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Categorie: Dilettanti - Eccellenza

La storia di Simone Frasca: "Non mollo, lo devo a mio padre"

L'esterno d'attacco si racconta: Paolo Testa, le esperienze tra i prof, il gol alla Juve in amichevole, le delusioni e la rinascita all'Atletico Vescovio: "Non smetto di sognare"



Simone Frasca Foto © Gabriele PorcuTrovarsi nell'assurda situazione di essere dimenticato da tutti, nonostante un curriculum di tutto rispetto: vincere qualsiasi trofeo con le giovanili del Tor di Quinto, avere la fortuna di essere allenati da Paolo Testa, confrontarsi con il calcio professionistico con Villacidrese e Lecco, togliendosi anche la soddisfazione di segnare una rete alla Juventus in amichevole. Cadere e rialzarsi, non mollare mai il proprio sogno, grazie anche a un padre che ti supporta sempre, che fa sacrifici per aiutarti, cercando di sollevarti il morale di fronte alle tante porte sbattute in faccia. E' la storia di Simone Frasca, esterno offensivo classe 1992, quella che vi raccontiamo. Un ragazzo che è ripartito dal basso, dalla Promozione e da una squadra, l'Atletico Vescovio, che pratica dilettantismo vero e, ora che è salita per la prima volta nella sua storia in Eccellenza, sta mettendo in riga in questa prima fase di campionato tante avversarie che hanno speso fior di quattrini. Grazie anche ai gol, già sette in campionato, i biancorossi sono al sesto posto con sedici punti: non male. Un trampolino di lancio per Simone, perché il sogno può ancora diventare realtà…

Sei cresciuto nel Tor di Quinto e hai vinto tutto, grazie anche agli insegnamenti di Paolo Testa. Che importanza ha avuto nel tuo percorso?

“Per me è stato come uno zio, abbiamo passato pomeriggi interi fatti di allenamenti e partite a ridere e scherzare. E' venuto a mancare un mito: se gioco esterno d'attacco lo devo a lui, che ha creduto da subito nelle mie capacità”.

La tua prima esperienza tra i prof è stata con la Villacidrese in Sardegna.

“Non è facile andare lontano da casa, ero impaurito, ti ritrovi in un paesino. Sono stato aiutato dai compagni più grandi e mi sono ambientato bene. Ho collezionato 4 presenze in coppa e sei in campionato. E' stata un'esperienza che mi ha fatto crescere: certo, avrei potuto fare di più, mi sono divorato qualche gol facile...”.

Poi sei passato al Lecco, con il quale ti sei tolto la soddisfazione di segnare anche un gol in amichevole alla Juventus.

“Quel giorno mi sono svegliato alle sei di mattina, ero in prova e pensavo che avremmo affrontato la Primavera bianconera. Arrivo in macchina al campo con mio zio e vedo il pullman della Juve: era la prima squadra. L'allenatore mi mette in campo e riesco a segnare a Storari, una grandissima soddisfazione. Ho avuto poche occasioni, ma è stata un'altra esperienza che mi ha fatto crescere. Mi prendono ancora in giro per quel gol (ride, ndr)”.



Ti sei trovato ad un certo punto a non riuscire a trovare squadra.

“Dopo Lecco ho avuto un'esperienza a Morolo, dopo c'è stata la stagione ad Arezzo dove mi sono divertito tanto e c’era grande organizzazione, poi ho avuto pochissime richieste. Senza conoscenze è dura, avevo quasi deciso di mollare. Mio padre mi è stato vicino, mi ha spronato e se gioco ancora a calcio è merito suo. Ho fatto provini a destra e sinistra, e non è facile: arrivi in squadre già fatte e devi cercare di impressionare immediatamente, altrimenti ti scartano. Dopo Arezzo, ho avuto una piccola esperienza a Montecelio, ma non mi sono trovato bene. L'Atletico Vescovio in Promozione ha segnato la mia rinascita”.

Avete avuto una partenza non facilissima in Eccellenza, ma adesso la squadra sta impressionando tutti.

“E' una realtà incredibile se si pensa a quanto si spende in questa categoria. Abbiamo iniziato la preparazione tardi, con un tecnico nuovo e i problemi del campo. Anche per me è stato strano questo approccio, ma il gruppo ha messo grande sacrificio e stiamo stupendo tutti. Mister Galli sta lavorando tanto sulla testa di noi ragazzi e i frutti arrivano”.

Simone Frasca Foto © Gabriele PorcuTuo padre ha avuto un ruolo fondamentale come raccontavi poco fa.

“Mi vengono i brividi a pensare a lui, oggi leggeva il vostro articolo con le lacrime agli occhi. Solo noi sappiamo quanti chilometri abbiamo fatto per il calcio con la sua macchina. Partivamo col sorriso e spesso tornavamo amareggiati, per i no che arrivavano, spesso ingiusti. Avrebbe potuto dirmi di mollare, di dedicarmi ad altro e di abbandonare il mio sogno. Invece no, mi ha sempre spronato, anche quando avevo il morale a terra. E' sempre in tribuna, in silenzio, ed è obiettivo nei giudizi, cosa rara in un genitore”.

E dopo il rigore segnato domenica  al Fregene sei corso da lui.

“Pensava che l'avrei sbagliato: anche lui giocava a calcio, nel mio stesso ruolo, ci prendiamo in giro. Devo tutto a mio padre”.

Speri ancora di tornare tra i prof?

“Io non mi voglio fermare, il calcio è la mia passione. Voglio togliermi qualche sassolino, spero che il Vescovio possa essere un nuovo trampolino di lancio”.

In cosa devi migliorare?

“Forse nel carattere, sono troppo buono sia in campo che fuori. Se non sono riuscito a sfondare in passato è stata colpa mia. Ora, però, penso al presente”.

I ricordi più belli legati al calcio?

“L'esperienza nelle giovanili con il Tor di Quinto di Paolo Testa, periodo in cui mi sono sentito forte sia dentro che fuori. Poi le tante amicizie vere che ho creato grazie al calcio, oltre al gol alla Juve (ride, ndr)”.

Simone FrascaCosa pensi dell'attuale regola sugli under obbligatori?

“E' uno dei motivi per cui ho avuto difficoltà a trovare squadra, sono un '92 e sono considerato già vecchio. Va diminuito a tre giocatori anche in Eccellenza. Secondo me tanti ragazzi dopo la Juniores non sono pronti, come non lo ero io quando sono salito in Lega Pro”.

Il calciatore più forte con cui hai giocato?

"Ce ne sono tanti, ma faccio il nome del mio migliore amico, Luca Antei. Ha avuto un po' di sfortuna dal punto di vista fisico, ma ha coronato il suo sogno di sbarcare in Serie A. Anche lui mi ha dato tanta forza e detto di non mollare mai”.

Vivi un grandissimo momento di forma.

“Devo ringraziare l'Atletico Vescovio per avermi dato l’opportunità di poter dimostare di non essere scarso. E, potete scommetterci, voglio crescere ancora... Non arriverò in A, ma non voglio smettere di sognare”.