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Categorie: Dilettanti - Giovanili - Nazionali

Parte "I miei giovani eroi", la nuova rubrica di Italo Cucci

Da lunedì in edicola prende il via l'appuntamento settimanale con lo speciale a firma del nostro direttore, che racconterà i protagonisti che hanno fatto bello il calcio italiano



L’anno nuovo è cominciato bene. Parlo di calcio, ovviamente, raccomandando a tutti i protagonisti di giocarlo sempre più allegramente - come storia vuole - per alleviare le pene delle cronache di vita quotidiana ormai sempre più terrificanti. E’ cominciato bene perchè il derby Genoa-Sampdoria l’hanno firmato tre italiani: due veraci con doppietta, Soriano e Pavoletti, uno, Eder... recuperato grazie al nonno Battista, italianissimo di Vittorio Veneto. Sarò fissato, pensatelo pure, ma son più di vent’anni che raccomando di tenere in vita la tradizione nazionale creando spazi per i nostri giovani ma resto inascoltato perché per fare il business - ovvero la raccolta disinvolta dei quattrini - ci vuole il pedatore esotico. Anche se lompo pagato per caviale. (Non sapete cos’è il lompo? Uova di un pescetto qualunque chiamate “il caviale dei tedeschi”, sì, quelli che si fanno in casa il parme- san e non si capisce perché quando vengono a Rimini vogliono mangiare sano e bello e buono e pagar poco). Fate conto che Pavoletti è un ‘88 e ha giocato il suo primo derby genovese. Poi è venuta la domenica e ho visto non solo Florenzi segnare un gol bellissimo ma anche l’esordio in giallorosso di Lorenzo Di Livio, 18 anni, figlio del Soldatino bianconero; e ancora Adam Masina, il ventiduenne poeta marocchino bolognesizzato alla grande. Insomma, mi è andata bene. E anche meglio quando ho visto il Carpi inchiodare la Lazio alla sua occasionale pochezza perché a Carpi, mille anni fa (1963...) ho cominciato la mia carriera di cercatore di tartufi, alias giovani, ovvero l’unica irrinunciabile risorsa del gioco più bello del mondo. 

Il direttore Italo Cucci (foto ©Lori)
A Carpi ho raccontato le avventure di Claudio Vellani, capitano della squadra che salì in C facendo festa come per la A, un anno fa. Nel derby Moglia-Carpi, che si giocava nel fango perché l’avvocato Pavesi, presidente dei mantovani, voleva che vivessero in perenne clima di battaglia, e quando finiva la partita i giocatori sembravano reduci della Quindicidiciotto: lì scoprii e presentai su “Stadio” Tazio Roversi, biondissimo, elegante quanto tenace terzino del Bologna post scudetto, e Mario Giubertoni che non era biondo nè elegante ma uno spietato stopper che approdò all’Inter. Ragazzi di sedici/ diciassett’anni che saltavano a piè pari dalla C alla A, addirittura in Nazionale, magari diventandone elemento indipensabile come quel giovanotto furioso (lo chiamarono “Il Belva”) che fu tra i migliori a Mexico 70: Mario Bertini, che ha fatto 72 anni l’altro giorno, che prima vidi al Prato e mi colpì eppoi all’Empoli dove esplose, subito catturato dalla Fiorentina e più tardi fatto cam- pione dall’Inter, gran mediano, modello per tanti altri centrocam- pisti come piacevano a Brera. Guarda caso, domenica sera m’ha chiamato il grande talent scout di quei tempi, Silvano Bini, che dell’Empoli è diventato anche presidente: voleva dirmi dell’Inter e del rigore negato ai ragazzi di Giampaolo ma ci siamo felice- mente perduti nei ricordi dei bei tempi e quando gli ho detto che voglio scrivere storie della meglio gioventù italiana mi ha dato la benedizione. Vi parlerò di Rivera, di Baggio, di Maradona... Be’, anche dei campioncini che han fatto bello il calcio italiano. Se poi avete qualche preferenza e curiosità, ditemelo: sarò felice di raccontarvi le gesta di chi avete soltanto rammentato in famiglia. Vi garantisco storie vere. Come dice questa rubrica.