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Mafia Capitale, possibile il commissariamento per mafia di Roma

Il Prefetto Gabrielli ha tempo fino al 30 luglio per la decisione. Fibrillazioni in sala Giulio Cesare: si rischia il ribaltone e le elezioni anticipate.



Torna lo spettro dello scioglimento del Comune di Roma per mafia. Se il rischio si era corso già lo scorso dicembre con la prima parte dell’inchiesta “Mondo di Mezzo” ora per il Comune di Roma la possibilità di essere commissariato si fa ancora più concreta. Perché la seconda tranche dell’inchiesta coordinata dal Gip Flavia Costantini arriva a meno di due settimane dalla conclusione del lavoro degli ispettori prefettizi, che entro il 15 di giugno devono raccogliere tutti gli elementi per la decisione finale sul redde rationem cittadino. “Avrò tempo per la decisione fino al 30 luglio” aveva spiegato il neo Prefetto Gabrielli all’indomani dell’inizio del suo mandato capitolino. Di certo ora il mese estivo nella Capitale sarà caldo non solo per il clima già afoso di giugno, ma anche e soprattutto perché ora l’amministrazione rischia davvero di saltare.

  


Mancano i numeri? Anche perché con i nuovi arresti arrivano – immancabili – i nuovi “dicunt” del Campidoglio che si traducono dal politichese capitolino in una probabile – e quanto mai oggi verosimile – mancanza di numeri che potrebbe portare al ribaltone e alle conseguenti dimissioni della giunta romana, ivi compreso il Sindaco Marino. Una ridda di voci che soffia soprattutto all’interno del Pd dove fra commissariamenti, liste di proscrizione ed impresentabili la resa dei conti si fa sempre più vicina. Anche perché lontane dall’essersi sopite, le divisioni nel gruppo dem romano sono ancora vive: così, oggi, le parole di poche settimane fa di Fabrizio Barca risuonano con maggiore eco nei corridoi del centrosinistra. “Un partito – diceva Barca - non solo cattivo, ma pericoloso e dannoso" nel quale si "lavora per gli eletti" e soprattutto "senza alcuna capacità di raggruppare e rappresentare la società del proprio quartiere". C’è poi la questione dell’arresto di Massimo Caprari, capogruppo del Centro Democratico e consigliere comunale in area Marino e quella del gruppo Sel, che fra gli attacchi a Gemma Azuni e al Vicesindaco Nieri ha più volte mostrato la propria insofferenza verso una alleanza di governo con il Pd. E se Sparta piange, Atene non ride. Così anche nel centrodestra i nuovi arresti di Gramazio e Tredicine stanno creando un subbuglio solo in parte sopito dalla richiesta di nuove elezioni invocate – fra gli altri – da Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia.  

Andiamo avanti. Poco fa Marino ha tuttavia tenuto a precisare che dal suo canto non intende dimettersi: “Dimissioni? Continuiamo in questo modo. Stiamo cambiando tutto, andiamo avanti”. Eppure all’interno della maggioranza l’ipotesi di sciogliere la giunta e di tornare alle urne si fa pressante. Anche perché il nocciolo della querelle resta quello per il quale con l’entrante Giubileo e la candidatura di Roma alle Olimpiadi 2024, in pochi si mostrano pronti a farsi carico di una nomina che comporterebbe più oneri che onori. Soprattutto perché ora all’interno delle stanze dell’Aula Giulio Cesare i volti si scrutano cercando risposte e il garantismo lascia spazio ai sospetti reciproci.  

“Questi consiglieri devono stare ai nostri ordini”. Perché l’assoggettamento dei politici comunali al sistema creato con il “Mondo di Mezzo” viene sottolineato - e in qualche modo rivendicato - dallo stesso Salvatore Buzzi in una intercettazione audio in cui usa termini come “ma questi consiglieri comunali devono sta ai nostri ordini …. faccio come …(inc)… (ride, ndr) … ma perché io devo sta agli ordini tuoi …. te pago … ma va a fanculo ….  però a questi quando me riesce a fa’ firma’ la … (inc) guarda … dice ma se rispetti accordi? .. e non rispetti accordi tu lo sai chi so io (inc)? te ricordi da dove vengo?… io so’ sincero … io rispetto gli accordi ma non dovessi rispettarlo tu…”. Il Sindaco Ignazio Marino però precisa che il malaffare è ormai un aspetto “della politica del passato” aggiungendo infine: "Sono estremamente orgoglioso e felice del lavoro del procuratore Pignatone che, dal suo punto di vista e per la sua area di lavoro, sta svolgendo lo stesso tipo di compito che noi stiamo facendo dal punto di vista amministrativo". Ma fra nuovi arresti e intercettazioni ora la possibilità di nuove elezioni al più tardi nel 2016 si fa sempre più concreta.