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Categorie: Dilettanti - Eccellenza

Parla Fabio Iengo: "Lupa Castelli, non ho rimpianti. Sono pronto a rimettermi in gioco: il prossimo sarà l'ultimo club dilettante in cui lavorerò"

Il ds si racconta: dagli inizi a Fidene fino alla cavalcata della scorsa stagione. "Il giocatore che porterei sempre con me? Fanasca"



Fabio IengoSolo trentatrè anni, ma alle spalle già una carriera importante, costellata da tanti successi. Parliamo di Fabio Iengo, ex direttore sportivo della Lupa Castelli Romani, squadra che ha dominato nel girone B d’Eccellenza approdando in Interregionale. Il rapporto con il club di Virzi si è interrotto a fine stagione e adesso è alla ricerca di una nuova sistemazione, cosa non facile in un momento di enorme crisi per il calcio dilettantistico. La meritocrazia sempre più spesso è messa in secondo piano, tanto per gli allenatori quanto per i dirigenti, con il conseguente impoverimento tecnico di tutto il sistema. Iengo aspetta l’occasione giusta, senza accontentarsi del primo club a disposizione, e punta in alto. Con lui abbiamo ripercorso la sua storia e analizzato la situazione di un movimento sempre più malato.   

Dagli inizi a Fidene alla Lupa Castelli: da quando hai cominciato a ventisei anni hai fatto tanta strada, collezionando risultati che tanti non hanno ottenuto in una vita… 

“Il mio primo anno da ds l’ho vissuto nella stagione 2007/2008 nel club di Anemone, vincendo il campionato Promozione. Ho costruito la rosa con Angelo De Marco e in panchina c’era Carlo Pascucci. L’anno successivo era un campionato estremamente competitivo con Latina, Pomezia, Ostia Mare e Anziolavinio e lottammo per il secondo posto perdendo la finale di Coppa Italia proprio con il Pomezia di Di Mario. Nel 2009/2010, invece, il Fidene riuscì a salire in Serie D, ma a stagione in corso decisi di andare ad Ascoli in veste di responsabile degli osservatori per la prima squadra. E’ stata una grande esperienza e Franco Colomba ottenne una salvezza incredibile. Nella stagione successiva, con mister Pane in panchina, costruimmo una rosa giovane e ci fu un ridimensionamento delle spese; il tecnico fu esonerato e venne chiamato Pillon. Mi occupavo delle relazioni sulle squadre avversarie e cercavo giovani talenti nelle categorie superiori. Poi l’Ascoli entrò in crisi e non ci furono le condizioni per rimanere. E’ arrivata l’offerta del San Cesareo nel campionato 2010/2011, con un grande rinnovamento della rosa e con Fabio Lucidi alla guida arrivammo terzi lottando con Sora e Lupa Frascati. Nella stagione successiva ci fu il trionfo con Ferazzoli in panchina e il salto in D. Nel 2012/2013, infine, il Cynthia: inizialmente ero un consulente di mercato, poi quando il presidente Virzi ha deciso di prendere in mano la situazione sono diventato il direttore sportivo. Eravamo partiti con soli sette punti in undici giornate, un grande handicap. Il patron ha puntato su di me e mister Gagliarducci e arrivò una salvezza pazzesca. A livello personale è stata una grande gioia: le idee vincenti pagano, la differenza la fai quando ti assumi delle responsabilità, andando anche allo scontro con la proprietà per una scelta che ritieni giusta. Molti dirigenti abbassano la testa, invece il dialogo costante con i presidenti è fondamentale, poi è giusto che il tuo datore di lavoro giudichi l’operato”.   

Sei reduce da una stagione splendida alla Lupa Castelli Romani: è stato costruito un grande gruppo ed avete dominato il campionato. Anche nei momenti iniziali, in cui c’è stata qualche difficoltà, non ci sono mai stati spifferi dallo spogliatoio, segno che il club era stato organizzato al meglio. 

“Non è stato facile come si può pensare dall’esterno, avevamo tutti dei caratteri forti. Come hai detto, sono state fatte le mosse giuste e abbiamo ottenuto risultati di spessore”.    

Avete deciso di separarvi a fine stagione in maniera serena, hai qualche rimpianto? Come giudichi il lavoro della Lupa in questo mercato? 

“Rimpianti no. Una parte di me vorrà sempre bene a Virzi, spero di poterlo incontrare e prendere un caffè con lui. Sono sempre convinto che, se non senti più gli stimoli giusti, devi cambiare. Non potevo fare scelte per amicizia e credo sia stata la soluzione corretta. Qualche fraintendimento c’è stato, non lo nego, qualcuno si è messo anche in mezzo, ma va bene così. Per quanto riguarda l’attuale mercato della Lupa posso dire che sta costruendo una rosa da playoff. Sarà una Serie D estremamente difficile, il giudizio si potrà dare solo quando sapremo la composizione dei gironi”.  

E’ un periodo difficile per il calcio dilettantistico. Girano pochi soldi e i tecnici e i dirigenti migliori spesso restano al palo. Quali modifiche proporresti? 

“In primis i comuni e le istituzioni dovrebbero permettere di mettere a norma gli impianti e metterli a disposizione dei club. I costi spesso sono insostenibili e in questo modo non si può andare avanti, servono delle agevolazioni. Da direttore professionista, inoltre, trovo difficoltà ad essere tutelato nel calcio dilettantistico, anche se non ho mai perso soldi e ho sempre lavorato con presidenti estremamente corretti. In un momento come questo in cui ci sono meno sponsor, le figure professionali dovrebbero essere ancora più importanti e non rappresentare un costo. E’ meglio investire qualche euro in più su una persona qualificata o farsi rappresentare da gente improvvisata che spende male il budget del club puntando su giocatori non adatti?”.  

Cosa farai nella prossima stagione? 

“Di solito ricevo poche chiamate, ma importanti: una di queste risale a venti giorni fa, quando insieme a Vignoni sono stato candidato al ruolo di ds per la Triestina, ma la trattativa non è andata in porto. Penso che sia diminuito il nucleo delle squadre in cui possa lavorare. Se devo scegliere una società senza un determinato progetto, preferisco stare fermo. Non so se squillerà il cellulare e se avrò la possibilità di ripartire in questa stagione: se troverò persone che amano il calcio come me e costruire qualcosa di duraturo nel tempo, sono pronto. Posso dirti una cosa: se avrò la fortuna di accordarmi con un club d’Interregionale, sarà l’ultima squadra nei dilettanti in cui lavorerò, perché la speranza sarà di portarla nei professionisti”.   

Il ricordo più bello della tua carriera? 

“Un momento che mi ha dato un’emozione forte è stata la prima stagione a Fidene. Ero giovane e incosciente e l’abbraccio con Angelo De Marco dopo la vittoria del campionato di Promozione è stato fantastico. E’ una delle poche persone vere  conosciute nel calcio, con cui ho condiviso tante cose. Porto con me anche un altro ricordo importante: finita l’avventura di San Cesareo ho avuto un colloquio di lavoro bellissimo con Cristiano Giarretta per andare a Novara. Sembrava tutto fatto, mi sono sentito a mio agio: lui poi è andato ad Udine, ma in quella situazione ho avuto la sensazione che ci fosse un filo conduttore che mi legava a un calcio più importante. Ho sempre aspirato al massimo e continuerò a farlo: non bisogna bruciare le tappe e voglio crescere grazie ai risultati ottenuti sul campo”.  

C’è un calciatore che vorresti sempre in squadra? 

“Ho diversi uomini chiave in mente, a cui darei un nove e mezzo in pagella, ma se devo un dieci dico Orlando Fanasca: lui racchiude un po’ tutto quello che deve essere per me un uomo nelle scarpe di un calciatore. Ha toccato con mano la Serie A, può insegnare tanto ai giovani, non molla mai. Caratterialmente è come me, c’è sempre, nei momenti belli e in quelli difficili. Ci sono pochissimi giocatori come lui”.