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Mafia Capitale, Buzzi: "Se io non mi occupo delle cose il mio posto viene preso sicuramente da qualcun altro"

Nell'interrogatorio in carcere, l'ex numero uno delle coop romane parla e attacca la classe politica romana. Zingaretti: "E' una macchina del fango"



Sembra il capovolgimento degli eventi, con gli eroi che diventano antagonisti e i corruttori di ieri che diventano vittime di un sistema che altrimenti li avrebbe inghiottiti e sepolti nel buio di qualche dimenticatoio. E potrebbe esserci qualche nota di verità nelle parole di Salvatore Buzzi che a fine giugno ha parlato per la prima volta ai Pm che ne hanno disposto l’arresto e la custodia in carcere in Sardegna. Buzzi parla e racconta di un mondo – quello di “sopra” per parafrasare una nota espressione dell’inchiesta “Mondo di Mezzo” – in cui la classe dirigente – quella politica, ma non solo – metteva in moto gli ingranaggi della burocrazia solo dopo essere stata pagata. 

Salvatore Buzzi intercettato dal Ros dei Carabinieri

I vuoti si riempiono. Buzzi parla per ore in almeno due incontri avuti con il Procuratore aggiunto Michele Prestipino e del sostituto Paolo Ielo e mette in essere una strategia difensiva che racconta il sistema Roma. Perché se nella città si vuole portare avanti un progetto bisogna necessariamente pagare un quantum anche se – Buzzi lo precisa a più riprese - molte di queste cose gli sono state raccontate da Luca Odevaine che, però, nell'ingranaggio politico romano era perno e meccanismo partecipante. Così in questo scenario di vissuto e raccontato, l’ex numero uno della cooperativa 29 giugno, traccia in primo luogo il percorso della corruzione nella Capitale: “Con Alemanno comandavano gli Assessori, con Marino i Dirigenti dei dipartimenti. Nell’anomalia del Comune di Roma i 78 milioni di euro con Marino li decisero in maniera vaga addirittura senza appalto, quindi c’abbiamo questi meccanismi, capito? Cioè io le vorrei dire unacosa che sembra banale: i vuoti si riempiono, quindi se io non mi occupo dellecose il mio posto viene preso sicuramente da qualcun altro, quindi qual era ilnostro problema quotidiano tutti i giorni? Era sbattersi tra la politica e trai dirigenti, passà sui corridoi, assumere persone”. 

Le accuse contro Zingaretti. Le accuse di Buzzi, questa volta, si rivolgono con maggiore attenzione verso il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti con riferimenti che puntano in primo luogo alla gara che riguardava l'acquisto del servizio Cup (Centro Unico Prenotazione) delle Asl, sospesa dal numero uno di via della Pisana dopo i fatti di Mafia Capitale: “La gara era in quattro lotti. Tre andavano alla maggioranza e una all'opposizione. Era l'accordo che Storace aveva fatto con Zingaretti. Poi, al posto di Storace, noi mettiamo in pista Gramazio e Zingaretti dice: “Non ti preoccupare, fai questa cosa con Venafro, ci penso io con lui”. Una torta da un miliardo di euro di cui – secondo Buzzi - tutti volevano una fetta. 

La replica. La risposta di Nicola Zingaretti alle accuse di Buzzi non si è fatta attendere ed è arrivata a stretto giro di corda: “Non posso più accettare di essere vittima della macchina del fango messa in moto da Buzzi. Non posso più accettare menzogne e bugie che tentano di delegittimarmi pubblicamente. Ne va del mio nome, della mia onorabilità e soprattutto dell'enorme lavoro di pulizia, trasparenza e buon governo che in meno di tre anni siamo riusciti a realizzare alla Regione Lazio. E che forse dà fastidio a molti”. Certo, Buzzi si esprime da accusato e come tale ha la legittimità di accusare e rilanciare il pacchetto di imputazioni in campo avversario. Lo precisa anche il Prefetto Gabrielli che spiega come: “Parliamo di valutazioni che la Procura non necessariamente prenderà in considerazione e che porterà all'attenzione di un giudice. Sono le parole dette da una persona che non è nella condizione di libertà, che si difende e che difendendosi immagina di fare percorsi di un certo tipo”. E in questo percorso – immaginario o meno si capirà in fase processuale -la ragnatela di coinvolti si continua ad allargare e ora a fare paura sono le dichiarazioni di Luca Odevaine sulle quali – per l’importanza delle stesse – è stato posto momentaneamente il vincolo di segretezza.