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#MafiaRoma, sgominata una cosca della ‘Ndrangheta operante sul territorio capitolino e dedita al traffico di droga

Fra arresti e sequestri, gli uomini delle forze dell’ordine hanno ritrovato il “Codice San Luca”contenente parole e riti della affiliazione ‘ndranghetista.



Il "Codice San Luca"La mafia, a Roma, non esiste. Non c’è. O quantomeno non c’era. Perché come spiegato dall’On. Costantino “le mafie nella Capitale hanno fatto sistema, inquinando pezzi importanti di economia e costruendo rapporti di potere saldissimi che si basano sull'omertà della convenienza”. E quel sistema complesso sta emergendo in tutta la sua verità con gli arresti delle ultime due settimane che questa volta hanno coinvolto gli appartenenti alla ‘ndrangheta. Oltre 400 uomini delle forze dell’ordine, coordinati dal procuratore aggiunto della DDA Michele Prestipino, hanno infatti eseguito trentuno arresti che hanno interessato la ‘ndrina del clan Pizzati, un nucleo della mala calabrese che, secondo gli inquirenti, avrebbe commesso l’omicidio, nel gennaio dello scorso anno, di Vincenzo Femia, boss di San Luca considerato referente della cosca Nirta-Scalzone per Roma. 

L’operazione. Le indagini andavano avanti almeno dallo scorso anno e già l’8 gennaio avevano portato all’arresto di tre persone considerate appartenenti alla cosca e ritenute responsabili materiali dell’omicidio di Femia. Una misura cautelare disposta in carcere, questa, che aveva fatto scoprire una cellula della malavita facente capo in Calabria, che a Roma aveva organizzato un traffico di droga di elevato valore. Proprio da un contrasto nella gestione degli illeciti derivanti dagli stupefacenti sarebbe maturato l’omicidio di Femia, ucciso con 11 colpi di arma da fuoco sull’Ardeatina, per il quale nell’aprile dello scorso anno era già stato condannato Giovanni Cretarola. Da questo primo arresto è arrivata la svolta che ha portato alle operazioni del gennaio di questo anno: perché come emerso dalla sentenza di condanna a 12 anni di Cretarola,sono stati concessi al condannato gli sconti di pena previsti dalla legge 45 del 2001 in materia di collaboratori di giustizia. E dalla collaborazione del pentito calabrese sono arrivati gli arresti, il sequestro di armi da fuoco e di oltre 600 kg di stupefacenti fra hashish e cocaina, ma soprattutto il ritrovamento di quello che gli inquirenti hanno definito il “Codice San Luca”. 

Rituale di affiliazione. Il “Codice San Luca”, secondo quanto scoperto, è quel rituale di affiliazione celebrato nelle ‘ndrine calabresi del quale c’erano sì testimonianze, ma i cui contorni non erano – fino ad oggi – mai stati del tutto chiariti. Ora da alcune pagine cifrate - e decifrate dalla polizia – emergono le prime parole del rituale mafioso: se ne delineano innanzitutto le scale gerarchiche fra picciotto, sgarrista, santista, vangelista, quartino, trequartino, padrino e capobastone, arrivando poi a pezzi del rituale vero e proprio. “Come si riconosce un giovane d’onore? Con una stella d’oro in fronte, una croce da cavaliere sul petto e una palma d’oro in mano. E come mai avete queste belle cose che non si vedono? Perché le porto in carne, pelle e ossa”. Parole che confermano  quanto già emerso dalle intercettazioni di boss e ‘ndraghetisti, ma che ora completano il quadro di un’affiliazione che se prima era fatta di solo di immagini, fra puncicature e distruzioni di santini di San Michele, ora ha anche la voce e le parole del rito.