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Categorie: Lega Pro - Nazionali

Lupa, Amelia perplesso sulla composizione dei gironi

Il presidente onorario commenta così l'inserimento del club nel girone C: "A 33 anni ho scoperto che la geografia è diventata un’opinione"



Marco AmeliaLa composizione dei gironi di Lega Pro ha destato sorpresa e non poche perplessità in società, a partire dal presidente onorario Marco Amelia che commenta così la vicenda:“In tanti anni di calcio di cose strane ne ho viste parecchie, ma questa davvero mi mancava: a 33 anni ho scoperto che la geografia è diventata un’opinione. A detta di chi prende le decisioni, la composizione dei gironi è stata stabilita sulla base di un“criterio prettamente geografico”, con alcuni “correttivi legati a valutazioni logistiche e infrastrutturali”. La Lupa Castelli Romani gioca allo Stadio “Centro d’Italia” di Rieti, città tradizionalmente ritenuta il centro geografico d’Italia e per questo indicata come “Umbilicus Italiae”. Rieti, ombelico d’Italia. La logica, il buon senso e la stessa geografia fanno senza dubbio propendere per l’inserimento nel Girone B, quello del Centro Italia. E invece no. Perché? Perché, ad esempio, nel Girone B ci va una squadra che ha sede a Roma ma gioca ad Aprilia, provincia di Latina e che, a rigor di logica (e di geografia), sarebbe molto più comoda e raggiungibile per le formazioni del Girone C, tradizionalmente composto dalle squadre del Sud Italia, che arrivando in aereo atterrano a Fiumicino, distante una cinquantina di chilometri. Aeroporto di Fiumicino-Aprilia, circa 50 km.

Così non è, perché i famosi “correttivi legati a valutazioni logistiche e infrastrutturali”, sotto l’influsso di qualche forza misteriosa, spostano la logica e il buon senso in direzione opposta. La collocazione geografica di Rieti e Aprilia. Chi gioca ad Aprilia “viene inserito” nel Girone B, la Lupa Castelli Romani che gioca a Rieti “finisce” inspiegabilmente nel Girone C. Risultato? Le squadre del Sud dovranno arrivare a Fiumicino in aereo e poi sobbarcarsi oltre 110 chilometri di pullman, percorrendo tra l’altro più di 30 km di Grande Raccordo Anulare (auguri!) per poi prendere la Strada Statale 4 Via Salaria in direzione Rieti. Aeroporto di Fiumicino-Rieti, oltre 110 km (di cui oltre 30 sul Grande Raccordo Anulare). Non oso immaginare, poi, il viaggio di ritorno verso Fiumicino, quando la domenica pomeriggio i pullman delle squadre ospiti troveranno sulla stessa Salaria migliaia di romani che tornano in città dopo il weekend al Terminillo. Una scelta logisticamente abominevole. 

Questa situazione paradossale per le società crea un danno economico enorme dovuto all’aumento delle spese di trasferta e un mancato introito derivante da un minore afflusso (e quindi un minore incasso) di tifosi ospiti. Già, i tifosi. La parte lesa di questa vicenda, insieme alle società. Gli appassionati di calcio che dovranno rinunciare a seguire la loro squadra perché le trasferte iniziano a diventare troppo onerose cosa diranno? Cosa penseranno di un sistema che impone loro le regole, ma non le rispetta?

Per chi investe nel calcio con lungimiranza, facendo spesso sacrifici, per chi ci lavora con dedizione e impegno per portare professionalità in un calcio spesso schiavo dell’improvvisazione, per chi lo segue con interesse e passione nonostante mille scandali e difficoltà, queste sono cose che davvero fanno passare la voglia. Il calcio è uno sport, ma una società di calcio è un’azienda e come tale andrebbe gestita. Ma come è possibile rispettare un business plan, pianificare un budget, organizzare e strutturare una società, essere appetibili per gli sponsor e per gli investitori, se le istituzioni sportive che dovrebbero far rispettare le regole sono le prime a stravolgere la logica del sistema, ostacolando di fatto ogni possibilità di programmazione? La spiegazione spesso si trova rispondendo alla domanda “Cui prodest?“. Già, a chi porta vantaggi tutto ciò? Probabilmente a chi si muove dietro le quinte, a dispetto delle regole e del rispetto degli altri. 

Se questo è il calcio che predica la riduzione dei costi, degli sprechi, degli organici per investire sugli impianti sportivi e sui settori giovanili, beh, forse è il caso di rivedere qualche cosa perché questo in prospettiva è un sistema fallimentare“. Parole chiare, inequivocabili e basate su dati oggettivi, che qualsiasi persona di buon senso non può che condividere, per il bene di questo sport e dell’intero movimento calcistico italiano.