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Categorie: Dilettanti - Eccellenza

Mirko Forcina choc: "Smetto di giocare per il vincolo"

La punta, legata per altri due anni all'Albalonga spiega: "Avevo una proposta del Fiumicino che mi avrebbe offerto un posto di lavoro a tempo indeterminato che mi avrebbe cambiato la vita: purtroppo le richieste del mio club erano inarrivabili".



Mirko ForcinaMirko Forcina ha deciso, smette di giocare. Una vicenda che abbiamo seguito in questi giorni e che speravamo potesse avere un epilogo diverso. Una vicenda che purtroppo si ripete con diversi ragazzi, creando un grande dibattito sul vincolo sportivo dei calciatori fino ai venticinque anni. Da una parte una società che ha valorizzato un giocatore e giustamente spera di monetizzare il suo investimento. Dall’altra parte la volontà di un ragazzo che milita nei dilettanti e, per difficoltà economiche e di sostentamento della propria famiglia, chiede di cambiare squadra. E’ quello che è successo a Forcina, classe 1992, una delle prime punte più richieste in Eccellenza, vincolato ancora per due anni al club castellano. Con l’Albalonga di Camerini ha dato il suo contributo alla promozione in Serie D, ma aveva deciso di sposare un altro progetto. Qualche squadra si era interessata, ma la richiesta del presidente Bruno Camerini per il cartellino è stata inavvicinabile. Richiesta lecita, per carità. Racconta Forcina: “Avevo avuto un’occasione importante con il Fiumicino, che dovrebbe essere ripescato in Promozione, che non mi offriva rimborsi, ma un lavoro all’aeroporto. Io faccio le pulizie la mattina e l’occasione di un contratto a tempo indeterminato vicino casa, avendo una moglie e un bambino piccolo, era per me importantissima e irrinunciabile. Ho provato a convincere il presidente a darmi almeno in prestito, ero anche disposto a togliermi dei soldi e pagare io una piccola cifra pur di andare. E’ una cosa che faccio ovviamente solo per il lavoro, decidendo tra l’altro di scendere di due categorie. Purtroppo non ha voluto sentire ragioni e ha chiesto una cifra molto alta sia per il prestito, che per il cartellino, ovviamente inavvicinabile per un club come il Fiumicino formato da tutti giocatori del posto e non certo ricco. Mi dispiace, umanamente mi sarei aspettato un altro trattamento dal presidente. A questo punto preferisco smettere, anche se questa scelta mi penalizza ulteriormente. Lo faccio per rispetto del ds, dell’allenatore e di tutti i miei compagni: continuare a giocare in una squadra che ha determinati obiettivi, senza avere la testa per farlo, sarebbe sbagliato. Purtroppo il vincolo sportivo ha penalizzato me come tanti altri ragazzi, obbligandoci a prendere questa decisione”. Una vicenda che speravamo potesse chiudersi diversamente, pur capendo le ragioni delle parti in causa.