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#MafiaRoma, Perizie psichiatriche false, droga e evasioni

Dall’operazione “Good luck” a quella “Mondo di Mezzo”, gli inquirenti tracciano un percorso che allarga le indagini sulla malavita romana e che ricorda, tanto, gli anni della Banda della Magliana.



C’è un nuovo capitolo da inserire al libro “Mafia Capitale” scritto nelle pagine di inquirenti e giornalisti: una aggiunta a firma Roberto Grilli, il testimone che nel 2012 fece scattare l’indagine che ha portato agli arresti del “Mondo di Mezzo”. La storia, seppure recente, ha il volto di un passato che si connette alla Banda della Magliana e alle misure usate dal gruppo romano per evitare il carcere: usufruire di perizie psichiatriche operate da medici compiacenti, per essere trasferiti in strutture alternative ed arrivare alla libertà anticipata.

Aldo Semerari, il "Professore Nero"Il Professore Nero e la Banda della Magliana. Per capire meglio questa storia, bisogna tornare indietro agli anni di piombo, a una Roma divisa fra Br, Nar, gruppi eversivi e rivoluzioni studentesche. Fra i visi dei protagonisti di questo periodo, ne resta uno importante per la nostra trama. Ha il volto di un uomo di mezza età, un criminologo e psichiatra con lo sguardo severo di un professore di un passato lontano, meglio, di un “Professore Nero” come lo chiamano le cronache del tempo. Aldo Semerari conduce una doppia vita: da un lato è una delle menti più brillanti del panorama forense italiano, dall’altro è il perno di connessione fra bande organizzate, criminalità mafiosa, camorra e mondo dell’eversione di destra. Perché il soprannome di “Professore Nero”, Semerari, lo guadagna per la sua affiliazione a gruppi fascisti, ma soprattutto per il suo credo politico, che lo porta ad appendere una bandiera nazista in casa e ad indossare una fibbia delle SS quanto è per strada. Eppure Semerari è un nome importante nei tribunali romani degli anni ’70: interviene nelle vicende di cronaca principali, incontrando personaggi come Pasolini – dichiarato dallo stesso “un omosessuale molesto” – passando poi dai casi P2, sequestro Moro, Mino Pecorelli. E se c’è da chiedere una perizia psichiatrica si cerca il nome del professore. E’ qui, dunque, che la strada della criminalità organizzata e quella di Semerari si incontrano. Lo conferma, fra gli altri, Fulvio Lucioli che a margine del processo sulla strage della stazione di Bologna dicharò come Semerari “… ci prometteva di far uscire le persone eventualmente arrestate per questi fatti, come del resto era già riuscito a fare con D'Ortenzi e con Selis messi fuori grazie alle perizie psichiatriche di favore. Ci fu un periodo, a Roma, in cui Semerari riceveva tutte le nomine di perizie psichiatriche dai giudici. Comunque anche se era perito di parte, il suo giudizio era talmente autorevole che nessun perito di ufficio lo contestava”. Un rapporto quello fra la banda della Magliana e il Professore Nero che, come dichiarato da Paolo Aleandri “era quello di una sorta di sudditanza dei primi al secondo, il quale esercitava su di loro una notevole influenza in forza dei benefici che costoro si aspettavano di conseguire per effetto delle sue prestazioni professionali”. Sta di fatto, quindi, che quando gli appartenenti al gruppo volevano trovare “la carta di uscita gratis di prigione come nel Monopoli” chiedevano di essere sottoposti a perizia psichiatrica. Al resto pensava il Professore.

Una pattuglia dei Ros Carabinieri in azioneLe perizie false e la malavita romana. Dal periodo di Semerari all’inchiesta sulla mafia romana, il passo è breve. Breve soprattutto se si considera quel trait d’union che secondo le dichiarazioni di Grilli coinvolge ancora la malavita romana. La vicenda in realtà era in parte già nota alle forze dell’ordine. Siamo nel 2012 quando gli uomini della squadra mobile diretta da Vittorio Rizzi arrestano la psichiatra Anna Maria Dell’Unto perché, secondo le indagini di polizia, la stessa dietro il pagamento di “30.000 euro” – parole di Grilli agli inquirenti - forniva false perizie per far scontare ad alcuni condannati la pena carceraria nel proprio istituto. Un centro, quello di Villa Lauricella, finito sotto sequestro nello stesso anno, nel quale giravano droga, malavita e armi. Non solo. Perché dalla Villa spesso gli internati riuscivano a scappare, a volte uscendo dalla porta principale. "Se esistono dei buchi neri come Villa Lauricella, si vanifica l'azione di contrasto alla criminalità”' dichiarava Vittorio Rizzi, Capo della Squadra Mobile che ha condotto l’operazione romana di “Good luck”, ora Questore de L’Aquila. Ora, alla luce dell’inchiesta “Mondo di Mezzo”, gli inquirenti stanno cercando di capire i risvolti che conducono all’interno del gruppo mafioso emerso alle cronache agli inizi dicembre. Una ricerca che segue – ancora - le parole di Roberto Grilli, lo skipper arrestato nel 2011 in Sardegna con l’accusa di traffico internazionale di stupefacenti: nella sua barca all’epoca dei fatti vennero ritrovato circa 450 panetti di cocaina. Da lì l’arresto, il carcere e poi le indagini che hanno portato agli arresti romani e che hanno scoperchiato il vaso della Mafia Capitale.