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Categorie: Dilettanti - Promozione

Lepanto, Camillo: "Ognuno dovrà assumersi le sue responsabilità"

Il tecnico: "La rosa aveva alcune lacune strutturali"; il direttore sportivo Livio Rocconi: "Mi assumo la responsabilità delle mancanze della squadra"



Una stagione iniziata sotto le migliori prospettive, ma terminata con una cocente delusione. Può essere così riassunta l’annata della Lepanto Marino, iniziata con l’obiettivo di conquistare l’Eccellenza e conclusasi con un deludente quarto posto, che ha costretto i castellani fuori dalla zona playoff. Amareggiato è sicuramente il tecnico, Pasquale Camillo, che seppur per un breve periodo, ha provato ha riportare in alto la Lepanto, non riuscendo però a risollevare le sorti di una squadra che nel girone di ritorno ha visto via via scemare tutti gli obiettivi.    


Mister Camillo partiamo dalla partita con il Torrenova e dalla delusione che ne è scaturita. Forse nessuno si poteva immaginare un epilogo del genere. 

“Sinceramente neanche io mi sarei aspettato un finale di questo tipo. É stata una di quelle partite che nascono male e finiscono peggio. Una gara in cui abbiamo fallito due rigori, colpito pali, sbagliato occasioni clamorose. Avevo la sensazione che avremmo potuto giocare fino all’infinito senza riuscire a fare gol, perché comunque la squadra ha creato tantissimo, nonostante le assenze importanti che avevamo. Purtroppo è il finale di una stagione iniziata bene, Pasquale Camilloma che con il passare delle giornate è andata via via peggiorando. Nelle mie sette partite sembrava che qualcosa fosse cambiato, però alcuni problemi abbiamo continuato ad averli. Inoltre avevamo un calendario abbastanza complicato, con squadre da affrontare nel loro miglior momento. Al mio arrivo ho ereditato una squadra in grande difficoltà, che non vinceva da molto. I ragazzi erano moralmente a pezzi, anche dal punto di vista tecnico c’erano alcune cose che non andavano. Per me la squadra non era costruita con i giusti criteri”. 


In che senso mister? 

“Mi riferisco ad esempio al problema dell’attaccante. Una volta venuto a mancare Virli, per infortunio, noi non avevamo un vero e proprio sostituto. Ognuno dovrà prendersi le sue responsabilità. Io mi assumo le mie per il periodo in cui sono stato in panchina, alcuni dovranno assumersi le proprie per le restanti gare e anche il direttore sportivo dovrà fare altrettanto. Secondo me la nostra era una squadra composta da buoni giocatori, ma con troppi doppioni in alcuni settori del campo ed alcuni ruoli in cui c’erano delle mancanze palesi. Per esempio avevamo solamente due centrocampisti di ruolo, uno dei quali è Mastrandrea che, essendo un giovane di lega, si è rivelato insostituibile perché quando è mancato ho dovuto stravolgere la squadra. Infatti nella gara con il Torrenova, mancando Mastrandrea, ho dovuto schierare Marongiu, un difensore, a centrocampo ed utilizzare Macidonio in un ruolo non a lui congeniale. Questo deriva anche dal fatto che gli under che avevo in rosa erano tutti difensori e questo ti limita molto nelle scelte. Alla società c’è poco da dire, perché non c’è mai mancato nulla. Il presidente Bianchi è sempre stato presente e disponibile. É una persona che mette molta passione in quello che fa e io non posso rimproverargli nulla. Le lacune più importanti le abbiamo avute sotto il profilo squisitamente tecnico. Perché se non siamo arrivati all’obiettivo, è evidente che qualche problema c'è stato”. 


Com’è stato il rapporto con la società in questi due mesi di lavoro? 

“Un rapporto normale, anche perché in così poco tempo non si possono creare legami stretti e forti. É vero che ci conoscevamo da tempo, però parliamo di una conoscenza superficiale, con persone con cui avevo scambiato al massimo qualche parola. Con i giocatori invece ho creato un buon rapporto. Alcuni già li conoscevo, altri no, però con tutti ho creato un buon legame. Dopo la delusione di ieri ci siamo sentiti con i ragazzi e loro mi hanno manifestato la loro delusione per quello che era successo e anche il dispiacere nei miei confronti. Questo ovviamente mi gratifica dal punto di vista personale, perché vuol dire che, aldilà del discorso tecnico, sono riuscito a dare qualcosa a questi ragazzi sotto il profilo umano. Per me i giocatori si sono sempre comportati bene. Sono sempre stati disponibili, anche nella partita di ieri non hanno mai mollato. É facile prendersela con chi va in campo, con l’allenatore, ma la realtà è che quando una stagione non va, le colpe sono di tutti. Purtroppo è finita così e io sinceramente non voglio fare polemiche”. 


Pensa che le strade tra lei e la Lepanto siano destinate a separarsi?

“Non lo so. Certo è che io non corro dietro a nessuno. Se il presidente mi chiamerà, ci parlerò volentieri. Alla mia età, dopo tanti anni di carriera, sono riuscito a togliermi diverse soddisfazioni e non ho problemi a restare fermo. Certo qualora mi venisse proposto un progetto serio, io non mi tirerei indietro. Perché se devo allenare tanto per farlo, preferisco rimanere a casa”. 


Livio RocconiAnche il direttore sportivo, Livio Rocconi, non si tira indietro e si assume la responsabilità per il mancato raggiungimento dell’obiettivo: “Alcune cose dette dal mister sono corrette. In alcuni casi c’è stata anche un po’ di sfortuna, però è vero che sono state sbagliate alcune valutazioni tecniche. Ci tengo a precisare che mi assumo la piena responsabilità di queste carenze dal punto strutturale della rosa. I presidenti Bianchi e Gargano hanno sempre fatto di tutto per portare la Lepanto in alto ed è certo che a loro non può essere rimproverato nulla. Se c’è un responsabile per le mancanze della rosa, quello sono solamente io”.