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Miccio e la Nocerina: "Una stagione difficile, ma ragazzi e staff tecnico sono stati meravigliosi"

L'allenatore romano, che ha raggiunto le final eight di Chianciano con gli Allievi rossoneri e sfiorato la qualificazione con la Berretti, si racconta al termine di una stagione tumultuosa



Quante volte abbiamo sentito parlare di stagione travagliata. Quante volte tecnici, giocatori, dirigenti, si sono giustificati con questo alibi, senza dare spiegazioni ulteriori, ma trincerandosi dietro un aggettivo che in ambito sportivo significa tutto e niente? Molte, moltissime, a volte anche quando di travagliato non c'era un bel niente. Luigi Miccio non lo fa nonosante lui, la stagione travagliata, con la Nocerina l'abbia vissuta sul serio. Perché grazie alla sua passione, alla sua voglia di calcio, all'affetto per i suoi ragazzi, è riuscito a superare anche lo scandalo legato alla prima squadra in occasione del derby contro la Salernitana. Superare prima e sublimare poi, con il raggiungimento delle final eight di Chianciano, in un anno dove abbandonare la barca sarebbe stato facile e comprensibile. Il giovane tecnico romano, però, è un ragazzo di valori forti, uno di quelli che non si arrende. Con la prima squadra estromessa dalla Lega Pro lui non ha fatto una piega, anzi. Ha parlato con i suoi calciatori, con i suoi collaboratori, ed è entrato tra le prime otto squadre migliori d'Italia. Come, ce lo racconta lui.

Luigi MiccioLuigi, partiamo dal momento più difficile. A gennaio scoppia lo scandalo dell'Arechi. Qual'è stato il tuo primo pensiero e la prima cosa che hai detto ai tuoi ragazzi? 

“Sinceramente la prima sensazione che ho provato è stata incredulità. Sia per quello che stava accadendo sul campo, sia per la risonanza mediatica che l'accaduto aveva avuto a livello nazionale. Dopo la sentenza non è stato facile, perché c'era la delusione di veder sparire una società con 104 anni di storia. Ai ragazzi, invece, ho semplicemente detto che avevamo due strade: quella della disgregazione e quella dell'orgoglio e dell'etica. A loro è bastato questo, un campo da calcio e uno staff tecnico che li continuasse ad allenare come se nulla fosse accaduto”. 

E avete scelto la seconda. 

“Già. E se consideriamo che è una scelta portata avanti da giovani di sedici, diciassette anni, che hanno dovuto confrontarsi anche con famiglie spaventate e sono stati assaliti da squali che prospettavano loro una chiusura anche del settore giovanile per convincerli a trasferirsi in altre realtà (l'ok federale sulle giovanili è arrivato a fine febbraio, ndr), capite che il valore di quello che siamo riusciti a raggiungere assume contorni straordinari”.

Dimostrando che in campo, oltre agli aspetti tecnici, serve anche altro. 

“Dignità e orgoglio. Sono state queste le caratteristiche che ci hanno permesso di arrivare dove siamo arrivati. Poi, chiaramente, c'è anche il discorso tecnico-tattico e il duro lavoro di due anni. Spero, anche se sarà veramente difficile, di incontrare di nuovo un gruppo con questi valori. Definirli favolosi risulta perfino riduttivo”. 

Che idea ti sei fatto di quel 10 novembre? 

“Non riesco ancora a capire e non vorrei dire cose che possano venire fraintese e strumentalizzate. L'unica cosa che mi viene da pensare è che la Nocerina avesse puntato su un gruppo giovane, magari psicologicamente non all'altezza di affrontare un derby con la Salernitana atteso da trenta anni. Ancora oggi l'amarezza è tanta. La Nocerina è nel mio cuore, vederla ripartire dai dilettanti sarà dura”. 

Così, inevitabilmente, le attenzioni della piazza si sono spostate su di voi: come avete affrontato questa pressione? 

“L'abbiamo vissuta come un'opportunità. Proprio contro la Salernitana, allo stadio San Francesco, abbiamo disputato una partita Berretti con oltre 1500 persone sugli spalti. Nocera ha fame di calcio, è una città che ama questo sport, che lo vive. Uno dei tifosi storici del club, dopo la squalifica della prima squadra, mi ha detto che per loro c'è solo la Nocerina. Nel senso che rappresenta un riscatto verso le difficoltà che il territorio ha affrontato e sta affrontando in questo momento così duro a livello nazionale. Ho visto i due magazzinieri piangere dopo la sentenza della prima squadra, poi li ho visti emozionarsi e dirmi che la nostra qualificazione era superiore alla promozione in Serie B: ascoltare quelle parole è stato meraviglioso. Ancora oggi se ci penso mi emoziono”.

Passiamo al lato prettamente tecnico: quali sono state le differenze che hai vissuto confrontandoti in un campionato professionistico? 

“Cambia moltissimo, dalle richieste di staff dirigenziale e tecnico e dei calciatori, all'agonismo, alla cultura specifica nel formare un giocatore dal punti di vista fisico, comportamentale, tattico. Inoltre a livello dilettantantistico l'individualità emerge maggiormente e può permetterti di arrivare fino in fondo. Qui, se l'individualità non è supportata dalla squadra, non arrivi lontano”. 

Ogni esperienza forma e cambia un uomo:come ti ha cambiato Nocera e cosa ti porti via? 

“Mi ha cambiato tantissimo e porterò con me tantissimo: come uomo ho imparato a vivere senza le certezze che avevano accompagnato la mia quotidianità, a cavarmela da solo. Dal punto di vista lavorativo mi sono confrontato con tantissime culture e realtà. Da Messina a Bassano del Grappa, ho colto tanti aspetti che, di società in società, mutano radicalmente”. 

Un esempio? 

“Per esempio da sud a nord il modo di fare calcio è completamente diverso. Al sud l'agonismo, l'intensità e il talento individuale dominano in maniera importante. Più sali, invece, e più si nota la matrice tattica dell'allenatore. Diciamo che non c'è uniformità tecnica a livello di settore giovanile e questo mi spinge a voler conoscere ancora di più, ad aggiornarmi, studiare, crescere”. 

Per chiudere una domanda di routine: cosa c'è nel tuo futuro? 

“Ancora non lo so, sto aspettando proposte. L'importante è che, al di là del campionato e della categoria, possa confrontarmi con persone che credono nei rapporti sinceri, dove sentire la fiducia e la stima dell'ambiente. Sono una persona che crede nei sentimenti e vorrei lavorare con chi ragiona come me. Però, per adesso, ancora non c'è nulla”. 


Per poco, speriamo noi. Perché portare tre squadre su quattro alle finali nazionali (due volte gli Allievi e una la Berretti) in due anni non è cosa da tutti i giorni. Luigi Miccio qualcosina ha dimostrato e vedere un allenatore che ha raggiunto questi risultati ancora in attesa della proposta giusta, fa riflettere. Perché sul tecnico non si può discutere e per quanto riguarda l'uomo, beh: c'è bisogno di aggiungere altro?