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Non è la Rai: idee e proposte per la riforma della televisione di stato

Mercoledì scorso presso il Centro Congressi Sapienza incontro per analizzare le possibilità di migliorare il servizio pubblico



Image titleSi è tenuto mercoledì 4 marzo presso il Centro Congressi “Sapienza” il VI incontro del seminario “Vocazione servizio pubblico. Pallacorda di idee e proposte per ripensare la Rai”. L’incontro, moderato dal giornalista de Il Messaggero Claudio Marincola, è iniziato con il saluto del Prorettore alle Comunicazioni Istituzionali della “Sapienza” Mario Morcellini. Subito dopo ha preso la parola la Professoressa Mihaela Gavrila, docente di Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi alla Sapienza, che ha illustrato il documento “Linee guida per una Riforma della Rai” proposto da docenti e professionisti della comunicazione e della televisione. Il servizio pubblico del domani, sostiene la Gavrila, “dovrebbe rivolgersi a tutti, avere una certa estetica, coltivare una sana ecologia sociale, essere capace di configurarsi come bussola valoriale” ed assolvere quatto obiettivi principali: educare, intrattenere, informare ma anche connettere cioè tenere coesa ed unita la società italiana. Interessanti anche gli stimoli di Claudio Cappon, ex Direttore Generale della Rai che, oltre a condividere nel merito la struttura del documento proposto, ha focalizzato l’attenzione su due ordini di problemi attorno ai quali occorrerebbe investire risorse: la questione dell’informazione, che dovrebbe essere più approfondita (attraverso un maggior numero di giornalisti inviati), e il problema della sperimentazione creativa. A tal proposito, egli ha sottolineato il fatto che “la tv pubblica non deve essere una tv commerciale castrata, ma una tv che osa”, capace cioè di innovare e produrre cultura. Proposte innovative sul destino della Rai sono arrivate anche dall’ex parlamentare e senatore UDC ed ora Presidente dell’Associazione Produttore Televisivi Marco Follini, che ha individuato quattro condizioni importanti su cui investire ai fini di un miglioramento qualitativo dell’azienda: definire la natura della Rai (cioè se è pubblica o privata), scommettere sulle idee, collaborare con altri poli produttivi e, infine, riscrivere un nuovo rapporto tra Rai e politica che difenda la professionalità e che passi attraverso l’abolizione della Commissione parlamentare di Vigilanza. Riflessioni singolari sono arrivate anche dal Professor Vittorio Alberti, docente di Filosofia alla Pontificia Università Lateranense, il quale ha auspicato un servizio pubblico svincolato soltanto dalla dittatura dell’ascolto (lo share) ma capace anche di combinare lettura, scrittura e audiovisivo dentro un progetto di rifondazione umanista della società italiana. Alberti ha inoltre ricordato il ruolo della cultura in tv e il servizio pubblico ai tempi di Bernabei testimoniato, tra l’altro, anche dal grande patrimonio audiovisivo delle Teche della Rai. Il dibattito è proseguito con l’intervento di Marco Mele, giornalista del Sole 24 Ore che, oltre ad aver auspicato un miglioramento nella ricezione dei canali Rai sul digitale terrestre, ha posto l’accento sull’informazione, auspicando un giornalismo meno redazionale e più attento alla veridicità dei fatti raccontati. A chiudere il seminario, l’intervento di Carlo Rognoni già Presidente Forum della riforma del sistema Radiotelevisivo del PD che ha ricordato le quattro proposte di legge presentate in parlamento (quella di Scelta Civica, quella del Movimento Cinque Stelle, quella di Anzaldi del PD e quella della Rete dei cittadini condivisa anche da Vita, Civati e dai parlamentari di SEL) e ha messo in evidenza i punti su cui lavorare per la riforma del servizio pubblico: separare l’operatore di rete dal fornitore di contenuti attraverso la creazione di due società distinte, trasformare la Rai in una media company capace di connettere i pubblici sfruttando la banda larga, mettere in atto una riforma complessiva sul canone. Queste dunque le proposte per i prossimi dieci anni avanzate dai “saggi” affinché la Rai possa diventare, a tutti gli effetti, un nuovo servizio pubblico, un bene comune e un patrimonio del nostro Paese.