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Quando il talento esplode in casa: Daniele Verde e la Roma

Preso nel 2010 da Bruno Conti, debutta nei Giovanissimi Nazionali con una doppietta. Montella, Mattioli, Tovalieri e De Rossi i suoi allenatori in giallorosso



Daniele Verde, decisivo ieri in Serie A nel match tra Cagliari e Roma foto©photosportiva.itBarba lunga e sorriso sgargiante. L’italiano corretto a mascherare il suo slang napoletano nell’intervista a fine partita. Due assist e la palma del migliore in campo alla sua quarta presenza in campo con la maglia della Roma, tra Serie A e Coppa Italia. Un sogno che prende forma domenica dopo domenica, convocazioni e nuove emozioni, la massima categoria vista dalla panchina. Poi lo sparo: dentro a Palermo al posto di Iturbe, dentro per Maicon contro l’Empoli, una manciata di minuti anche con la Fiorentina in Tim Cup. Poi i 90’ di ieri e il sogno che si trasforma in realtà: due assist decisivi, Liajic e Paredes in gol grazie alle intuizioni del talento partenopeo, la Roma che torna al successo scoprendo che a volte il talento si trova a pochi passi da casa tua e non dall’altra parte del mondo. Una vittoria per il club, una vittoria per l’astro nascente, una vittoria anche per Bruno Conti, che troppe volte lavora sotto traccia e lontano dai riflettori.


Carriera. A volerlo a Roma è stato proprio il campione del mondo di Nettuno, istituzione del settore giovanile italiano. Daniele Verde arriva in giallorosso nel 2010 dal Pigna Calcio, dopo aver mosso i suoi primi passi nel San Domenico, suscitando le invidie della Juventus. Il suo primo allenatore a Trigoria è un certo Vincenzo Montella, incontrato proprio la scorsa settimana in Coppa Italia. L’Aeroplanino viene dalla sua prima stagione da allenatore, con la ferita ancora aperta della sconfitta in finale scudetto contro il Milan di Galbusera. Daniele Verde è subito un punto fermo, esterno destro travolgente, difficile da contenere. Bagna l’esordio con la maglia giallorossa con una doppietta, è il 19 settembre 2010. L’Ascoli sul campo che poi verrà intitolato ad Agostino Di Bartolomei schianta l’Ascoli 7-0, è Verde a sbloccare la gara e a firmare il raddoppio nell’arco di tre minuti, poco prima della mezzora. Esterno sinistro preciso nell’angolino e tap-in vincente dopo una doppia respinta del portiere bianconero su un rigore fallito dal compagno di squadra Adamo. Quando è disponibile Montella non ci rinuncia mai, a febbraio l’Aeroplanino prende il posto di Ranieri in prima squadra e alla guida dei ’96 va il secondo di Andrea Stramaccioni, ovvero Massimiliano Catini. Anche l’attuale tecnico della Romulea Allievi Elite lo considera inamovibile e Verde lo ripaga con un gioiello nel derby di categoria, un 4-0 in trasferta sbloccato da un sinistro magico sotto all’incrocio. La stagione si chiude senza successi, ma si capisce subito che il talento partenopeo è un predestinato, uno che in Serie A ci può arrivare. L’anno seguente si alterna tra gli Allievi Nazionali di Sandro Tovalieri, sotto età, e gli Allievi Fascia B Elite (campionato regionale) di Roberto Mattioli, alla fine della stagione alzerà al cielo proprio questo trofeo. La stagione 2012/13 si consacra con la categoria del Cobra, rimediando anche le prime chiamate con la Primavera. Nel suo primo anno con Alberto De Rossi, invece, non riesce a trovare troppo spazio, chiuso dai vari Ricci, Frediani e così via. L’esplosione vera e propria risale all’inizio di questa stagione, quando nel tridente giallorosso diventa un perno inamovibile. Sedici presenze in Primavera, otto gol in campionato, due nella UEFA Youth League, una contro l’Inter ai quarti di finale di Primavera Tim Cup. Prestazioni trascinanti e un rapporto sempre più confidente con il gol sono bastate per convincere Rudi Garcia a considerarlo pronto per il salto di qualità.


Momento giusto. Brevilineo e velocissimo, funambolico con il pallone tra i piedi e un sinistro letale. Qualità innate che lo fanno signore-padrone della fascia destra, anche se può giocare tranquillamente anche a sinistra. Se qualcuno ha storto il naso leggendo la formazione della Roma ieri a Cagliari, chiedendosi perché non giocasse Sanabria, la risposta è semplice: Verde è l’unico giocatore che in questo momento possiede caratteristiche simili a quelle di Gervinho e Iturbe. L’imprevedibilità, la capacità di involarsi lungo linea, accentrarsi, rientrare sul proprio piede, crossare e inserirsi. Daniele Verde he l’estro e le qualità per inserirsi perfettamente in quella che era l’idea di Rudi Garcia per la Roma di inizio anno: il famoso “arco e frecce” (leggi Totti e gli esterni giallorossi). Un’idea che nel corso della stagione ha trovato difficoltà ma che mai come ora, considerato anche il mercato di gennaio, rappresenta l’immediato futuro della squadra giallorossa. Ed è per questo che Daniele Verde può diventare una preziosa pedina nello scacchiere del tecnico francese.


Temibili ’96. Di Daniele Verde, però, ce ne sono altri a Trigoria. La fucina giallorossa non si ferma al talento partenopeo. Il giorno del suo esordio con i Giovanissimi Nazionali in campo c’erano anche Gabriele Marchigiani, figlio d’arte di cui sentiremo parlare, Lorenzo Pellegrini, punto focale della squadra di Alberto De Rossi, Elio Capradossi e Matteo Adamo. Sono loro l’ossatura della Primavera, cresciuti e pasciuti proprio sui campi di Trigoria. Senza dimenticare poi Arturo Calabresi e Francesco Di Mariano: il primo assieme all’ex Lodigiani Capradossi, forma la coppia difensiva titolare della Nazionale U19, arrivato in giallorosso dopo tre stagioni con la maglia dell’ ”ei fu” Atletico Roma; il secondo, preso dal Lecce, approda direttamente in Primavera con il peso di uno zio ingombrante, Totò Schillaci, nella speranza di condividere con Verde non solo la camera di Trigoria ma anche l’exploit in Serie A.