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Categorie: Dilettanti - Promozione

Lepanto Marino, parla Stefano Bianchi: "Deluso dai giocatori"

Riportiamo la prima parte dell'intervista, pubblicata sul nostro freepress, al presidente del club castellano. Domani la seconda e ultima puntata



Stefano Bianchi, presidente della Lepanto MarinoUn uomo che non ha peli sulla lingua e non le manda a dire. Un presidente che ha dato molto al mondo del calcio e che, nonostante una stagione non proprio felice, ha deciso di non mollare e di continuare a lottare per una squadra, la Lepanto, e per un paese, Marino, che vuole aiutare a rinascere in un periodo non particolarmente felice sotto il punto di vista politico ed amministrativo. Tutto questo è Stefano Bianchi, l’imprenditore che dalla scorso anno, insieme a Massimo Gargano, ha deciso di investire su questo importante progetto. Con il suo avvento il club ha puntato molto sulla costruzione di una prima squadra che potesse compiere lo storico salto in Eccellenza, ma per alcune vicissitudini questo non è avvenuto. Il presidente della Lepanto ha voluto dire quello che pensa sulla stagione appena trascorsa, senza usare mezzi termini ed analizzando tutto ciò che non ha funzionato. Non sono mancate le critiche verso un gruppo di giocatori che ha fortemente deluso il patron, soprattutto dal punto di vista umano. Bianchi ha voluto semplicemente dire la sua verità, con la forza e la tranquillità di colui che sa di aver fatto di tutto per far sì che il sogno Lepanto diventasse realtà e che ha ancora la voglia di combattere per questo.

Il motivo di una grande delusione La Lepanto Marino aveva senza dubbio tutte le qualità per fare un campionato di vertice e centrare un piazzamento nelle prime tre posizioni. Le cose però non sono andate per il verso giusto e Stefano Bianchi motiva così questa delusione: “Ad oggi ho solo un grande rimpianto, cioè che i ragazzi non mi abbiano dato retta. Riconosco di aver fatto molta pressione sulla squadra, ma l’ho fatto perché sapevo quanto fosse elevata la qualità della Lepanto Marino. É come quando hai una bella macchina di cui conosci le prestazioni e sai che un sorpasso lo puoi fare senza problemi. Purtroppo ad un certo punto sono successe alcune cose, ho notato determinati comportamenti che mi hanno infastidito. Nel momento più difficile, la squadra ha pensato di potersi liberare di mister Santececca e contestualmente di poter recuperare senza problemi i punti persi. Provo a spiegarmi meglio. La Lepanto arriva a dicembre prima in campionato, con 5 punti di vantaggio sul Città di Ciampino. Una squadra che in quel momento vinceva ovunque e che allo stesso tempo esprimeva un bel gioco. La Lepanto di Santececca era veramente bella da vedere, neanche il Città di Ciampino esprimeva una qualità di gioco così alta. In quel momento però il mister ha avuto un importante problema personale e forse ha perso leggermente lo smalto. Stefano Bianchi, con Livio Rocconi e Mario SantececcaParliamo di un allenatore di un altro pianeta, con un’esperienza enorme, un tecnico di cui ho sempre avuto e sempre avrò la massima stima. Lui aveva impostato, fin dal primo giorno, un rapporto particolare con i giocatori, facendo capire loro che non sarebbe mai stato un amico, ma una persona da rispettare e seguire. Forse a volte un po’ troppo professionale per una squadra di Promozione, ma i ragazzi sapevano benissimo la scelta che io avevo fatto e la dovevano rispettare”. In questo momento della stagione il giocattolo ha iniziato a frantumarsi, a causa di un gruppo di ragazzi che, a parere del presidente, non aveva i giusti requisiti dal punto di vista morale e umano: “Ad inizio stagione, prima di puntare su Santececca, parlai con i mister Vulpiani e Carletti, secondo i quali avrei dovuto stravolgere il gruppo che avevo precedentemente a Ciampino, in quanto li reputavano giocatori che in quel contesto non avevano più nulla da dare, calciatori che avevano bisogno di cambiare aria per tornare a dare il massimo. Io però ho pensato che cambiando contesto, andando a Marino, con nuove ambizioni e nuovi obiettivi, questi ragazzi potessero darmi ancora molto. Con questa piazza ho un rapporto particolare, in questo paese vivo e sono tanti anni che mi cercano per prendere la squadra del posto. Ovviamente questo peso l’ho un po’ trasferito sulla squadra, facendo sentire la pressione che questa decisione portava con sè. Di conseguenza scegliemmo, insieme al presidente Gargano e al ds Rocconi, di puntare sul gruppo storico del Ciampino, a cui aggiungere giocatori che reputavamo migliori per il progetto tattico di un allenatore di spessore come Santececca. La cosa che non mi riesco a spiegare è come una squadra che fa un girone d’andata di quel livello, possa fare l’esatto contrario nel girone di ritorno. É vero che solitamente la seconda parte del campionato è sempre più delicata, perché molte squadre iniziano a fare i conti con la classifica, costringendoti spesso a cambiare modo di giocare, ma noi avevamo la possibilità di farlo, soprattutto se consideriamo i ricambi della nostra rosa. Inoltre con molti di questi giocatori avevo un rapporto che durava da molto tempo, parliamo di ragazzi che mi avevano regalato molte soddisfazioni e che ero sicuro avrebbero continuato a darmi il massimo. Invece così non è stato. All’inizio del girone di ritorno, quando il mister ha riscontrato questo problema, non me la sono sentita di abbandonarlo, ma ho deciso di continuare a dargli fiducia. In quel momento i giocatori non gli hanno dato una mano, anzi quelle persone che non giocavano con grande frequenza hanno iniziato a mettergli i bastoni tra le ruote, rivoltandogli contro anche il resto dello spogliatoio. Erano convinti che, una volta riusciti mandar via Santececca, loro sarebbero stati in grado di ritornare sui livelli del girone d’andata. In quel momento ho parlato con i ragazzi, nel tentativo di spronarli a livello caratteriale e chiedendogli di non mollare e di dare il massimo, perché comunque a Marino non gli abbiamo mai fatto mancare nulla. Invece c’è stato un crollo. Non sono tanto arrabbiato per la tragicomica partita con il Torrenova, perché dovevamo arrivare a quella gara già sicuri dei playoff. Avevamo due risultati su tre a disposizione e siamo riusciti a perdere. Quel giorno l’unico che ha giocato con la giusta cattiveria, forse anche troppa in determinati momenti, è stato Luca Marongiu, Avessi avuto quel giorno quattro giocatori come lui la Lepanto non avrebbe mai perso. Oltretutto in quella gara abbiamo avuto due rigori a favore e i giocatori designati a calciarli non hanno avuto gli attributi di farlo, nonostante tutto quello che noi come società abbiamo investito su di loro”.  Fine prima parte