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"Love and Life", Marc Chagall al Chiostro del Bramante

Fino al 26 luglio è aperta l'esposizione: ancora pochi giorni per scoprire oltre 140 opere provenienti dalla collezione dell’Israel Museum di Gerusalemme



"Sopra Vitebsk"Marc e Bella "Ti sei gettato sulla tela che vibra sotto la tua mano. Intingi i pennelli. Il rosso, il blu, il bianco, il nero schizzano. Mi trascini nei fiotti di colore … Ti innalzi, ti stiri, voli fino al soffitto. La tua testa si rovescia all’indietro e fai girare la mia. Mi sfiori l’orecchio e mormori…" (tratto da “Come fiamma che brucia. Io, la mia vita e Marc Chagall”, B. Chagall) . 

A scrivere è  Bella Rosenfeld, moglie di Chagall che ne ha profondamente influenzato e alimentato l’ispirazione in un irripetibile connubio d’arte, tra tradizioni comuni e amore. Dopo la sua morte (1944) «tutto è divenuto tenebre», così l’artista arresta il momento in cui Bella è scomparsa, continuando il “viaggio” da solo fino al 1985.

La mostra La vita privata, dalla nativa cittadina russa di Vitebsk alla modernità di Parigi, costituisce la chiave di lettura dell’esposizione. Ancora pochi giorni (un invito per i ritardatari) per scoprire oltre 140 opere provenienti dalla collezione dell’Israel Museum di Gerusalemme che indagano la perizia e la linearità dello Chagall illustratore editoriale.  

Non c’è spazio per il colore, per il vivido colore ad olio. Gouaches, incisioni e chine richiedono al visitatore, dedizione e cura, descrivendo ora le favole di Jean de La Fontaine, ora  della Bibbia, tra le incredibili fattezza dei protagonisti delle “Anime Morte” di Nikolaj Gogol. Tra le opere presenti, spiccano “L’angelo caduto” (1924), la “Crocifissione” (1944), “Gli amanti” (1937) uno dei tre oli presenti; “Coppia di amanti e fiori” e “Coppia di amanti con gallo”, litografie rispettivamente del 1949 e del 1951. 

Nella penultima sala, infine, si nascondono due autoritratti, “Autoritratto con sorriso” e “Autoritratto con smorfia”, (acqueforti del 1924-25) che disvelano la grandezza, la vanità e l’autoironia dell’artista che, quasi beffardo congeda il visitatore, forse ancora fiducioso di saziare l’animo e di rincuorarsi con i contrasti di colori accesi dello Chagall più noto e amato.