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Categorie: Dilettanti - Eccellenza

"Meritocrazia, equilibrio e lavoro". A tu per tu con Andrea Persia

Dopo le tante soddisfazioni nel settore giovanile e l'ottimo campionato alla guida della prima squadra del Pomezia l'anno scorso, il tecnico è fermo ai box: "Io penso solamente a lavorare sul campo e alla crescita dei calciatori"



Andrea Persia ai tempi dell'Aprilia. Foto lagazzettapontina.itE' uno dei giovani tecnici più preparati, a parere di chi scrive, nell'ambiente del calcio laziale. Avendo seguito per molti anni il settore giovanile, in poche occasioni ho potuto notare una costanza nella crescita dei giocatori e nel raggiungimento di risultati. Ma non sono l'unico a pensarlo, né a dirlo. Lo ha dichiarato infatti anche l'attuale tecnico del Lariano Giuseppe Di Franco, non uno qualunque considerando il suo curriculum, in un'intervista rilasciata a Sportinoro: “Credo che Andrea Persia possa arrivare in alto, non capisco come mai sia rimasto senza squadra”. Al di là delle opinioni personali però, ci sono i numeri a sostenere decisamente il valore dell'allenatore, e non solo a livello di settore giovanile.

Esordio alla guida di una prima squadra di Eccellenza: campionato chiuso al 6° posto a quota 50 punti, obiettivo salvezza straraggiunto.
“A Pomezia ho trascorso un anno bello e importante. Sono stato accolto e trattato bene fino all'ultimo e non smetterò mai di ringraziare la società per avermi concesso la possibilità di allenare una prima squadra. Ho trovato davvero un ambiete ideale per fare calcio e non è retorica. Ogni persona dello staff mi è sempre stata vicina, anche nell'unico momento di flessione avuto dalla squadra a metà gennaio (girone di andata chiuso a 29 punti, ndr). Questo per un allenatore è importante”. 

Oltre al raggiungimento dell'obiettivo personalmente ti senti soddisfatto del tuo lavoro?
“Si, perché anche se avevo maturato tanta esperienza nel settore giovanile, volevo dimostrare a me stesso di poter lavorare e competere in una categoria importante come l'Eccellenza. L'ho fatto con una squadra di giovani, il più “anziano” era dell'87. Le difficoltà non sono mancate, ma le avevo tenute in conto con una squadra dall'età media così bassa. Forse potevamo scalare qualche altra posizione, ma abbiamo raggiunto un ottimo sesto posto”

Al momento però, finita la collaborazione con il Pomezia, non sei riuscito a trovare un progetto da sposare. Hai pensato, anche solo per un attimo, di aver sbagliato a compiere il salto da giovanili a prima squadra?
“Sinceramente no, perché la mia è stata una scelta professionale ragionata e maturata dopo aver lavorato per tanti anni in una società importante a livello giovanile-dilettantistico come l'Urbetevere. Ho avuto poi la fortuna di partecipare agli stessi campionati ma a livello nazionale con l'Aprilia, quindi nell'ottica di una crescita professionale era giusto per me confrontarmi con le prime squadre. Un allenatore che vuole lasciare il segno deve sempre migliorarsi, è un percorso lungo e complicato ma non mi mancano determinazione e ambizione.”

Umiltà e lavoro sono due valori da cui non prescindi. Forse l'ambiente del calcio non ne riconosce più la giusta importanza...
“Vengo da un percorso, sia come allenatore che come giocatore, fatto di abnegazione, lavoro, ma soprattutto meritocrazia. Questo è il valore più importante per me, non solo nel calcio ma in ogni ambito della vita. Questo mi è stato insegnato quando ero bambino. Credo fortemente che debba andare avanti e avere possibilità chi merita, chi ce la mette tutta. Ma in questo paese non penso di essere l'unico a rendermi conto che non va così e che purtroppo a volte entrano in gioco altri aspetti che a mio parere non sono corretti...”

Per esempio?
“Non c'è bisogno di fare esempi, io sono un allenatore e devo pensare a fare il mio lavoro. Non ho sponsor, non frequento salotti...”

Che tipo di progetto stai cercando esattamente? Hai mai pensato alla possibilità di tornare ad allenare nelle giovanili? 

“Ho sfruttato questo periodo in cui sono fermo per aggiornarmi, studiare. Vado a vedere allenamenti e partite sia di giovanili, che di nazionali e dilettanti. Voglio continuare a migliorarmi e a imparare. Sto cercando un ambiente dove ci sia una programmazione lungimirante, dove possa lavorare e crescere ancora di più. La possibilità di tornare ad allenare le giovanili la considererei qualora ci fosse un progetto importante, non per presunzione ma sinceramente la mia priorità resta allenare una prima squadra.”

Ci potresti dire con una parola, qual è il tuo concetto di calcio? 

“Per me la parola chiave nell'ambiente calcio, sia dentro che fuori dal campo, nella gestione del gruppo e a livello tecnico-tattico, è equilibrio. Un concetto fondamentale per riuscire a gestire lo spogliatoio e per avere un adeguato assetto di squadra in mezzo al campo. Avere la giusta risposta tra la fase di non possesso e di possesso. Non amo gli eccessi, mi piacciono le squadre costruite bene dalle fondamenta, capaci di giocare un calcio corale e piacevole. Ovviamente che ottenga risultati”.

Ad inizio articolo spieghiamo che in una recente intervista Giuseppe Di Franco ha detto che sei un tecnico“che può arrivare in alto”.
“Mi ha fatto un enorme piacere perchè è un tecnico che allena da tantissimi anni. Ha allenato anche me nelle giovanili insegnandomi molto come giocatore e come persona. Un uomo di calcio vero che sta lavorando bene come sempre ha fatto. Lo posso solamente ringraziare per le sue parole in un momento così delicato per me”.