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Per il Palazzo della Civiltà italiana dell’Eur è nuova vita: arriva Fendi

La nota casa di Moda ha stabilito nello storico palazzo il suo quartier generale fino al 2028: previsto il pieno rilancio della struttura, la cui storia è profondamente legata al ventennio ed all’arte moderna



Una bella immagine del "Colosseo quadrato" dell'Eur

Trent’anni: tanto è durato all’incirca l’oblio che ha inghiottito il Palazzo della Civiltà Italiana di Roma, meglio noto come il “Colosseo quadrato” del quartiere dell’Eur, un monumento che ancora oggi è il fulcro dell’Arte moderna e dello stesso concetto di italianità, declinato secondo la retorica dell’epoca fascista, dalla storia tumultuosa, gloriosa e per certi versi anche vergognosa. 


Passato recente. Contrariamente a quanto i numerosi monumenti del centro storico della Città eterna lasciano intendere, il Colosseo quadrato non ha origini antiche: piuttosto, si innesta a pieno titolo nella costruzione del quartiere dell’Eur, voluta in previsione dell’Esposizione universale, che sarebbe dovuta tenersi a Roma di li a poco, nel 1942. In pieno ventennio fascista, con la Città eterna da poco proclamata capitale dell’Impero, l’edificio doveva celebrare la nazione italiana ed allo stesso tempo esaltare il concetto di “romanità” molto caro al regime, che nel corso dell’esposizione avrebbe visto compiersi il secondo decennale della sua istituzione. Ubicato nel quadrato della Concordia, il Colosseo quadrato fu progettato da Giovanni Guerrini, Ernesto Lapadula e Mario Romano, dopo che l’idea dell’opera - evidentemente ispirata ad una riconfigurazione del millenario Anfiteatro Flavio, secondo una nuova prospettiva geometrica - era stata esaminata da una commissione presieduta da Marcello Piacentini, uno dei più celebri architetti e “scenografi” del regime: i lavori veri e propri invece si protrassero dal 1938 al 1953, in quanto l’Italia ed il mondo vennero investiti dall’apocalisse della seconda Guerra mondiale e, al contempo, l’esposizione universale non venne più celebrata. Sebbene i piani di partenza prevedessero 77 archi per facciata – poi diminuiti a 54 – la struttura definitiva, caratterizzata da un’anima di cemento armato ed un rivestimento a base di marmo travertino, in rigoroso stile monumentale, raggiunge oggi la ragguardevole altezza di 60 metri di altezza, poggiando su un basamento a gradini di 18 metri. Il tutto è ornato da 28 statue rappresentanti altrettante allegorie del popolo italiano.


La svolta di Fendi. Giungiamo così ai nostri giorni: completato nel corso del secondo dopoguerra ed utilizzato dapprima per l’Esposizione Internazionale dell’Agricoltura e successivamente per usi ministeriali, dalla metà degli anni ottanta il Colosseo quadrato è rimasto praticamente fermo al palo, inutilizzato. Un intervento di restauro, progettato e realizzato tra il 2008 ed il 2010 dal Ministero per i Beni e le Attività culturali, ha teso a recuperarlo alla piena fruibilità, dalle facciate al pian terreno, fino ai terrazzi ed agli stessi infissi; finalmente, a metà 2013 il gruppo Fendi ha raggiunto un’accordo con l’ente proprietario della struttura, per prendere in affitto il palazzo fino alla fine del 2028, allo scopo di realizzare, tra l’altro, un museo da aprire al pubblico. E così è stato: venerdi scorso, la nota casa di Moda ha inaugurato ufficialmente la struttura con una giornata di festa, animata dal videoartista Mario Nanni, 250 invitati ed addirittura il ministro Maria Elena Boschi. Seguendo la linea ispiratrice di chi volle il palazzo, ossia celebrare il genio italiano e perpetuarne l’attività, Fendi ha situato al sesto piano il laboratorio pellicce e disposto ulteriori spazi per sarte, filiera della creazione ed area per il visual merchandising. Al pian terreno invece un’area sarà interamente destinata a spazio museale ed espositivo, mentre nel resto dell’edificio verrano ospitati uffici. Un quartier generale in piena regola, moderno e funzionale, che sarà visitabile gratuitamente da chiunque fino a marzo 2016.