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Categorie: Calcio a 5 - C/5 Nazionali

Parla Manuel Baldelli: "Subito un danno, voglia di ricominciare"

Intervista all'ex tecnico del Prato Rinaldo: "Avevo dato già da tempo la mia parola per rimanere qui poi, da un giorno all'altro, ci siamo ritrovati senza squadra. Per un tecnico è difficile trovare una nuova panchina"



Manuel Baldelli (Foto © Segneri)La fine del Prato Rinaldo è stata certamente la notizia più inattesa e clamorosa degli ultimi giorni. Dopo una stagione di altissimo livello e culminata nei play off, nonostante la penalizzazione di 6 punti, la formazione gialloblu chiude i battenti e rinuncia sia alla serie B che a tutto il settore giovanile. I motivi sono molteplici, anche se sembra inevitabile che l’ingresso di Raffaele Pandalone nel Foligno Calcio possa essere la causa principale di questa scelta. Una decisione che non solo lascia liberi molti giocatori di categoria, ma soprattutto quello che è stato, forse, il principale protagonista di questa splendida cavalcata: Manuel Baldelli. Il tecnico era subentrato dopo una gara di campionato a Chicco Spanu, per poi iniziare un percorso di crescita collettivo e dare il via ad una esaltante scalata in classifica. Dopo aver dato la sua parola per rimanere ancora sulla panchina gialloblu, però, si ritrova a spasso nonostante alcune offerte rifiutate proprio per rimanere al suo posto.


Manuel, partiamo dalla fine. Un epilogo inatteso. Voi eravate state avvertiti di questa possibilità?

“No, l’ho saputo solo un paio di giorni prima del comunicato ufficiale e per me, ma penso anche per i giocatori, è stato un fulmine a ciel sereno. Non avevo nessun indizio, né alcun sentore e forse il non averlo saputo prima fa ancora più male”.


Eppure la società aveva già iniziato a muoversi per la prossima stagione.

“Avevo chiesto di mantenere i ragazzi che mi avevano dato tanto in questa stagione e la società mi aveva accontentato. Il nostro obiettivo era di confermare il grosso della rosa per poi inserire un unico grande colpo. Ero convinto che avremmo potuto ripetere la stagione appena conclusa, anche con una rosa ristretta, soprattutto senza i sei punti di penalizzazione”.


Poi il patatrac. Se è un danno per i giocatori, figuriamoci per un tecnico.

“Abbiamo ricevuto tutti un danno. Mi ero accordato già alcuni mesi fa per rimanere al Prato Rinaldo, poi mi sono arrivate un paio di proposte davvero interessanti, ma la mia parola è sempre stata sacra e l’ho mantenuta, anche e soprattutto per lo splendido rapporto che ho instaurato con Michele Pandalone e Daniele Di Stefano. Ho deciso di accettare di rimanere qui a prescindere, perché avevano deciso di puntare su di me. Adesso non è una situazione facile da affrontare. Un giocatore ha sempre più opportunità, mentre per un allenatore, a questo punto, è complicato trovare una panchina”.


Quale sarà il tuo futuro?

“Ho voglia di rimettermi subito al lavoro in una nuova realtà. L’importante è che sia un progetto serio, di qualsiasi categoria dal regionale al nazionale. Ho voglia di confermare quanto di buono fatto quest’anno al Prato Rinaldo”.


Quella del Prato Rinaldo è stata la tua prima esperienza da allenatore. Che bilancio dai della tua stagione?

“Più che positivo, anzi abbiamo compiuto quasi un miracolo. Abbiamo dovuto rimediare ai sei punti di penalizzazione, siamo risaliti in classifica fino a raggiungere i play off. Nella post season siamo stati eliminati dalla Maran, che poi ha ottenuto la promozione, solo per il miglior piazzamento in campionato, dal momento che le due partite si sono chiuse sul 2-2. Senza la penalizzazione avremmo passato il turno noi. Ai ragazzi lo avevo detto sin da subito che ce la saremmo giocata alla pari, nonostante una situazione di rosa non ottimale, tra assenze e piccoli infortuni. Sono convinto che se avessimo passato il turno saremmo arrivati fino in fondo”.


Una stima nei tuoi confronti dimostrata da tutti i tuoi giocatori…

“Questo è vero e mi fa molto piacere. Non solo, devo dire che anche gli addetti ai lavori hanno sempre speso parole positive nei miei confronti e della mia squadra. Qualcosa dovrà pur significare…”