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Raffaello a Civitavecchia: dopo sei anni liberate le quattro mura affrescate

Le pitture potrebbero risalire all’epoca in cui la cittadina portuale strategica nell’economia dello Stato della Chiesa, riceveva periodiche visite di Giulio II: per ora nessuna certezza. Discussione e mistero continuano.



Particolare degli affreschi ritrovati (© - civitavecchiasport.it)La scoperta è di quelle a cui il nostro Paese non si abituerà mai abbastanza, pur risalendo a quarant’anni fa. E’ del 1972 infatti la scoperta dei resti di un affresco, apparso subito di eccellentissima mano, presso una casa privata di Civitavecchia: inizialmente, né più né meno di una stanza di appartamento appena acquistato in cui un carabiniere in pensione e sua moglie volevano ricavare una comune camera da letto. Deciso a ripulire le pareti da strati di vecchia tinteggiatura, il proprietario si imbattè così in una spada e man mano che la pulizia procedeva, le pareti iniziarono a restituire pitture via via più notevoli. Ma il carabiniere ebbe paura di una possibile confisca dell’appartamento e decise di non divulgare ulteriormente la notizia, anche se ormai tutta Civitavecchia nel era al corrente. Nel 2009 però si riaccesero i riflettori sul ritrovamento e cosi, dopo un abbondante lustro di lavori, le restanti quattro pareti sono state liberate da intonaci e malte varie in modo tale da quantificare ad occhio nudo l’imponenza e la portata della scoperta. E c’è un  di più: questi affreschi sarebbero molto simili agli affreschi che Raffaello eseguì in Vaticano negli anni tra il 1511 ed il 1514 per l'appartamento del papa di quell’epoca Giulio II. Opere di cui non esistevano copie, o almeno fino al 2009 era così. Ma come mai opere così eminentemente importanti proprio a Civitavecchia? Secondo ipotesi avanzate dall’inviato di Panorama Alvaro Ranzoni, questi affreschi potrebbero costituire un bozzetto preparatorio da mostrare al papa in visita alla città: in quegli anni difatti, Giulio II raggiungeva la cittadina, allora importantissimo scalo portuale dello Stato della Chiesa, per seguire personalmente i lavori di costruzione della Fortezza bramantesca. Ciò sarebbe ancora più palese confrontando le pitture appena ritrovate con quelle custodite in Vaticano, da cui emergono una serie di differenze, come ad esempio la disposizione delle scene fino alle dimensioni delle stesse, i colori dei vestiti dei personaggi raffigurati oppure somiglianze e particolari mancanti. Nei fatti però c’è in corso una disputa vera e propria tra esperti e cultori d’Arte, i quali fanno notare che ai tempi non era d’uso l’esecuzione di bozzetti a grandezza naturale prima di realizzare un’opera. Resta la partenità delle pitture, per le quali la compianta esperta di arte raffaellesca Nicole Dacos azzardò ai tempi addirittura il nome di un esecutore fisico: l’incisore Ugo Da Carpi. Ora l’attesa è tutta per successivi finanziamenti che permettano a tali capolavori riscoperti di ritrovare definitivamente lo splendore delle origini.