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#MafiaRoma. Mafia S.p.A.: società per appalti

Una rete di interessi, quella che lega mafia ed appalti, che parte dalla Sicilia degli anni ’50 ed arriva a Roma



Giuseppe Pecoraro, prefetto di RomaC’è una longa manus che attraversa l’Italia e passa per le indagini di magistrati e le inchieste di giornalisti: una ramificazione che si sposta da Milano a Venezia e arriva a Roma dove viene indicizzata in un fascicolo sotto il nome di “Mafia e Appalti”. Nelle pagine dell’ordinanza scritta dai Pm Paolo Ielo, Luca Tescaroli e Giuseppe Cascini su quella che gli stessi magistrati hanno ribattezzato “Mafia Capitale”, emerge come parte dell’attività criminale attraverso la quale la cupola romana finanziava la propria attività illecita, si reggesse sulla possibilità di “turbare le gare per l’affidamento di appalti”, gestendone domande, risorse e affidatari. Influenzare i contratti pubblici secondo un modo di agire, quello del gruppo guidato da Carminati, che trova nelle vicende mafiose legate a Cosa Nostra – ma non solo – un punto di contatto e di riferimento.


La mafia, gli appalti, Falcone e Borsellino. Per capire i tratti di una trama articolata bisogna tornare indietro, fino a una sentenza della Corte d’Assise di Catania datata 22 aprile 2006. Nelle carte del processo legato alle stragi di mafia degli anni ’90 c’è un passo che merita attenzione e che sottolinea come una delle motivazioni che avrebbero portato alle bombe di Via D’Amelio fosse il rischio “che il dottor Borsellino venisse ad assumere la Direzione Nazionale Antimafia e, soprattutto, la pericolosità delle indagini che egli avrebbe potuto svolgere in materia di mafia e appalti”. Un legame, quello fra mafia e appalti, noto anche a Giovanni Falcone che pochi mesi prima di morire, raccolse una informativa dei Ros dal nome, appunto, di “Mafia e Appalti”. Il giudice siciliano capisce l’importanza del fascicolo e ne chiede l’immediato deposito all’Arma: la mafia, racconta Falcone, non si muove più fra traffici di droga e armi, ma da agricola è diventata mafia di borsa e cemento. Cemento che dopo il “Sacco di Palermo” degli anni ’50 e ’60, si traduce nelle indagini dei Ros, in connessioni fra politici, imprenditori e mafiosi per la gestione di appalti di diversa natura. Un fa-scicolo pesante quello di “Mafia e Appalti” che dopo essere stato interamente distribuito agli avvo-cati della difesa – invece delle sole parti relative ai propri difesi – venne archiviato il 20 luglio 1992, a un giorno dalla morte di Borsellino. E anche Paolo Borsellino – a conferma della sentenza catanese - aveva capito che gli interessi della mafia nel sistema degli appalti era la chiave per capire i legami fra mondo della politica e uomini d’onore. Non solo. Perché secondo Borsellino proprio all’interno della gestione dei contratti pubblici da parte della mafia - secondo una dichiarazione dell’allora magistrato Ingroia alla Corte d’Assise di Caltanissetta – si potevano ritrovare i motivi della strage di Capaci.


Mafia Capitale e il sistema appalti. Lo stesso schema piramidale che connette malavita e appalti, si presenta a Roma sotto l’ombra degli affari di Carminati, Buzzi e degli uomini della politica che fungono da intermediari. Solo che questa volta, le intercettazioni e il lavoro del Ros dei Carabinieri arrivano prima delle bombe. Per Carminati – scrivono gli inquirenti - avere a che fare con gli appalti era un vero e proprio affare “ci si muove solo di guadagno compà .. altre cose non interessano”. Una frase con la quale si capisce – si legge ancora nelle pagine dell’ordinanza – l’ottica con cui il boss romano si rapportava al mondo degli imprenditori, collusi o ricattati che fossero. E in relazione ai vantaggi per l’imprenditore incaricato di gestire un appalto inoltre, Carminati sottolinea che “dovemo fallo contento lui ma più contenti dovemo essere noi”. Un sodalizio che non ammetteva ritardi di pagamento, perché al centro della trattativa doveva esserci un vantaggio economico immediato per la criminalità romana: “l'appalto dallo a uno che sta bene …” “... a bello .. questo è il fornitore a me mi paghi subito ... quando io ti ho fatto prendere l'appalto” [.. ] “… non è che tu mi paghi dopo un anno ... dopo un anno ... in culo ... a me il giorno che prendi l'appalto la sera prepari i soldi ... io la mattina dopo vengo, andiamo in banca ... e mi dai i soldi ... sennò ... non ha senso …”. Vantaggio economico che qualora non si fosse concretizzato portava Carminati a consigliare “di fare saltà l'appalto all’imprenditore moroso, quale mossa di ritorsione per il mancato guadagno”. Un guadagno comunque certo, perché differenziando sul piano orizzontale - si legge nelle pagine dell’ordinanza - gli interessi degli appalti della mafia romana riuscivano a spaziare da una gara d’appalto per la fornitura di attrezzature e materiali d'uso per la raccolta differenziata a quella per il servizio di igiene urbana e servizi vari accessori.


Giovanni Falcone e Paolo BorsellinoRotazione e modello Falcone. Resta il fatto che se la mafia è a Roma, bisogna combatterla con metodi antimafia. Questa in sintesi la decisione del Sindaco di Roma Ignazio Marino che ricalcando il modello di Giovanni Falcone, ha deciso per la rotazione dei dirigenti capitolini: "Ho dato  specifiche disposizioni per procedere tempestivamente a un adeguato riordino, a cominciare dagli incarichi apicali di tutte le strutture, proseguendo con l'applicazione del principio della rotazione già avviato da mesi, nel rispetto della competenza curricolare. Ciò avverrà a tutela dell'Amministrazione e del gruppo dirigente, ferma la necessaria continuità amministrativa e il perseguimento degli obiettivi stabiliti, nell'ambito della corrente programmazione strategica". Infine a margine dell’incontro fra il Sindaco e il Prefetto Pecoraro della serata di ieri è stata istituito un pool di esperti che analizzerà atti e documenti del Comune per appurare eventuali fatti di rilievo penale. Oltre allo stesso Pecoraro faranno parte della commissione incaricata anche altre due persone “un prefetto e un viceprefetto, esperti in appalti”. Tuttavia – sottolinea il Pecoraro – “non si tratta di un commissariamento. I fun-zionari accederanno ad alcuni atti del Comune e dei Municipi. Il Sindaco ha offerto grande collabo-razione e quindi mi auguro che questo lavoro possa iniziare già nei prossimi giorni”.