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“Mondo di mezzo”, furto e minacce negli uffici del comune

L’ipotesi scioglimento per mafia arriva in Parlamento



Prosegue la tempesta giudiziaria che da due giorni imperversa sulla Capitale fra arresti, perquisizioni di uffici e avvisi di garanzia. Nessuna buona nuova dal prefetto Giuseppe Pecoraro, che dopo aver dichiarato ieri di non escludere la possibilità di scioglimento del comune di Roma, ha anche avvertito il sindaco Ignazio Marino di una concreta minaccia nei suoi riguardi: “c’è un problema di protezione del primo cittadino”. La proposta del prefetto è di accettare scorta e spostamenti in auto: “Lei in bicicletta non ci deve andare più altrimenti è inutile parlarne” sentenzia esplicitamente Pecoraro. Proprio stamattina giunge la risposta del sindaco, che entro Domenica deciderà se accettare o meno un servizio di scorta. Marino però sembra aver incassato bene il colpo, e si dice “ancora più motivato” rispetto al terremoto capitolino, che è diventata “la sfida della mia vita” Il foglio ritrovato negli uffici M5S


Nel frattempo, una notte tutt’altro che tranquilla sembra aver portato consiglio alle persone sbagliate: due gravi episodi si sono verificati in diversi uffici comunali, eventi che lasciano trapelare le preoccupazioni di chi, all’interno di questa “cupola”, ha ancora molto da perdere. In via delle Vergini, importante distaccamento del Comune, questa mattina è stato ritrovato un avvertimento inquietante. Sulla porta dell’ultimo ufficio del Movimento 5 Stelle pendeva un foglio di carta con su disegnato una croce celtica. Un semplice scarabocchio che, nel contesto giusto, diventa intimidazione mafiosa da vademecum. Immediata la reazione della consigliera Virginia Raggi, che poco dopo il ritrovamento ha pubblicato su Facebook la fotografia della croce celtica e due parole: “vigliacchi e mafiosi”. Il secondo episodio avviene all’interno degli uffici del Servizio Giardini del Campidoglio: due ladri, presumibilmente intorno alle 3 di notte, sono riusciti a rubare un computer che secondo gli inquirenti potrebbe essere collegato alla maxi inchiesta. Difatti uno dei 37 arrestati è proprio Claudio Turella, impiegato al Servizio Giardini a cui sono state sequestrate tangenti per 572.000 euro, e sul quale pendono accuse di corruzione aggravata, turbativa d'asta e rivelazione segreto d'ufficio. Le telecamere di sorveglianza sono state dichiarate non funzionanti da qualche giorno, inutile quindi sperare in una registrazione del furto, che andrà ad ingrassare le oltre 1200 pagine di relazioni ed intercettazioni già in mano alla Procura. 


SCIOGLIMENTO PER MAFIA. Si moltiplicano le reazioni in parlamento rispetto alle parole di Alessandro Di Battista e la risposta del prefetto di Roma. Il deputato pentastellato in conferenza stampa aveva chiesto lo scioglimento del comune di Roma per mafia, e poche ore dopo giungeva conciliante la risposta di Pecoraro, che confermava la procedura come una delle ipotesi al vaglio. Fra i primi ad argomentare è proprio il sindaco Marino, che ieri sera a Otto e Mezzo su La7 ha indirettamente bocciato l’ipotesi: ”Credo che questa città abbia bisogno di una guida salda”. In Parlamento la discussione ha preso forma solo in giornata, con Silvio Berlusconi che in una rinnovata quanto inaspettata svolta giustizialista tuona: “L’unica soluzione accettabile è lo scioglimento immediato del Comune”. E poi? “Immediata convocazione di nuove elezioni” ovviamente. Gli fa eco Matteo Salvini, che sulla mafia tace ma sposa con entusiasmo l’idea di elezioni anticipate. Per il presidente del Senato Grasso “Ci sono tutti i presupposti per un’aggregazione mafiosa”, ciononostante a Roma “solo alcuni sono coinvolti, per sciogliere un Comune ci vuole ben altro”. Per Luigi Di Maio invece l’auspicio è che la commissione d’accesso possa insediarsi al più presto su direttiva di Pecoraro. E’ Angelino Alfano il più cauto sulla vicenda e sostiene che, a dispetto delle singole verità che stanno emergendo, “Roma è una città sana, non è marcia” e che “bisogna andarci coi piedi di piombo”, dunque l’augurio alla magistratura di colpire il crimine “senza guardare in faccia a nessuno”.