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Piombo e Cocaina: la storia di Vallanzasca all'Abarico dal 13 al 15

Lo spettacolo ripercorre la carriera criminale del bel René. Regia di Piero De Silva, scritto da Antonio Nobili dell'Accademia TeatroSenzaTempo



La locandina dello spettacoloLa carriera criminale di Renato Vallanzasca, il ‘bel René’ (interpretato da Alessio Chiodini) così definito per il suo viso d’angelo, mobilitò la cronaca italiana negli anni 70. Una ricostruzione storica fedele che effettua un salto temporale approdando al Vallanzasca odierno, quello del ‘furto delle mutande’. Scritto da Antonio Nobili, l’autore ha basato la narrazione sulle testimonianze che ancora oggi abbiamo negli archivi giornalistici, ponendo l’accento sul potere dei media, quello di creare e distruggere un mito. All’interno di questo triangolo scenico, di taglio squisitamente cinematografico, lo svolgimento dei fatti che hanno reso Renato Vallanzasca un personaggio controverso e sfrontato, che fece presa sul pubblico e affascinò tanto le donne. Pur avendo ogni personaggio in scena un taglio introspettivo, lo spettacolo non pesa le azioni del protagonista. Non si assolve ne si condanna il Vallanzasca. La giustizia segue il suo corso. Semmai ne mostra l’uomo.


Note dell'autore Antonio Nobili Quello che ho cercato di scrivere e' una sorta di viaggio tra gli eventi e nella mente di uno dei "cattivi"della storia italiana che finisce per essere il paradigma-simbolo paradosso della moderna civiltà.Assassino a sanguo freddo Vallanzasca, rimane uno dei criminali più rappresentativi e di duraturafama nella storia della criminalita' italiana.Per capire come possa un assassino imprevedibile essere amato così profondamente anche a distanzadi anni dal suo "ritorno sulle scene", il pubblico dovrebbe smettere di avere un’opinione troppobuonista di sé stesso. Esattamente. Come in un viaggio all’interno della nostra psiche, dovremmofermare il flusso di coscienza e lasciare che il nostro io profondo venga in superficie. Innanzitutto ègiusto ricordare come sia un dato di fatto che, mentre siamo nel mondo reale, ci piaccia fantasticarecirca noi stessi (che, ne converrete, è un bel paradosso, lasciatemelo dire).Non che vi sia qualcosa di male, o di sbagliato; è semplicemente come funziona il nostro cervello, unsistema mentale necessario. E a dire il vero, alquanto comprensibile. Da sempre la gente adora avereun’opinione di sé alquanto distorta: ritenersi una persona onesta, incorruttibile, buona, se nonaddirittura migliore degli altri, al fine di ingannarsi, crogiolandosi ed attribuendosi allo stesso tempoun finto set di valori morali superiori.Queste millantate qualità positive, sempre tenute in grande considerazione, sono spesso nient’altroche la faccia della stessa medaglia: sono direttamente proporzionali a quelle qualità oscure e negative,ben nascoste. E di conseguenza, un set mentale di questo tipo ci permette di concepire una sorta diordine mentale.Ma il passo successivo è piuttosto semplice: rendere tale paradosso la nostra realtà.Il governo, le leggi, l’ordine; a nessuno viene in mente Hobbes? Senza un controllo governativo conregole ben strutturate e garanzie di rispetto delle stesse, infatti, l’uomo tornerebbe indietro a unasocietà dispotica, caotica ed immorale. Da qui, l’uomo deve Alessio Chiodininascondere, ma tuttavia saper ancorariconoscere, quella parte cupa e più oscura della nostra mente che Vallazansca ha messo in scenaattraverso l’uso non poi così celato che fa di parole ed azioni.Ma a questo punto non ci riferiremo a lui come psicopatico; dopotutto adorerebbe sentirsi chiamare inquesta maniera, solo per poi smentirci poco dopo.Questo perché il Vallanzasca non ha regole, ma la sua stessa illusoria “pazzia” cela una grandeconoscenza della psicologia umana (la sua follia è in effetti un altro paradosso, secondo l’analisi di cuisopra).In un certo senso, potremmo anche temere che lo stesso Vallanzasca non sappia più che fare della suavita, semplicemente per via della relazione che ha sviluppato con il binomio positivo, ad esempio ilrigido Achille Serra e la sua vera incorruttibilità.Ad ogni modo egli distrugge il paradigma modello di ordine e giustizia, il mito di una societàcivilizzata; l’illusione di una qualsivoglia superiorità brutalmente fatta a pezzi dinanzi agli occhi dellospettatore. E sì, qualcuno potrebbe affermare che la civiltà sia il paradosso del genere umano.. .ma questa è un'altra storia.