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Parla il Generale Coletta: "Alla Lazio lavoriamo così"

Il Responsabile del Settore Giovanile espone ad ampio raggio il metodo di lavoro della società biancoceleste



Il Settore Giovanile della Lazio è sempre stato sinonimo e garanzia di competenza, professionalità e qualità, e da ben undici anni il Responsabile ne è il Generale Giulio Coletta. La più recente testimonianza dell’ottimo lavoro svolta dal Generale e dai suoi collaboratori è la Finale raggiunta quest’anno con la Primavera, persa poi ai calci di rigore contro il Torino, nella cui rosa più di 15 elementi provengono dal Settore Giovanile e circa 10 di essi addirittura dalla Scuola Calcio. La conseguenza è lo sbocco dei giocatori più talentuosi nei campionati maggiori: basti pensare a Cataldi, punto fermo del centrocampo della Lazio di Pioli questa stagione, a Crecco, autore di un’ottima stagione con la Ternana e che sicuramente graviterà in orbita Prima Squadra l’anno prossimo, o Guerrieri, miglior giocatore delle Final Eight Primavera e futuro portiere della Prima Squadra. Senza contare i numerosi altri giovani di prospettiva, Palombi, Condemi, Rossi giusto per citarne qualcuno, che la Lazio ha cresciuto in casa.

Il Generale Giulio ColettaIl metodo E’ proprio il Generale Coletta a spiegare come si lavora in casa Lazio: “Da noi il trattamento è completamente diverso rispetto ad altre parti: qui non c’è il fenomeno o il titolare fisso. Tutti i ragazzi che rimangono da noi sono ragazzi selezionati, che sanno fare qualcosa. Poi è compito dell’istruttore, perché al settore giovanile non si è allenatore bensì istruttori, perché si deve insegnare, farli crescere, inserire e sentire importanti nel giusto modo. Perché se lo si fa troppo, come purtroppo qualche volta è successo per colpa della stupidità di chi li allenava, il risultato è che si rovinano buoni giocatori”. La chiave dunque è esclusivamente nel lavoro sulla crescita dei ragazzi, senza dare un ruolo principale ai risultati e facendo sentire tutti parte del progetto. “Vince solo chi fa maturare il giocatore, perché se si lavora bene ed i ragazzi crescono” continua il Generale “allora si vincono anche le partite. Questa è una politica che io ho usato anche quando allenavo, e allenavo i grandi: non ho mai cercato i grandi fenomeni, e davo spazio a tutti. Perché se si abituano a giocare solo 12-13 giocatori, quando poi qualcuno di questi è indisponibile, il resto della squadra non è preparato, non sente più la fiducia dell’allenatore ed alla fine anche gli altri componenti del gruppo lo snobbano. Ho mandato via allenatori per questo motivo”.

In panchina Un concetto che Coletta ha potuto applicare in prima persona nel corso di questa stagione, avendo rivestito anche i panni di allenatore: “I ragazzi sono tutti uguali: quest’anno quando ho preso gli Allievi Nazionali Lega Pro ’99, ed il venerdì nessuno dei ragazzi sapeva chi avrebbe giocato la domenica, a differenza delle altre categorie, così tutti dovevano essere pronti. Oltretutto io davo sempre 6 giocatori, a rotazione, al secondo gruppo dei ’99, quello degli Allievi Fascia B Elite, e da terzultimi siamo arrivati ad un passo dalle finali. Non ci siamo qualificati giusto per la differenza reti, ed è un peccato perché se questo metodo fosse stato utilizzato da prima avremmo vinto il campionato. Non potevo convocare più di 18 giocatori con i Lega Pro, quindi la rotazione con i Regionali Elite era utile per fare minutaggio, perché non è sufficiente allenarsi e basta per raccogliere risultati”. Inoltre il lavoro del tecnico non deve fermarsi alla gestione del gruppo: “Bisogna essere molto attenti, guardare come un ragazzo lavora e si muove per capirne le caratteristiche, individuarne il giusto ruolo in campo, che non sempre è quello che si pensa, e farlo rendere al massimo. Qua si fa Settore Giovanile di un certo livello, e si lavora in un certo modo, dando le stesse attenzioni a tutti. Lo testimonia il grande clima di serenità con cui i ragazzi si allenano e giocano da noi. Oltretutto l’allenatore deve comportarsi a dovere e restare lucido, perché la squadra rifletterà le sue caratteristiche. Ai ragazzi chiedo sempre se conoscono l’articolo 42 del regolamento del gioco del calcio, quello che dice che ‘l’arbitro è prerogativa dell’allenatore’, come uno ‘Ius Primae Noctis’: la prima parola o protesta all’arbitro la deve dire, in caso, l’allenatore; se invece lo fa un giocatore, è una mancanza di rispetto e deve essere punito”.

LazioLa mentalità “Io vorrei sempre arrivare primo” conclude il Generale Giulio Coletta “quindi quando allestiamo un gruppo, lo facciamo per vincere. E se i ragazzi assimilano quello che gli insegnamo, allora vinceranno: vanno solo impostati bene, e non gli va fatta sentire quella tensione e pressione che li porta a sbagliare. Noi abbiamo tanti ragazzi bravi, cerchiamo sempre di migliorare le rose, ma nel corso degli anni abbiamo raccolto tanti risultati, anche in tornei a livello internazionale, e questo è indicativo del buon lavoro che stiamo svolgendo”.