oggi si sia detto "soddisfatto" della scelta compiuta al CdM, ad inizio giugno si era lasciato andare ad un"così non resto" che forse oggi sa più di profezia che di semplice considerazione.