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Paola Scoppettuolo, la danza come linguaggio totale

Alla scoperta di una delle figure più interessanti nel panorama del teatrodanza italiano



Paola ScoppettuoloLe due coreografie di Paola Scoppettuolo “The Wait” e “Sind”, presentate in anteprima nazionale al Teatro Greco di Roma lo scorso 3 ottobre dalla Compagnia Aleph, pongono il lume su una tra le figure più interessanti nel panorama del teatrodanza italiano. Attraverso un complesso linguaggio espressivo e l’ausilio di eccellenti danzatrici, le tematiche dell’attesa e della morte vengono proposte dalla Scoppettuolo in chiave ardente ed originale. Ciò che colpisce, in entrambi i lavori, è quanto essi abbraccino lo spettatore a più livelli sensibili, trascinandolo in una dimensione dove il “materico” e lo “spirituale” vengono avvolti da un’unica placenta emotiva. Due partiture acustico/visive dall’equilibrio prezioso in cui musica, movimento, voce, ragione e dinamiche sceniche, si incastrano fluttuanti e perentori sul medesimo palcoscenico. 

Coreografa, danzatrice, formatrice,  insegnante, Paola Scoppettuolo è un’artista la cui identità è lontana anni luce dagli stereotipi tradizionali. Talento della danza e dell’arte coreografica a livello internazionale, dal 1994 è direttrice artistica de La Piroetta Dance School, polo artistico operante in Roma  per la formazione della danza contemporanea. Dal 1998 è direttrice artistica e coreografa della Compagnia Aleph, compagnia di rilevanza nazionale, sovvenzionata e riconosciuta dal  Ministero per i Beni e le Attività Culturali, con la quale ha creato e realizzato numerosi spettacoli a carattere tematico: “Percorsi” (1998), “Strade” (1999), “Odissea” (2000), “Stati di natura” (2001), “Labirinti” (2002),  “Frammenti di senso “ (2003), ”Dualismi della Passione” (2004), “Orfeo, la verità ed il suo doppio “ (2005), “La carne ed il corpo sacro” (2006), “Figure della emozione” (2007),  “Corporei silenzi” (2007), ”Congiungimenti” (2008), “Pietre“ (2009), “Spleen” (2010), “ Incommunicado “ (2011) , “Voci –medea“(2012), Assenza (2013).

La Scoppettuolo dirige le sue creazioni con consumata maestria, fornendo dei  caleidoscopi emozionali in cui l’aspetto concettuale si fonde con l’intuito e l’artigianale lavoro di bottega. Si percepisce in quest’ultimo un’ossessiva e maniacale cura del dettaglio, mai esposto ai ranghi di mera “ciliegina” sulla torta, ma come un pilastro essenziale della verità scenica. Una verità capace di commuovere, come il finale di  “The Wait”. Chiunque abbia assistito alla “performance” è stato catapultato nell’unicità di un momento in cui “sorpresa” e “logica” rappresentano gli elementi chiave dell’esperienza estetica. La sincerità comunicativa filtrata dalla sensibilità dell’artista, del resto, è la base d’ogni seria carriera professionale. Quando poi, come nel presente caso, il “vero” scaturisce da una “finzione” profonda e meditata, il suo impatto espressivo non può che essere totale. Merce rara in un momento storico nel quale i creativi privilegiano l’espressione di quel che il pubblico vorrebbe sentirsi dire o quel che si vuole gli arrivi, anziché ciò di cui avrebbe più bisogno: ossia bellezza e verità.

Paola Scoppettuolo risulta, in tal senso, un’informatrice spirituale libera, priva d’affettazione ed è tra le artiste che, nel nostro paese, meglio rappresentano il trittico “talentum/studium/sanguis”. Donne eccellenti, nella cui vivace personalità gli elementi culturali, passionali e comunicativi, trovano una sintesi naturale ed elegante.