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Massimo Testa si racconta: 'Tor Di Quinto inimitabile, mio figlio era unico'

Lunga intervista biografica al Presidente del Tor Di Quinto: dai ricorsi storici e politici, passando per il doloroso addio a Paolo, il Patron rossoblù come non lo avete mai conosciuto.



Non perderti l'appuntamento con la nuova edizione del nostro giornale digitale:  in primo piano l'intervista al Presidente del Tor Di Quinto Massimo Testa, in occasione del settantesimo compleanno, suo e del club rossoblu.

Di seguito uno stralcio della lunga chiacchierata con il numero uno di Via del Baiardo.

Scarica il numero di stasera per leggere la versione integrale.

Massimo Testa © photosportiva.itPartiamo dall’inizio e da quello che sei stato anche al di fuori del Tor di Quinto, un politico in un certo senso.

 “Politico mai. Ho fatto servizio, capisco bene la politica e la so fare bene, ma non mi sono mai candidato per nessuna competizione elettorale”. 

Hanno mai provato a convincerti?
 

“Sempre, in ogni occasione. Anche perché di voti ne ho sempre spostati. Magari a metà Roma starò anche sulle scatole, ma l’altra metà mi vuole bene. So misurare le temperature della città, ho sempre frequentato il popolo”.

Il tuo modo di pensare ed agire, possiamo dirlo senza segreti, nasce da un’ideologia che ti accompagna da sempre.

“Sono comunista da quando ero piccolo. Il titolo del libro doveva essere «MassimoTesta Comunista», lo abbiamo cambiato in corsa. A casa mia al posto della Madonna, o di San Pietro, c’erano i quadri di Gramsci e Togliatti". 

Come comunista ti sei tolto tante soddisfazioni. La foto con Fidel Castro è quasi una reliquia
.

“Sai cosa mi diceva mia nonna? Che camminavo con la storia e mi ha sempre spinto a studiare per me stesso, per potermi confrontare anche con personalità del genere.

Il saluto a Paolo, l’addio di Guarracino: in molti hanno pensato che mollassi.

 “Mi è dispiaciuto passare per un uomo debole, ma il Tor di Quinto ormai non era più mio: comandava Paolo, lo gestiva lui. Io mi divertivo, magari anche a criticare, ma quando è morto mio figlio mi sono ritrovato in un meccanismo quasi sconosciuto. Il centro sportivo è stato invaso da personaggi che non voglio nemmeno nominare”.