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#MafiaRoma, lettera minatoria per Gaetano Pascale: “Questo è l’ultimo avviso”

Minacce ed intimidazioni per l’ex ispettore della Mobile che continua a denunciare i risvolti criminali della malavita romana



Una foto, una croce nera e una frase a chiudere una lettera fatta di minacce ed intimidazioni: “Questo è l’ultimo avviso”. Se l’inchiesta “Mafia Capitale” fosse un romanzo – ma non lo è – a questo punto del libro, il lettore, dopo avere imparato a conoscere le sembianze, i gesti e le espressioni dei criminali, incontrerebbe uno dei protagonisti dell’altro lato della trama. Ecco, nella nostra storia, il detective, ha il volto di Gaetano Pascale, un poliziotto della Squadra Mobile di Roma – ex ispettore per la precisione – che già nel 2003 aveva messo le mani sulla mafia di Ostia, con connessioni che portavano lontano fino alle inchieste di questi giorni.

La lettera inviata a Gaetano PascaleDi mafia a Roma non si doveva parlare. Tutto parte dall’omicidio Frau, o meglio con l’assassinio dello stesso ad Ostia si raggiunge il vertice di una indagine iniziata mesi prima. Paolo Frau, “occhi di ghiaccio”, faceva parte del nucleo originario della Banda della Magliana: a lui gli inquirenti imputavano il controllo del traffico degli stupefacenti sul litorale laziale e per questo, avevano iniziato ad interessare la loro attività investigativa sul suo gruppo di comando. E’ a questo punto quindi che il team coordinato, fra gli altri, da Pascale, invia una informativa sulla malavita di Ostia dalla quale – secondo quanto riferisce lo stesso – mancano circa 20 pagine su “connessioni e collegamenti”. Insieme a questi fogli mancanti, però, arrivano denunce anonime e riforme dei poliziotti incaricati che interrompono – secondo Pascale – il prosieguo delle indagini. “Di mafia a Roma non si doveva parlare – spiega Pascale ad AnnoUno - Meglio parlare di organizzazioni criminali previste dall’articolo 416 c.p. non dal 416 bis c.p. Perché parlare di mafia a Roma significava scoperchiare le connessioni fra criminalità e mondo politico imprenditoriale”. Connessioni che – è noto alle cronache – verranno scoperte con l’operazione Alba del 2011 e con il “Mondo di Mezzo” del dicembre di quest’anno. 

La lettera. Nonostante non faccia più parte della polizia, Gaetano Pascale continua a parlare dell’inchiesta che aveva condotto all’inizio del 2000, facendo nomi e cognomi dei protagonisti di oggi, tutti raccolti sotto il minimo comun denominatore della parola mafia. Ed ecco che allora, nel nostro libro “immaginario” di cui sopra, arrivano le minacce: “Sappiamo tutto di te, come ti muovi, quello che fai, il lavoro che fai, dove vivono i tuoi figli, dove parcheggi le tue auto, dove sta la tua casa. Siccome continui a rompere il cazzo con questa antimafia, e non hai capito che di devi fare i cazzi tuoi guardia infame, mo cominciamo a fartelo capire come si campa. Colpiremo quando meno te l’aspetti. Questo è l’ultimo avviso”. Non è la prima intimidazione ricevuta da Pascale, che nel frattempo è diventato anche Presidente del “Circolo Ostia associazione contro le mafie”: ad inizio anno infatti, l’uomo trova una lettera in macchina contenente un testo altrettanto chiaro: “Adesso basta brutto bastardo di uno sbirro. Ti spezziamo le gambe se non ti dai una calmata”. “Ma di certo non mi faccio intimidire – racconta Pascale - La cosa più preoccupante è che la lettera l'hanno messa direttamente nella mia cassetta della posta. Io sono frastornato e commosso – aggiunge - da tutta questa solidarietà. Questo è il più bel regalo di Natale che voi tutti uomini e donne di una Italia onesta potevate immaginare di farmi. Umilmente vi ringrazio ancora e così come so che posso contare su di voi, voi dovete contare su di me”.