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"La partita del diavolo": storia della più grande tragedia del calcio italiano

Roberto Renga e Chiara Bottini raccontano la finale dell’Heysel fra Liverpool e Juventus



Image titlePotrebbe essere il libro dell’estate, uno di quelli da leggere sulla spiaggia sotto l’ombrellone, ma sarebbe riduttivo, perché “La Partita del Diavolo” (Absolutely Free Editore, 14 euro) è molto di più. E’ la storia di qualcosa che con il calcio non ha nulla a che fare, ma che dal calcio nasce e dipende, un racconto che sebbene lo si voglia legare al destino di una sola tifoseria – quella della Juventus – in realtà incrocia i percorsi di una tragedia che riguarda tutta l’Italia. Questa storia di calcio, ma anche e soprattutto di vita, la raccontano – bene – Chiara Bottini e Roberto Renga che nelle 184 pagine che compongono il libro tracciano la storia – fantasiosa – di due eventuali protagonisti di quel giorno e del diavolo che da Belgrado avrebbe diretto il loro percorso.

Senta Renga apro citando parte della nota introduttiva che accompagna il libro “I più giovani non sanno, altri hanno dimenticato o fanno finta di dimenticare. Crediamo, invece, che tutti dovrebbero conoscere una tragedia italiana, non juventina, come pensano quelli che ogni domenica, senza rendersi conto, ne auspicano una rievocazione”. Iniziamo da qui, allora: come racconterebbe a un ragazzo, che all’epoca non era nato, i fatti dell’Heysel?
"L'Heysel, la più grande tragedia del calcio italiano. Trentanove persone a Bruxelles, in uno stadio vecchio e cadente, vennero travolte e uccise da teppisti inglesi. Ventinove vittime nostre, non juventine".

Scorrendo le pagine, resta difficile dare una definizione di appartenenza al libro. Il racconto che accompagna il lettore si divide infatti fra giallo, cronaca nera e romanzo di formazione in un unico e contiguo percorso. Come lo definirebbe Lei?
"In una parola? Romanzo, dove vita, amore, morte e violenza si rincorrono. Un modo per far conoscere l'Heysel a chi l'ignora. La Partita del Diavolo è stato scritto per questo".

C’è un passaggio del libro in cui uno dei due protagonisti racconta le sue esperienze allo stadio con il padre, da piccola. Cito: “Quando esplodeva una bomba carta mio padre mi copriva le orecchie e io ne restavo frastornata, ma ero con lui, era tutto un gioco e mi sentivo al sicuro, quindi ridevo anche se ero terrorizzata…”. Una immagine drammaticamente attuale se si pensa – fra le molte foto recenti - al derby di Torino.
"Le pagine scritte da Chiara Bottini. Bellissime, intense, direi. Ho avuto la fortuna di lavorare con una coautrice straordinaria e trascinante. Vero, quelle pagine sono più che mai attuali. Come il resto".

Senta Renga, a distanza di 30 anni da quella partita, ancora in molti si chiedono se continuare a giocare sia stata la scelta più corretta. Lei che idea si è fatto?
"Si doveva giocare. In caso contrario ci sarebbe stata la caccia all'uomo".

Era il 3 gennaio 2013 e in un tweet, dopo l’ennesimo episodio di violenza negli stadi – gli insulti razzisti a Boateng in Pro Patria vs Milan - Lei scriveva “Cori sull'Heysel, su Pessotto, su Paparelli e mille altri? Cori di razzisti? Striscioni offensivi? Ci si ferma e basta”.
"Certo, lo pensavo e lo penso. Stop. Ma in caso di vittime ed eventuali ritorsioni si va avanti, per limitare i danni".

Mi corregga se sbaglio. Lei a quella partita fra Liverpool e Juventus resta legato anche per un aneddoto che avrebbe dovuto vederla presente sugli spalti, rinunciando invece all’ultimo minuto.
"Verissimo. Ero accreditato per la finale, ma il manifesto mi bloccò. Mi parve di vedere sangue sopra il bianco e nero. Seguii la partita dalla Tv. Lavoravo a Paese Sera, allora".

Senta chiudiamo con un ricordo: all’interno del libro c’è una storia nella storia che si racchiude nella dedica iniziale a “Roberto Lorentini, che in una notte di campioni, morì tenendo la mano ad un ragazzo”.
"Roberto aveva trentuno anni ed era medico di Arezzo. Era salvo. Vide un bambino in difficoltà, si fermò per aiutarlo, venne ucciso. Solo medaglia d'argento. Un eroe, per me. Il libro è dedicato a lui"