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Categorie: Dilettanti

Melchiorre Zarelli lancia Tavecchio: "E' l'uomo giusto per dare una svolta al calcio italiano"

Intervista esclusiva al presidente del Cr Lazio, che spiega il perché dell'appoggio al presidente LND per la corsa alla presidenza federale, attacca l'AIC sul vincolo e annuncia l'organizzazione nella nostra regione delle fasi finali della UEFA Regions' Cup in caso di qualificazione



Lo ha dichiarato forte e chiaro Melchiorre Zarelli, presidente del Cr Lazio, durante l'assemblea dei club dello scorso 14 luglio: appoggio pieno a Carlo Tavecchio nella corsa alla FIGC. Il perché ce lo spiega in questa intervista esclusiva, dove il numero uno del calcio laziale chiarisce il motivo per cui il punto di riferimento della LND sia, a suo modo di vedere, l'uomo giusto al momento giusto per risollevare il nostro movimento dalla crisi che sta attraversando. Una lunga chiacchierata in cui si schiera a favore del vincolo “per tutelare la funzione, anche sociale, dei club di calcio” e commenta la soddisfazione per i risultati raccolti e le speranze per il futuro partendo dalla prossima esperienza alla UEFA Regions' Cup e alla possibilità, in caso di qualificazione, di ospitarne le fasi finali.

Melchiorre Zarelli © Cr LazioPresidente, partiamo dalle elezioni FIGC: Carlo Tavecchio è l'uomo giusto per rilanciare il calcio italiano? 

“Assolutamente, è l'uomo giusto. Tavecchio può dare una svolta importante, ha dimostrato di saper gestire tante sfaccettature e criticità, oltre a manifestare una grande lungimiranza e la capacità di sapersi proiettare in altre dimensioni”.

Quali dimensioni? 

“Basti pensare al suo impegno con la UEFA, dove è riuscito ad inserirsi con credibilità sviluppando le attività internazionali giovanili. Inoltre è un dirigente che riesce a districarsi con dimestichezza anche davanti a necessità improvvise ed impellenti”.

E il nostro calcio si trova proprio in questa situazione... 

“Abbiamo un ritardo, dobbiamo risanarlo e in fretta. Gli esempi sono Germania e Francia, che in queste ultime stagioni hanno compiuto passi da gigante raccogliendo il frutto di un fantastico lavoro sui vivai, insegnandoci che per certi obiettivi serve pazienza. Carlo Tavecchio è la persona ideale per affondare il bisturi nella piaga e sanare questa situazione”.

Alcune fazioni non sembrano pensarla come lei, chiedendo volti giovani e strettamente legati al calcio giocato.

“Permettemi, sono una persona che appoggia i giovani in tutto e per tutto, ma fare il presidente della FIGC non è semplice. La nostra è una federazione complessa e deve essere gestita da chi sa navigare in questa complessità. Se non sbaglio nel recente passato ci abbiamo provato, ma i risultati non sono stati quelli auspicati”.

A quale occasione si riferisce? 

“Dopo la debacle del Sudafrica i discorsi erano gli stessi: sono stati invocati uomini più vicini al campo. La FIGC ne ha scelti due, ma non voglio fare nomi: uno se ne è andato da solo, senza una spiegazione valida. L'altro salta da una parte all'altra senza creare mai nulla di interessante. Quello dichiarato da alcuni presidenti di Serie A è relativo. Servono altri requisiti oltre ad aver giocato”.

Quali? 

“Conoscenze amministrative, integrazione degli stranieri senza danneggiare la tutela dei nostri talenti e dei nostri vivai, la giustizia sportiva. Per avere tali conoscenze e governare una materia particolare come il calcio serve un percorso da dirigente”.

Quindi largo a Tavecchio. 

“Mi sembra giusto dare la possibilità a chi ha saputo gestire i dilettanti, fare emergere il movimento, portare tanti ragazzi nei professionisti e tutelato il prodotto italiano. Dobbiamo ripartire da esempi come Fiorentina, Juventus e Roma che puntano molto sul made in Italy e che purtroppo sono solo eccezioni. Con tutto il rispetto penso sia ora di mettere un tetto agli stranieri, rabbrividisco pensando che un presidente di un club del sud continua a sbandierare che sarebbe il caso di aprire addirittura agli extracomunitari. Poi ci lamentiamo della Nazionale”. 

Altro argomento scottante, in questi mesi, quello legato al vincolo nelle giovanili. 

“Togliere il vincolo sarebbe un grosso errore dell'Associazione Italiana Calciatori. Una società dilettantistica investe soldi ed è giusto che possa farlo a lungo termine. Almeno per un periodo che possa consentire di creare delle prime squadre con costi contenuti, quando non si riesce ad ottenere il giusto riconoscimento dai professionisti. Le società non riuscirebbero più a sostenere le spese, sparirebbero. Vorrà dire che alla fine organizzerà tutto l'AIC: squadre e campionati, farà attività da sola. Se vogliono questo...”.

Quali sono le criticità che riscontra in questa eventuale decisione? 

“Immaginate tutti i calciatori svincolati ogni fine stagione. Le società sarebbero costrette a ripartire sempre da zero e non oso immaginare quanti faccendieri e presunti procuratori potrebbero approfittare di una situazione del genere. Ragazzi che passano da un club all'altro per interessi altrui, senza compiere un percorso di continuità fondamentale nella formazione di un giovane talento”.

Capitolo Cr Lazio: come giudica la stagione appena conclusa? 

“In termini di risultati discreta. Ci eravamo prefissati qualcosina in più, ma la conferma del titolo italiano Juniores al TdR, ancora una volta sotto età, è la testimonianza della bontà della nostra filosofia. Qualcuno ha compiuto il salto nel professionismo, in tanti hanno trovato sistemazioni importanti in Serie D ed Eccellenza. Senza dimenticare il Calcio a 5, dove abbiamo conquistato il TdR Allievi e sfiorato quello Giovanissimi”.

Lo stesso si può dire a livello di club. 

“Assolutamente, la Perconti ha sfiorato il titolo italiano Juniores e vinto quello Giovanissimi. In quest'ultima categoria, poi, anche la Roma ha trionfato nei Nazionali. Significa che il Lazio rappresenta l'eccellenza italiana in questa fascia di età. Una grande soddisfazione”. 

Intanto si avvicina l'avventura con la UEFA Regions' Cup. Come state vivendo questa lunga vigilia? 

“C'è grande entusiasmo, anche se allestire la rosa non è semplice visti i parametri imposti. Comunque stiamo preparando la partenza”.

Vi siete posti obiettivi? 

“Senza dubbio quello di non fare una comparsata. Il girone è difficile, so che il Portogallo ha un'ottima selezione e la Bosnia gioca in casa, per cui si saranno preparati al meglio e avranno il tifo dalla loro parte. Ce la giocheremo e cercheremo di passare il turno. Anche perché, se riuscissimo a qualificarci, molto probabilmente ospiteremo le fasi finali e per noi sarebbe motivo di grande orgoglio accogliere una manifestazione del genere”.

Un augurio per la prossima stagione? 

“Di proseguire con il trend degli ultimi due anni, per dare conforto anche alle società che si stanno sobbarcando grossi sacrifici. In molte soffrono le iscrizioni, il calcio è un'attività bella ma difficile e il movimento dilettanti ne è un cardine fondamentale”.

Soprattutto dal punto di vista sociale. 

“Esatto, dovrebbero ricordarselo tutti. Le società di calcio dilettantistico non hanno solo uno scopo sportivo e vanno tutelate. La loro importanza nella quotidianità dei ragazzi va al di là dell'aspetto dei risultati, tocca la sfera educativa, la formazione umana. Ecco perché, proprio a cominciare da l'AIC, tutti dovrebbero fare una pausa di riflessione e fare in modo di non disperdere questo patrimonio”.