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Pallavolo, Mondiali 2014 - L'Italia sbatte sulla Cina e dice addio al sogno della finale

Le ragazze di Bonitta cedono 3-1 alle asiatiche e mancano l'accesso all'ultimo atto. Domani pomeriggio il match con il Brasile per la conquista del bronzo



ITALIA - CINA 1 - 3 (21-25, 20-25, 25-20, 28-30)


ITALIA Piccinini (K), Lo Bianco, Centoni, Arrighetti, Chirichella, Del Core, Costagrande, Bosetti C., Ferretti, Diouf, Folie, De Gennaro (L) ALLENATORE M. Bonitta 

CINA Ruoqi (K), Zhu, Junjing, Xiaotong, Zhan, Chunlei, Xinyue, Fangxu, Qiuyue, Jingsi, Huimin, Danna (L) ALLENATORE L. Ping

ARBITRI Tano (Giappone), Cespedes (Repubblica Dominicana)

NOTE Durata set 26', 27', 27', 37' Top scorer dell'incontro Zhu (Cina) con 31 punti.


La Cina stende le azzurre e accede alla finale per l'oro dove troverà gli Stati Uniti (Foto © Fivb)Uno scontro già visto pochi giorni fa, quello tra Italia e Cina. Quest'ultime hanno però tutta l'intenzione di prendersi la loro rivincita e dimostrano di aver studiato meticolosamente il gioco delle azzurre. Le cinesi riescono infatti a prendere le misure a Lo Bianco e compagne sin dai primi scambi e, dopo un iniziale equilibrio, passano a condurre di diverse lunghezze con Zhu come miglior terminale d'attacco. L'Italia fa fatica a trovare la necessaria continuità, non è incisiva in battuta e a muro non riesce a dare fastidio alle avversarie. Nonostante ciò, rimane in scia 15-14. Dopo il time-out tecnico sono ancora le cinesi a farsi avanti con prepotenza (20-24), costringendo le azzurre a tentare il tutto per tutto col servizio di Costagrande. La fatica delle ragazze di Bonitta tuttavia non viene premiata e il set va alla Cina 21-25.

Nel 2° parziale l'Italia riesce a lottare alla pari delle avversarie ma perde mordente scambio dopo scambio. Il libero Danna è ovunque e l'attacco azzurro deve inventare ogni volta qualcosa di nuovo per poter andare a segno. Bonitta manda in campo Ferretti su Lo Bianco e Folie su Arrighetti, con la speranza di rientrare in gara (11-16). Centoni dai 9 metri accorcia le distanze 14-16, ma la Cina non si spaventa e ristabilisce prontamente il +4 (15-19). Le fast di Folie e la prontezza di De Gennaro non riescono a capovolgere la situazione né a ridare il sorriso alle azzurre, che affondano 20-25 di fronte ad un avversario invalicabile tanto a muro quanto in difesa.

Ultima chiamata per l'Italia e Bonitta rivoluziona il suo sestetto di partenza: Lo Bianco opposto a Centoni, Diouf e Del Core a banda, Folie e Chirichella al centro. La partenza della squadra è buona (3-1) e il gioco diventa finalmente più fluido. Del Core e Chirichella ingranano a muro e danno un contributo prezioso alla causa azzurra. Zhu e Ruoqi sono di un altro livello ma l'Italia si affida al suo ottimo collettivo per amministrare la manciata di punti di vantaggio. La cavalcata finale vede il contributo di ogni elemento: Costagrande entra dalla panchina e fa subito punto, Folie trova il tempo giusto a muro, Del Core mette a segno l'ace del 24-20 e Diouf in attacco chiude 25-20.

L'Italia rimane agganciata alla finale e trova gli obiettivi da centrare: Diouf in battuta mette in seria difficoltà il libero Danna, mentre Centoni e Chirichella continuano a fare bene a muro (5-3). Le infinite risorse della Cina rendono sempre più complicato fare punto, visto che le asiatiche non mollano un pallone. Gli scambi si allungano e nonostante le azzurre forzino il colpo è la squadra di Ping a mettere a segno il lungo break che porta le sue ragazze a condurre prima 15-18 e poi 17-20. L'Italia recupera e riapre il set. Il finale è spettacolo allo stato puro: si va ai vantaggi, punto a punto, azione su azione. La palla scotta ma Del Core non ha paura ed è la migliore delle sue. Peccato per l'epilogo, che premia la Cina trascinata da una Zhu incontrollabile (addirittura 31 punti sui 62 messi a segno in attacco dalla sua squadra). Il 28-30 costringe le azzurre ad accontentarsi della finalina per il 3' posto contro il Brasile di Ze Roberto, battuto nel pomeriggio dagli Stati Uniti. Il Mondiale non è ancora finito e l'Italia ha l'obbligo di cercare quella medaglia che meriterebbe al 100%.