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Lazio a caccia del Triplete, manca l’ultimo tassello: la vendetta

Dopo Supercoppa e Tim Cup, i biancocelesti saranno in campo domani contro il Torino nella finale che mette in palio lo scudetto. Tra i granata tante vecchie conoscenze del calcio capitolino



L'esultanza della Lazio dopo il successo in semifinale con la Roma foto©sslazio.itL’ultimo tassello. Il chiodo che fissa il quadro, che può essere bello quanto vuoi ma se lo guardi storto perde tutto il suo fascino. Il cammino è stato meraviglioso, avvolto in un alone di mistero, mischiato tra fascino e timore. La Lazio ha vissuto una stagione a carte coperte, senza mai mostrare realmente le sue qualità, camminando sull’orlo del precipizio con infallibile equilibrio. E’ sempre stata ad un passo dalla disfatta, salvo poi riproporsi prepotentemente. Una ridondanza mistica di esiti ed eventi, conferme e smentite, consapevolezza e sgomento. Due sconfitte nelle prime tre partite di campionato, Napoli fuori e Bari tra le mura amiche, la Lazio che tentenna e non sembra più quella bella e vincente degli ultimi anni. Poi la Supercoppa e al primo appuntamento in cui si balla sul serio, i biancocelesti si fanno trovare pronti. Non eccellono, ma comunque portano a casa il risultato. In campionato c’è il Bari a rompere le uova nel paniere di Simone Inzaghi. Roma e pugliesi corrono, la Lazio pure, ma non ha mai lo sprint per prendersi la vetta. Il derby di ritorno è un capolavoro, a Trigoria non c’è storia ed è solo l’inizio per l’incubo di Alberto De Rossi, di cui i biancocelesti saranno i grandi artefici. Nelle partite chiave i ragazzi di Inzaghi non falliscono mai, magari non brillano, magari prima sbagliano, ma alla fine arrivano sempre a dama. La finale di Tim Cup ne è l’ennesima riprova. All’andata vince la Roma, al ritorno non si discute e tutti sanno come è andata a finire. Perfino in campionato la squadra di Inzaghi si complica il cammino da sola, quasi volesse strafare. Il pareggio subìto all’ultimo minuto contro l’Empoli, in un modo o nell’altro, condanna gli aquilotti ai play off. Tutto facile con la Sampdoria di Enrico Chiesa, mentre con il Palermo è la lotteria dei rigori a decretare il passaggio alla final eight; ancora una volta la Lazio arriva ad un passo dal tracollo, prima di risorgere improvvisamente. Anche in Liguria il leit motiv è lo stesso e a cavare i ragni dal buco è Alessandro Rossi: il talento decide ai supplementari sia il quarto di finale con l’Inter, sia la semifinale con i cugini giallorossi. Storia recente, che dimostra ancora una volta come il cammino biancoceleste sia sempre stato borderline.


Rossi e Oikonomidis, l'assenza dell'australiano ha dato più spazio all'attaccante classe '97, decisivo con due reti pesantissimeLa vendetta. Il Torino è quasi un segno del destino. Il passato che ritorna, gli incubi che riaffiorano con le stesse vesti. Un anno fa fu proprio la formazione granata a distruggere i sogni biancocelesti ad un passo dalla finale scudetto. I ragazzi di Inzaghi persero una semifinale bellissima contro la squadra di Longo, capace di imporsi nei tempi supplementari dopo il 3-3 al novantesimo. Decisivo Morra, l’attaccante classe ’95 che ha firmato con una tripletta la sfida di sabato scorso contro la Fiorentina. Ecco, il destino ha servito un assist perfetto a Simone Inzaghi. Riproporre la stessa sfida, ma in finale, un’occasione perfetta ad un anno di distanza per servire su un piatto d’argento la propria vendetta.


Vecchie conoscenze. Attenzione, il Torino è cambiato molto rispetto alla scorsa stagione. Longo è ripartito con un gruppo quasi rigenerato, poche fondamenta e una squadra che nei mesi ha preso sempre maggiore consapevolezza. Tra i ragazzi agli ordini del tecnico piemontese ci sono diversi giocatori che hanno mosso i primi passi nella Capitale. Storie interessanti, incredibili. Valerio Mantovani nel 2013 viene svincolato dalla Roma, nel gruppo dei ’96 non c’è posto per lui. Sull’ex Atletico 2000 però si posano gli occhi del Torino, che in poco tempo lo porta a giocare al nord. La consacrazione arriva in questa stagione, il difensore accumula minutaggio e presenze convincenti, qualche gol, soprattutto al Torneo di Viareggio, e infine la convocazione di Alessandro Pane per lo stage della Nazionale U19. Mantovani non è l’unico, con lui ci sono altri ragazzi romani. Come il terzino Giacomo Montefalcone. Cresciuto nel Savio, passa alla Roma dove però viene svincolato nella passata stagione. Il Torino è di nuovo alla finestra e il rinforzo per Moreno Longo  è messo al sicuro. Altro ex giallorosso è Francesco Serafino, la sua storia è la più affascinante, arrivato a gennaio ma con diverse difficoltà di tesseramento, è stato aggregato al gruppo della Berretti. Va menzionato solo perché anche lui è un ex talento giallorosso fino al Torino, dopo essere andato a giocare in Argentina (Argentinos e Boca Juniors) per seguire gli impegni lavorativi del padre. Chiudono il cerchio granata altri tre ragazzi cresciuti tra le vie della capitale: Kevin Bonifazi, Federico Proia e Simone Monni (da febbraio in prestito al Pescara ed inseguito a lungo anche dalla Juventus). Prelevati in blocco dal Siena nella scorsa estate, i tre ragazzi appartengono alla famigerata classe ’96 della Tor Tre Teste, con cui hanno vinto un titolo regionale e sfiorato lo scudetto (la squadra uscì alla final six per un incredibile errore, superando il numero di sostituzioni consentite). 


foto©LegaSerieA.itArbitro e info biglietti. A dirigere la finalissima domani alle ore 18.00 sarà Antonio Di Martino della sezione arbitrale di Teramo, il fischietto sarà coadiuvato dagli assistenti Oreste Muto e Giovanni Baccini, e dal Quarto Uomo Fabio Piscopo. Per quanto riguarda i prezzi dei biglietti per la tribuna servono 15 euro, 10 euro invece per Distini, Gradinata Sud (riservata ai sostenitori della Lazio) e gradinata Nord (riservata ai supporter granata)