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Categorie: Giovanili - Giovanissimi

Le rivelazioni in panchina: scopriamo chi muove i fili...

Come secondo appuntamento del nostro speciale, proponiamo una panoramica su alcuni tecnici della categoria



In queste prime quindici giornate abbiamo visto molta, ma molta qualità in campo: non c’è stato certo da annoiarsi, abbiamo potuto ammirare squadre che giocano bene, e tanta tecnica individuale. Il fatto è che ci si concentra spesso e volentieri sugli interpreti in campo, dimenticando chi organizza il lavoro settimanale e chi in panchina la domenica non fa che dare indicazioni per far rendere al massimo la propria squadra. Il secondo appuntamento del nostro speciale ‘Al Giro di Boa’ è dedicato dunque a quei tecnici che stanno rendendo i propri collettivi protagonisti di un’annata memorabile.

Ciancolini, Viterbese ©Paolo LoriNon possiamo esimerci dal cominciare dalla Viterbese Castrense di Giancluca Ciancolini che tanto ha sorpreso. L’allenatore dei gialloblu ha avuto il grandissimo merito di creare una consapevolezza all’interno del gruppo, una presa di coscienza nei propri mezzi che ha fatto rendere questa squadra come nessuno si aspettava. In campo la Viterbese non fa calcio-champagne, ma è concreta, fisica, sempre presente, e raramente fallisce le occasioni che le capitano. Il tecnico fa giocare i suoi ragazzi in maniera offensiva, mantenedoli allo stesso tempo umili ed attenti: componenti che non potevano non portare a buoni risultati.

Mussoni, Ostiamare ©Laura Del GobboUna seconda analisi la merita di diritto Alessandro Mussoni. La sua Ostiamare ha fatto un cambiamento enorme rispetto allo scorso anno: qualche acquisto mirato e tante indicazioni tattiche in più da parte del tecnico, hanno permesso ai viola di fare una stagione di altissimo profilo. L’allenatore è riuscito ad instillare nella squadra una mentalità vincente, che è emersa quest’anno soprattutto negli scontri diretti. La squadra è meno spettacolare della scorsa stagione, ma il miglioramento dal punto di vista della personalità è lampante, e l’artefice è solo uno: quest’Ostia può sognare in grande.

Schiavi, Tor di Quinto ©FacebookNel secondo raggruppamento una compagine che ha seguito lo stesso mutamento dell’Ostiamare è il Tor di Quinto, e non a caso queste due formazioni si sono contese la finale del Memorial Bini. Nella passata stagione il club di via del Baiardo aveva già mostrato gran potenziale, ma la discontinuità e qualche errore di troppo gli erano costati le Finali in favore del Frosinone. Tutta un’altra storia quest’anno: costanza, forza fisica, attenzione tattica. Il tecnico Daniel Schiavi è riuscito a modellare una formazione completa, ed aggiungendo un paio d’intuizioni notevoli (una su tutte l’arretramento di Maxim) ha fatto esplodere il potenziale del gruppo, che infatti si è aggiudicato i due scontri diretti con le dirette concorrenti.

Miccio, Vigor PercontiIn questa panoramica non va certo dimenticato Luigi Miccio e la sua Vigor Perconti: la formazione blaugrana è quella che è cambiata di più in corso d’opera. Alla guida della squadra di via di Grotte di Gregna c’è un perfezionista, un tecnico che cura ogni dettaglio in campo, ed i risultati sono tangibili: la disciplina tattica della Perconti è enorme, ed anche dal punto di vista della mentalità viene sbagliato raramente l’approccio alla partita. Ultimamente la squadra ha avuto un piccolo calo, ma sul lungo termine i margini di miglioramento del gruppo sono a dir poco ampi.

Un accenno lo meritano senza dubbio gli allenatori delle due capolista, Gianluca AlfonsiLuca Santucci: Tor Tre Teste e Lodigiani si sono confermate proponendo un calcio offensivo ed un’intesa notevole, corroborata da un biennio insieme e che non è mutata nonostante le molte cessioni che queste due squadre hanno fatto al professionismo. Infine anche i vari mister Franco dei Vigili Urbani, Sabatino del Racing Club, Ashour dell’Aurelio F.A. per l’incredibile serie di risultati utili consecutivi o Bartoli del Savio, perché gli azzurri giocano il miglior calcio corale della categoria. Insomma, questi Giovanissimi Elite non solo hanno molta qualità in campo, ma nella stessa misura la propongono in panchina.