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La mossa di Marino: “Via Cda ATAC e Improta si dimetta”

Il Sindaco prova a far ripartire la Capitale iniziando dal trasporto pubblico. E in Campidoglio si scusa con i romani.



Ignazio Marino @ Gazzetta Regionale

“Insieme a Zingaretti abbiamo deciso che da oggi Comune, Regione, ATAC si impegneranno a cercare un partner industriale mantenendo la maggioranza pubblica dell'azienda. Abbiamo dato mandato all'azienda di scrivere un piano industriale vero e forte per indire la gara. In questo modo anticipiamo l'avvio di un processo nazionale che impone di non gestire più il servizio in house a partire dal 2019”. Parte da una mini rivoluzione dell’ATAC la prima mossa di Marino per il cambio di rotta auspicato – minacciato – da Renzi nella gestione della Capitale. Anche perché – continua il Sindaco – “l'unica alternativa era chiudere ATAC, portare i libri in tribunale e chiudere l'azienda mettendo a rischio lavoratori e servizio”. Tradotto: via i vertici dell’azienda – “ho deciso di cambiare il dando mandato a Micheli di allontanare i dirigenti responsabili delle inefficienze” – e inserimento nella struttura operativa del trasporto pubblico di un partner privato.  

Uno sforzo epocale. “La rivoluzione” pensata dal Sindaco per rilanciare la sua immagine, ma anche quella di una città finita sulle prime pagine del New York Times per il suo degrado, passa quindi per una operazione che tuttavia “chiede uno sforzo straordinario da parte di tutti. Faccio appello anche a tutti i cittadini che hanno mille ragioni per protestare. Il percorso non è rapido e immediato, non dico abbiate pazienza, ma facciamo insieme questo sforzo epocale”. E come scritto pochi giorni fa, il reset pensato da Marino, passa anche da un rimpasto di giunta che vede la prima richiesta di dimissioni nei confronti di Improta, attuale – ancora per poco – Assessore ai Trasporti e alla Mobilità. Ma l’imperativo del Sindaco – “formalizzi le dimissioni” - nasconde un atto di forza che per la prima volta lo riporta e legittima a pieno titolo sulla sedia più importante della Capitale quale uomo forte e di potere. Una svolta di cui Roma sente il bisogno nella speranza che non si traduca nell’ennesimo sogno di una notte di mezza estate.