Notizie

Quel pasticciaccio brutto del Nuovo Cinema Aquila e della revoca della concessione.

Il polo cinematografico del Pigneto rischia di chiudere per una violazione del contratto contestata dal Comune. In una storia che mette in mezzo Mafia Capitale che, però, per una volta, non c’entra nulla.



C’è una parte del “Mondo di Mezzo”, conosciuto e riconosciuto dall’inchiesta di Mafia Capitale, che ha interessato e ancora interessa il terzo settore, quello in cui – come scrive Giulio Cavalli - “ci sono uomini e donne che hanno scelto di sacrificare (anche economicamente) la propria vita in nome di un valore da professare nel proprio mestiere”. Ecco, in questa trama di telefonate intercettate, doppie o triple utenze, di frasi dette in codice e poi interpretate, il ventaglio delle Cooperative coinvolte dalle indagini degli investigatori della Capitale arriva ad interessare – indirettamente ed è qui il danno maggiore per il settore sociale - un bene che proprio alla mafia era stato sottratto: il Nuovo Cinema Aquila.


La storia. Per capire come si è arrivati alla decisione del Comune di Roma di ritirare la concessione alla Cooperativa Sol.Co. bisogna procedere con ordine, partendo dalla storia del Cinema stesso: inizialmente di proprietà della Banda della Magliana che lo adibisce a teatro di film a luci rosse, nel 2004 la struttura situata nel cuore del Pigneto, viene confiscata dal Comune di Roma che avvia i lavori per la riqualificazione dell’edificio con una spesa finale di circa 2 milioni di euro. Da qui, poi, il bando – riservato alle cooperative sociali e vincolato alla finalità sociale - che dopo quattro anni di lavoro affida la gestione del cinema al Consorzio di Cooperative “Sol.Co. Solidarietà eCooperazione”. Il nodo della vicenda che spiega, forse, i motivi della recentedecisione di revoca capitolina, nasce da due elementi successivi che si intrecciano con le regole stesse del bando e con la figura di Mario Monge, all’epoca Presidente della Cooperativa Sol.Co.

Il Nuovo Cinema Aquila @ Gazzetta Regionale
Mafia Capitale e l’estraneità del Nuovo Cinema Aquila. A dicembre dello scorso anno vengono arrestati Buzzi, Carminati e quella parte del Mondo di Mezzo che secondo il Procuratore Capo di Roma, Giuseppe Pignatone, ravviserebbe in pieno la struttura del 416bis c.p., id est l’associazione di tipo mafioso. Dalle intercettazioni pubblicate nell’ordinanza di arresto, emerge poi, chiara, la capacità di influenzare il settore delle cooperative e dei relativi bandi che gli inquirenti attestano a Salvatore Buzzi. Si legge negli atti: “… La conversazionedi seguito riportata evidenziava in maniera inequivocabile come Buzzi vantasse una notevole influenza nei confronti delle cooperative concorrenti, tanto cheil Presidente del Sol.Co., di fronte a Buzzi che gli manifestava il proprio disappunto per il fatto che “stai proprio su di me”, si giustificava manifestando piena disponibilità a “trovare una soluzione se c’è un problema”. Monge non è indagato per la sua posizione all’interno del cinema, ma il panorama rivelato dalle telefonate fra la sua utenza e quella di Buzzi basta acreare un vespaio di polemiche che coinvolge direttamente il Nuovo CinemaAquila, rimasto – ed è bene sottolinearlo - comunque escluso da ogni tipo di indagine delle forze dell’ordine.  

L’attenzione sul cinema. Dal dicembre dello scorso anno, però, l’interesse si sposta e le discussioni intorno al cinema del Pigneto accelerano: una settimana dopo gli arresti operati nella Capitale, la direzione dello stesso denuncia come stessero arrivando “attacchi subdoli da parte di politicie consiglieri comunali… una politica che ci inganna quando ci porta a credereche un lavoratore assunto grazie al sostegno di un politico abbia sempre piùragione di un datore di lavoro che si oppone al ricatto e vuole scegliereliberamente i propri dipendenti e le proprie attività… Nomi e cognomi degliautori di questi attacchi saranno rivelati agli inquirenti – annuncia ladirezione del cinema - perché possano verificare i veri motivi dei cambiamentirepentini riguardo la valutazione che hanno adesso delle attività culturali egestionali del Nuovo Cinema Aquila. Mafia Capitale è anche questa”. 

Il vincolo del bando. Il clima fa però la differenza. Dopo le indagini della Procura di Roma, il Consigliere Capitolino Gianluca Peciola, invia all’Assessore alla Cultura di Roma una richiesta di chiarimenti sul tema “gestione ed utilizzo del Cinema Aquila”, richiestache il Dipartimento Cultura ha poi inoltrato al Consorzio Sol.Co. Si innesta così il percorso che – come si apprende - “il 9 marzo 2015 con nota prot. QD 7695” ha portato “alprocedimento di revoca della concessione, ritenendo lacunosi e inadeguati i chiarimenti forniti dal Consorzio e invitando quest’ultimo a presentare le proprie contro deduzioni entro 15 giorni”. Quello che ha portato al ritiro dellaconcessione da parte del Comune è un vincolo del bando che – secondo quanto spiegano dagli organi capitolini – è stato violato nel momento in cui la Sol.Co. ha affidato - stipulando un nuovo contratto - la gestione effettiva delcinema alla N.C.A., cooperativa facente parte dello stesso gruppo di cooperative raccolte all’interno del gruppo Sol.Co. Il punto focale, contestato dagli organi amministrativi romani, sta proprio nel fatto che dall’agosto del 2013 gli effettivi gestori del Nuovo Cinema Aquila siano i membri della cooperativa N.C.A., chein questo modo si sono posti in violazione di uno dei vincoli del bando che poneva il divieto di sub concessione. Da qui, quindi, la decisione di sgombero che decorrerà dal 9 giugno prossimo.

I motivi della direzione. La risposta di Fabio Meloni, attuale direttore artistico e uno degli 11 lavoratori assunti all’interno della struttura, non si fa attendere. Così dopo un primo comunicato “…il 27 aprile 2015 – spiega Meloni - il Comune di Roma ha notificato al consorzio Sol.Co la revoca della concessione del Nuovo Cinema Aquila. Con l’atto viene chiesto, entro e non oltre il 9 giugno 2015, lo sgombero della struttura, delle attrezzature necessarie allo svolgimento di tutte le attività e – più importante – quello del personale…”, lo stesso Meloni parla anche con GazzettaRegionale. All’incontro, il direttore del cinema, appare provato ma sicuro delle sue motivazioni: “Ci stiamo muovendo nei limiti della legge ed è per questo che questa vicenda sempre paradossale: dagli atti si legge una contestazione che arriverebbe in forza di una sentenza della Corte Europea, la 296/2005, che non solo si scontra con la realtà dei fatti che interessa la vicenda Cinema Aquila, ma anche le disposizioni UE successive come la Direttiva 2014/24/UE che aggiorna la precedente legislazione di materia in tema e quindi anche le decisioni prese in forza di una decisione del 2005. Non è solo questo – prosegue Meloni – la contestazioni iniziali che ci venivano addotte erano due: quella sui mancati pagamenti previdenziali e quella sulla concessione stessa. Innanzitutto non è il Comune che si dovrebbe occupare della materia previdenziale, ma se avessero richiesto il Durc (il certificato unico che attesta la regolarità contributivadi una impresa nei pagamenti e negli adempimenti previdenziali, assistenziali, assicurativie degli obblighi previsti in ambito Inps, Inail e Casse Edili, ndr) avrebbero visto che la situazione era stata sanata. La contestazione della concessione, invece, passa da una prima violazione di una concessione di servizi che una volta contestata dai nostri legali è divenuta una violazione sulla concessione di un bene”.

Questione posti di lavoro. Nella storia del Nuovo Cinema Aquila restano però coinvolti – lo dicevamo – anche e soprattutto quei lavoratori della Cooperativa N.C.A. che fanno parte di quel terzo settore che occupa persone provenienti da realtà sociali disagiate. Dalle Istituzioni romane fanno sapere che i posti di lavoro verranno tutelati, ma dai lavoratori del cinema stesso arrivano alcuni interrogativi. “Cosa significa tutelare dei posti di lavoro se è in programma un nuovo bando che potrebbe assegnare il cinema ad un nuovo concessionario?” Una domanda che al momento non ha trovato una risposta.

La risposta dell’Assessore Marinelli. Dalla capitale intanto è arrivato l’intervento dell’Assessore alla Cultura, Giovanna Marinelli che ha dichiarato come: “Il Nuovo Cinema Aquila non chiude. È un bene confiscato alla mafia e di proprietà della città e l’Amministrazione ha come priorità assoluta quella di garantirne la continuità. Ringrazio il grande lavoro fatto dal Dipartimento Cultura e dagli organi competenti che ci mette oggi in condizione di porre rimedio a una situazione non più sostenibile. Stiamo già lavorando affinché la programmazione possa continuare. In accordo con il Municipio e gli uffici amministrativi coinvolti, stiamo procedendo con la massima urgenza alla pubblicazione di un nuovo bando, che ripercorrerà nelle sue linee quello precedente, a salvaguardia delle finalità socio culturali di un bene con queste caratteristiche. Siamo certi di giungere quanto prima a una situazione di rilancio del cinema, la cui importanza come presidio culturale sul territorio è fondamentale per la città, per gli abitanti del quartiere così come per i tanti operatori del mondo indipendente del cinema”. 
Il rogo davanti al cinema @ Gazzetta Regionale
La risposta del quartiere. La questione resta ancora aperta e se
la Sol.Co. potrebbe presentare un ricorso al Tar – che cristallizzerebbe la decisione di ritiro della concessione e di conseguenza il nuovo bando - dal cinema è partita una raccolta di firme arrivata a quota tremila adesioni, volta a far sospendere la decisione del Comune e avviare un tavolo di raccordo fra quartiere, cinema e Istituzioni. Intanto nella notte di ieri una serie di cassonetti sono stati dati alle fiamme nello spazio antistante la struttura: a spegnere l’incendio sono stati gli stessi lavoratori del cinema.