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Omicidio di Carlo Macro: 14 anni a Joseph White Clifford

Nelle motivazioni della sentenza di primo grado si legge che la "corte non ha avuto alcun dubbio nel giudicare fondata la prospettazione accusatoria“. Respinta l'aggravante dei futili motivi.



"Se può darsi per pacifico che quel rumore potesse aver svegliato anche White  ciò ha rappresentato solo la ragione per la quale egli avrebbe deciso di uscire dalla roulotte, ma non necessariamente e non ve ne è prova, il motivo che lo avrebbe spinto a un certo momento ad aggredire il giovane incontrato vicino al suo precario alloggio". Con queste parole prese dalle motivazioni alla sentenza, il Tribunale di Roma ha condannato Joseph White Clifford alla pena di 14 anni per l’omicidio di Carlo Macro. Per l’organo giudiziale quindi, l’uomo ha ucciso intenzionalmente Macro e la scusante attestata in un primo momento della “musica alta” non sarebbe stata la causa scatenante dei fatti del 14 febbraio 2014.

Carlo MacroLa sera del delitto. Carlo Macro si trovava insieme al fratello nei pressi del Gianicolo, quando si è parcheggiato con la macchina vicino alla roulotte del White. Da lì gli eventi precipitano: White esce dalla roulotte e - secondo la ricostruzione del Tribunale - perfora l’aorta di Macro con due fendenti che non lasciano scampo al ragazzo che morirà nell’autoambulanza che lo trasportava in ospedale. Nessun segno di colluttazione, quindi, come sostenuto all’inizio da alcune ipotesi di parte, che non ha lasciato campo al percorso della legittima difesa. "Ho bucato uno con la giravite" si legge in un sms inviato dallo stesso White a un volontario della Comunità di Sant'Egidio.

Il mandorlocome ricordo. “Abbiamo messo una targa dove è stato ucciso – ricorda la Presidente del I Municipio, Sabrina Alfonsi - soprattutto per dare il segno di una rinascita, che cioè da questa esperienza di Carlo si dovesse ripensare ad una integrazione ed inclusività in questa città e di ripensare a dei modelli di assistenza. Abbiamo voluto piantare in Piazza San Pietro in Vincoli, sotto le finestre della casa di Carlo, questo mandorlo che ci ricorda una vita che ha portato un nuovo modo di pensare la città e lì noi lo vogliamo ricordare ogni anno in un momento felice. Carlo era un ragazzo che suonava la chitarra, che viveva la vita in pieno: una vita piena che è stata spenta male e che però forse porterà a dei frutti positivi”.