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Mattia Preti: un giovane nella Roma dopo Caravaggio

L'esposizione, presso la Galleria Nazionale d'Arte Antica a Roma in Palazzo Corsini, durerà fino al 18 Gennaio 2016



Mattia Preti - SofonisbaL’artista. Mattia Preti (Taverna 1613 – La Valletta 1699), nella cui opera, Luca Giordano soleva dire di ritrovare Paolo Veronese, parte giovanissimo da Taverna, comune calabrese ai piedi della Sila piccola, alla volta di Roma (1624), dove già dipinge il fratello Gregorio (che resterà legato a esiti di stampo accademico) e dove si misura con i più grandi maestri che hanno inaugurato il secolo. Raccoglie l’eredità di Caravaggio, mediata dai francesi Simon Vouet e Valentin de Boulogne e dai seguaci  di Bartolomeo Manfredi, tendendo ad una sintesi con il colorismo veneto, lasciando inalterata la teatralità, in un’enfasi tutta barocca. Come Caravaggio è nominato cavaliere dell’Ordine di Malta, su interessamento della principessa di Rossano Calabro e iscritto tra i Virtuosi del Pantheon e all’Accademia di San Luca. La parabola dell’artista prosegue con le grandi imprese di Sant’Andrea della Valle e di San Carlo ai Catinari a Roma e di San Biagio a Modena, a fianco del Guercino. Poi Napoli fino al 1659, dove tra le tante opere realizza il ciclo della chiesa di San Pietro a Majella e, infine, Malta, teatro della maturità artistica.

La mostra. La prima mostra romana dedicata a Mattia Preti. Ideata da Vittorio Sgarbi e Giorgio Leone, è organizzata dal Segretariato Regionale Mibact per la Calabria, diretto da Salvatore Patamia, con il finanziamento della stessa Regione Calabria. L’intento è approfondire il “periodo romano” e, dunque, la formazione dell’artista, ancora in gran parte oscuro. Ventidue dipinti dialogano tra loro e con altri maestri già presenti tra i parati e le consolles di Palazzo Corsini: da Caravaggio a Poussin, passando per Vouet, Lanfranco, Giordano, Reni e Murillo, rendendo il percorso articolato e trasversale.  Una sezione della mostra è poi dedicata al rapporto con il fratello Gregorio, cui emblematica è la Madonna della purità di Taverna. Si possono ammirare il Soldato del Museo Civico di Rende, il Sinite Parvulos e il Tributo della moneta di Brera, per la prima volta posto a confronto con il Tributo Corsini, la Negazione di Pietro di Carcassonne, la Morte di Catone e  il Miracolo di San Pantaleo, forse la prima committenza pubblica romana. Sono presenti anche alcuni inediti giovanili provenienti da collezioni private, tra cui la Trinità di Abramo e Salomone offre sacrifici agli idoli, difficilmente riconducibili alla successiva estetica pretiana.   Grande assente è la Crocefissione di San Pietro di Grenoble. Su tutte le opere incombe, statuario, il ritrovato Salvator Mundi dell’Abbazia di San Martino al Cimino, che prelude l’imminente giubileo della misericordia. La scenografia sublime della Galleria Corsini fa il resto, rapendo e confondendo tra i suoi tesori anche il visitatore più esperto e concentrato.