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Categorie: Dilettanti - Giovanili

La rinascita di Ottavia, Deli e Braconi: "E' solo l'inizio"

Il nuovo campo proietta la società in una nuova dimensione: le dichiarazioni del presidente e del direttore generale



Il nuovo manto sintetico del Di Marco di OttaviaUn campo nuovo per una nuova speranza, un nuovo spirito, una nuova società. L’Ottavia rinasce con la realizzazione del nuovo manto in sintetico dell’Ivo Di Marco, lo storico campo di quartiere di via delle Canossiane. E’ un passo importante di una società che adesso mira a rilanciarsi, un’innovazione che porta nell'ambiente entusiasmo e desiderio di migliorarsi ancor di più. A capo della nuova dirigenza del club c’è il presidente Andrea Braconi, il quale traccia una panoramica della nuova dimensione dell’Ottavia.

Presidente, anno nuovo, Ottavia nuova?
“Direi di si, a cominciare dal campo, nuovo di zecca. E’ il sogno di 40 anni di attività, il coronamento di un percorso iniziato tanto tempo fa da persone che si sono impegnate per portare il calcio dove purtroppo non c’era niente. Arrivati a questo punto o si faceva un passo del genere o non si poteva andare avanti, soprattutto con i campi ‘vecchia maniera’. Abbiamo riunito tutte le forze possibili e finalmente ci siamo riusciti”.

Che cosa significa per l’Ottavia questo cambiamento?
“E’ un punto di partenza, non di arrivo. Ora si comincia a fare sul serio, non possiamo metterci a sedere pensando di essere arrivati: è un primo passo, non un traguardo”.

Un primo passo verso…?
“Verso un’ulteriore crescita. Se una società non cresce purtroppo muore, non c’è via di mezzo in un’attività. Al giorno d’oggi una società di calcio deve ragionare come un’azienda: il socialismo di 40 anni fa, in cui tutti i soci collaboravano e ciò era sufficiente per andare avanti, è una filosofia superata. Oggi è necessaria una struttura più importante ed organizzata. Vogliamo ottenere risultati, portivi e non, e soprattutto avere consensi”.

Il presidente Andrea Braconi, foto FacebookQual è stata la chiave per la svolta dopo tanti anni di progetti e parole?
“E’ stata fatta progressivamente una presa d’atto: senza questo campo si perdevano categorie ed i ragazzi non venivano a giocare volentieri ad Ottavia, anche se questo è un ottimo polo. Avere una Scuola Calcio numerosa che faccia da base a tutti gli altri i livelli, e poi un agonistica di buon livello e vincente, è fondamentale per fare programmazione. Voglio sottolineare che la Scuola Calcio quest’anno conferma il 90% degli iscritti della passata stagione, questo ci inorgoglisce perché è la prova del buon lavoro svolto. Programmare significa pensare in grande e con lungimiranza: questo per noi è il basamento su cui costruire ancora”.

Cosa è stato cambiato rispetto alla precedente gestione?
“Abbiamo voluto portare una struttura più organizzata. In tante società ci sono delle figure con molte competenze: ritengo necessaria una diversa strutturazione, la presenza di un Consiglio Direttivo, la divisione dei compiti in base alla fascia di competenza. Tutto ciò consente che si possa lavorare bene, perché l’attività si sviluppa in maniera organizzata e funzionale”.

Con questo campo ora l’Ottavia può fare da punto di raccolta ancor più di quanto non lo facesse già?
“Assolutamente. Siamo in un punto di Roma dove, per tanti motivi, non c’è un affollamento di società come in altre zone. Siamo un punto facilmente raggiungibile dal GRA e dove non c’è tanta concorrenza, quindi Ottavia può veramente diventare un gran punto di riferimento”.

Anche perché le società di calcio hanno anche una funzione educativa e sociale per i ragazzi della zona.
“Certamente, questo aspetto è sempre al primo posto. Si dice che ‘il campione lo fa la natura’, ma quello che possiamo fare noi è prendere un ragazzo bravo e farlo rimanere tale. Come? Lo sport qui ad Ottavia si fa all’insegna di certi princìpi: il calcio è bellissimo e trasmette dei valori enormi, come il rispetto dell’avversario, del compagno di squadra, la solidarietà, l’aggregazione. Negli sport di squadra gioie e delusioni vengono condivise: vogliamo un centro sportivo con al primo posto l’aspetto educativo”.

Guardando al futuro, sia breve che lungo termine, che progetti ci sono?
“Adesso dobbiamo sicuramente iniziare a gestire dei numeri importanti, però non ci fermeremo a questo. Dobbiamo pensare di crescere: ho sempre ritenuto che la Scuola Calcio sia il pilastro fondamentale, poi però c’è tutto il resto . L’appetito vien mangiando: c’è apertura totale all’idea di sviluppare un impianto non esclusivamente dedicato al calcio. Abbiamo realizzato un campo, dove va coltivata la passione: è uno strumento imprescindibile e che ora è a disposizione per fare grandi cose. C’è uno spirito nuovo e tanto tanto entusiasmo”.

Il dg Tarquinio Deli con Danilo Cataldi, prodotto del vivaio dell'Ottavia, foto FacebookIl direttore generale del club di via delle Canossiane Tarquinio Deli espone invece nel dettaglio i passi di questa crescita, tra una riflessione sulle difficoltà incontrate ed una sulle nuove idee da sviluppare.

Direttore che portata ha attualmente l’Ottavia e come si sta muovendo sul territorio?
“Al momento contiamo circa 160-170 iscritti alla Scuola Calcio, ma vorrei sottolineare che si registra un incremento del 30% rispetto all’anno scorso e speriamo di chiudere alla soglia dei 200 iscritti, il nostro obiettivo. Riguardo alle idee cerchiamo sempre di andare oltre, questo è il nostro ruolo. Abbiamo già avviato i contatti, per esempio, con un centro di accoglienza sulla Cassia, in modo tale da coinvolgere ragazzi desiderosi nonché avere rapporti con assistenti sociali. La Scuola Calcio è importantissima, ne abbiamo scelto come Responsabile Luca Ferri, ex calciatore professionista il quale ci sta anche dando una mano con la Prima Squadra”.

Che obiettivi si pone la nuova Ottavia? E come sarà possibile raggiungerli?
“L’obiettivo sportivo è quello di raggiungere i risultati, per qual che concerne la Prima Squadra e le altre categoria che giocano a livello Provinciale. Per quanto riguarda altri aspetti c’è solo da lavorare tanto: le società non sono entità astratte, bensì composte dalle persone. Più persone competenti ci sono, più la società cresce in fretta. Abbiamo realizzato grandi cose in pochissimo tempo, quando tutto sembrava già indirizzato in altro modo”.

Nell’ambiente dilettantistico e giovanile odierno, quanto è difficile ‘fare calcio’ o dare vita ad un progetto innovativo?
“Limitatamente al discorso della realizzazione di un nuovo campo, le difficoltà sono immense. Invece per quel che concerne il settore agonistico, allestire squadre è semplicissimo: l’importante è capire la competenza di determinate persone. Se si hanno collaboratori competenti nei diversi settori, allora si facilita il lavoro, perché ognuno svolge il proprio compito portandolo al termine nel modo giusto. Bisogna offrire un servizio: questa è un azienda di fatto, che vende un prodotto. E se tale prodotto ha le giuste componenti, allora i risultati arrivano”.