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Marino, fra applausi e malumori all’assemblea PD, rilancia: “Io qui ci sto fino al 2023”

Le parole del sindaco di Roma. Prima l’affondo su Mafia Capitale: “Noi siamo diversi” poi sulle unioni civili: “Il Tar ci ha dato ragione”



Partiamo dagli applausi. Nel discorso del Sindaco all’assemblea PD convocata ieri pomeriggio dal Commissario Matteo Orfini, ne arrivano molti, in un arco temporale che abbraccia i circa 15 minuti durante i quali, Marino, parla di passato, presente e – soprattutto – futuro. E seguendo la linea degli eventi il Primo Cittadino parte dalle indagini di Mafia Capitale: “Il Procuratore Pignatone ha raccontato come la mafia era arrivata ad infiltrare l’amministrazione di Alemanno. Ma noi siamo diversi”. Un tema della differenza, calcato e ricercato da Marino in questo anno e mezzo di Governo, che riparte dai fatti di dicembre e dagli stessi prende il passo, raccontando come dal finire dello scorso anno l’amministrazione abbia avviato “progetti come la Prenestina bis che servirà decine di migliaia di cittadini”. 

Il sindaco Ignazio MarinoStoccata al Prefetto. Non poteva mancare nel discorso del Sindaco una battuta sul Prefetto Pecoraro. Che i rapporti fra i due non siano idilliaci lo abbiamo raccontato più volte, ed allora ecco che, complice la sentenza del TAR – “Solo il tribunali possono annullare le unioni civili, non i prefetti” – Marino torna a colpire. E lo fa nel modo indiretto, ma allo stesso tempo chiaro e semplice che contraddistingue la comunicazione del Sindaco: “Il TAR ci ha dato ragione. La nostra strada, quella seguita dal consiglio, era la strada giusta perché nella città di Roma contano sì le buche, i rifiuti, la pulizia delle strade, però, contano per noi di sinistra anche le persone, i sentimenti, la felicità. L’amore conta in questa città”. 

I malumori. Detto degli applausi, bisogna dar conto dei malumori. Malumori che arrivano al momento della chiusura del discorso di Marino: “Cambiare questa città è diventata la sfida della mia vita, quindi io qui ci sto, non fino al 2018, ma fino al 2023. Questo lo si capisca”. E sono queste le parole che fanno uscire allo scoperto la tensione, in una sala del Roma Life Hotel che già all’entrata racconta di nervosismi e “No, non parlo” diffusi. Perché quello che è il largo sentimento – ma non ancora prevalente, altrimenti staremmo raccontando un’altra storia – dell’assemblea, è la sensazione che il PD romano navighi in acque tutt’altro che tranquille. E quindi quando il Sindaco pronuncia quel “fino al 2023” in molti applaudono, altri mormorano, ma quello che colpisce sono i volti dei presenti, che si guardano, si girano verso il vicino, si interrogano, spalancano gli occhi. Un quadro, questo, che di certo non aiuta il prosieguo di una legislatura che vede ancora il commissariamento del partito cittadino. In tal senso durante il suo intervento, Matteo Orfini fa sapere che la durata dello stesso “non dipende da me, ma dalla disponibilità di cambiare pagina da parte di tutto il partito della Capitale. Spero che il commissariamento duri il meno possibile e che si concluda entro la fine di quest'anno”. Per Marino invece, dopo la serrata di scudi di dicembre, è tornata quella solitudine che lo dipinge come un uomo solo, intento a spingere un masso che continua a cadere dalla montagna.