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Marino in Campidoglio: oggi verranno formalizzate le dimissioni

Oggi la consegna del mandato nelle mani di Valeria Bablio, presidente dell’assemblea capitolina. Nessun rimpianto da parte del sindaco, che ringrazia quanti lo stanno incoraggiando e gridano al complotto



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Venti fatidici giorni, come legalmente stabilito e per giunta - ironia della sorte – a ridosso dell’avvio del maxiprocesso su Mafia Capitale: tanto decorrerà dal D-day, che scatta oggi. Infatti, in Campidoglio si sta consumando l’iter formale col quale Ignazio Marino siglerà per il momento la propria rinuncia alla carica di sindaco, per le mani di Valeria Bablio, che presiede l’assemblea di Roma Capitale. Un atto che è stato preceduto dal ringraziamento espresso dal sindaco ai sostenitori giunti ieri in Campidoglio ed ai circa 40mila che su Change.org gli hanno chiesto di ritornare sui suoi passi. E non è affatto peregrina, del resto, l’ipotesi che Marino ci ripensi, giacchè il primo cittadino lo ha manifestato apertamente già nel corso del videomessaggio diffuso attraverso i social network. Ed a questo punto potrebbero essere avallate diverse piste: da un Marino che venga messo alla porta da un Pd capitolino oramai affossato dagli scandali fino ad arrivare ad un sindaco uscente il quale, facendosi forte dei suoi sostenitori e della sua personale battaglia per la legalità e la trasparenza, si rimetta in carreggiata ricandidandosi. Tutto è possibile dunque, ma solo se si tralascia che il presidente nazionale del Pd, Matteo Orfini, ha ribadito i “troppi errori” fin qui verificatisi, oltre al fatto che una città intera resta pesantemente stretta tra la morsa dei problemi quotidiani – traffico ed inefficienza servizi in primis – e l’ “accantieramento” generale a causa dell’Anno giubilare straordinario, che prenderà avvio di qui a due mesi esatti. A proposito di Giubileo, anche la Chiesa si è espressa sulla vicenda Marino, attraverso lo stesso cardinale Vicario di Roma, Agostino Vallini il quale, annunciando una lettera alla città per l’Anno Santo, ha auspicato la "formazione di una nuova classe dirigente nella politica" con la quale la Città eterna venga "stimolata a rinascere, ad avere una scossa". Anche qui una situazione dai toni forti e sempre più freddi a partire dall’ottobre 2014 - allorquando il sindaco procedette alla trascrizione delle nozze di sedici coppie omosessuali sposate all’estero, incorrendo nelle ire delle opposizioni e della stessa Cei che bollò il tutto come una “arbitraria presunzione” del tutto “inaccettabile” – fino ad arrivare allo scorso 28 settembre quando Papa Francesco, nel volo di ritorno dal viaggio apostolico negli Stati Uniti, ha affermato di non aver invitato Marino in America, tanto lui quanto il suo entourage. Ma questa è solo la punta di un iceberg messo in piedi fin dalle prime battute della cosidetta “era mariniana”. 

Bilancio di un mandato difficile. “Credo che abbia fatto molte cose buone. Che abbia rotto meccanismi discutibili e incrostazioni corporative che indebolivano la città”. E’ quanto recentemente affermato dal primo cittadino uscente ed è ciò di cui sono convinti anche molti suoi supporters, poiché la sensazione è quella di aver toccato equilibri fragilissimi che partivano dallo stesso Palazzo senatorio fino a spingersi verso le aziende municipalizzate e  la discarica di Malagrotta, quest’ultima chiusa da settembre 2013: da li i primi “mal di pancia” evidenti, alcuni dei quali rimasti nella memoria collettiva, come l’arresto del proprietario della discarica per associazione a delinquere mentre venti tra dirigenti, imprenditori e politici  vennero iscritti nel registro degli indagati. Successivamente a ciò, Marino cambiò i vertici Ama più volte minacciando rappresaglia contro i netturbini capitolini, rei di  “troppo assenteismo”. Poi arrivarono i fatti di Tor Sapienza come una valanga, con tanto di scontri nella periferia romana tra extracomunitari e residenti, in cui buona parte delle responsabilità della situazioni vennero scaricate da quest’ultimi proprio al primo cittadino ed al suo operato. Ancora, i lavori infiniti della Metro C, con costi lievitati e ritardi culminati nel congedo dei vertici di Roma metropolitane, nominati nella precedente era Alemanno. Non trascurabile, inoltre, il caso della Panda rossa in divieto di sosta, che si scoprì esser stata venduta da Marino a sua moglie dopo il caos sui permessi di accesso alla Ztl oltre al malumore generato dall’allontanamento dal centro storico degli ambulanti facenti capo alla famiglia Tredicine, di cui l’erede Giordano addirittura assurto in epoca recente alla carica di vicepresidente dell’assemblea capitolina… per non parlare della pedonalizzazione dei Fori imperiali nel fine settimana, che tempo prima aveva creato tutto un retaggio di polemiche legate alle deviazioni sul traffico e sul trasporto pubblico locale. Infine, la bomba apocalittica di Mafia Capitale, fatta di scandali, arresti e durissimi colpi alla credibilità della giunta stessa. Una matassa intricatissima di eventi, persone ed interessi che oggi quindi vedrebbe nelle dimissioni del sindaco uscente solo un capro espiatorio ed una vittima sacrificale? Per il momento c’è che solo i fatti ed il tempo potranno stabilirlo e che la città di Roma da oggi entra in un limbo lungo venti giorni: un limbo che, viste le attuali incombenze, la Capitale proprio non potrebbe permettersi.