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Riforma del Senato, sit-in di protesta davanti a Palazzo Madama

Il ddl in Aula infiamma l’opposizione: l’intervista al senatore Nicola Morra.



IL CASO - Il testo blindato a prima firma Maria Elena Boschi è arrivato ieri a Palazzo Madama. In poche ore giungono le primissime reazioni dell’opposizione, che a vario titolo dichiara guerra al decreto, uscito quasi intatto dalla commissione Affari Costituzionali. Eppure l’ostentata forza del governo rispetto al provvedimento non può celare l’incertezza che domina sull’esito del voto in Aula: i numeri sbandierati dalla maggioranza tutto sono fuorché sicuri, e in ogni gruppo si registrano “frondisti” pronti a stringersi intorno ad alcuni emendamenti per alterare il testo, in particolare sull’elettività dei Senatori e l’immunità parlamentare.

Manifestanti del M5SLE MOSSE DEL M5S - Stamattina era il giorno designato per un sit-in di protesta organizzato dal Movimento 5 Stelle. In realtà il contrordine è arrivato già due giorni fa, nonostante questo non abbia impedito il raduno di un centinaio di attivisti pentastellati. Prova ne è la mancata richiesta alla Questura per riservare lo spazio adiacente a Corso del Rinascimento, luogo dove avrebbe dovuto svolgersi la manifestazione. Pare che lo stesso Grillo nella giornata di Domenica abbia optato per la cancellazione dell’evento, il che conferma a pieno titolo l’apertura di una nuova fase da parte dei pentastellati: piena collaborazione con le forze di maggioranza e un addio (definitivo?) all’ostruzionismo tout court. Qualcuno azzarda l’espressione ”vedere il bluff”, ma c’è qualcosa di più nell’aria: l’iniziativa pentastellata sulla riforma del Senato si è concretizzata in circa 220 emendamenti presentati in commissione, bocciati in blocco senza alcun approfondimento. La strada dunque è delineata: mostrare fattualmente collaborazione per mettere il PD con le spalle al muro. Cosa sceglierà Renzi? Da un lato il Movimento, dall’altro il patto del Nazareno con l’ex senatore Berlusconi. Appare chiara la volontà di costringere il Presidente del Consiglio a una scelta di campo, ora che viene meno la scusa di Forza Italia come unico possibile interlocutore politico.

Il senatore Nicola MorraI PUNTI CRITICI DELLA RIFORMA, PARLA NICOLA MORRA – Il senatore Morra, intervistato dalla Gazzetta Regionale, si pronuncia senza mezzi termini sull’operato del governo, parlando di svolta autoritaria: “Se il Senato deve sussistere, deve sussistere elettivo, senza alcuna immunità. Deve inoltre conservare la doppia lettura, l’istituto cardine del bicameralismo perfetto”. Questi i principi cardine del M5S sul destino del Senato. Il tiro al bicameralismo è ormai diventato lo sport nazionale dei fautori della riforma, che imputano allo stesso la maggior parte della responsabilità per il rallentamento dell’attività parlamentare. “Ricordo però – aggiunge Morra – che la legge Fornero è stata approvata in soli 8 giorni, stesso dicasi per alcune leggi del vecchio governo Berlusconi, a dimostrazione del fatto che quando si vuole si può. Del resto se il Senato lavora da martedì a pranzo a giovedì a pranzo (disattendendo alle disposizioni di Grasso ad inizio legislatura, che voleva regolare attività dal lunedì al venerdì), è ovvio che poi non si produca tanto in Aula.”

I PROSSIMI PASSI IN AULA – Bocciati gli emendamenti in commissione, non restano molte altre cartucce al Movimento. Da un lato si spera che un’eventuale condanna in appello a Berlusconi per il caso Ruby (attesa per giovedì) possa complicare la vita al patto del Nazareno cambiando la strada del ddl Boschi in corso d’opera. Dall’altra si promette battaglia in Parlamento: “Proporremo in Aula tutti gli emendamenti presentati in commissione – spiega Morra – ricorrendo a tutte le possibilità che il regolamento del Senato ci offre per indurre il governo a confrontarsi sui contenuti evitando i giochi di parole”. Ma se il problema è la velocità legislativa, cosa propone il M5S per contrastare l’improduttività di Palazzo Madama? Per il senatore Morra “si dovrebbe disciplinare la fase emendativa, evitando che in camera giungano emendamenti non sottoposti al vaglio durante il lavoro in commissione, nonché ridurre i tempi della discussione generale e il numero di parlamentari. Ma tutto ciò non permette di ottenere i titoloni dei giornali che Renzi sembra cercare ossessivamente”. Senza dimenticare la questione regioni, altro tema incendiario: per Morra “questa riforma, lavorando sul Titolo V, produce un forte accentramento di competenze al governo. Con una mano si tolgono funzioni alle regioni, con l’altra però si offre loro un contentino proponendo un Senato delle istituzioni territoriali, mantenendo in vita la conferenza Stato – Regioni che risulta ormai un perfetto doppione”. 
In attesa del voto finale sul testo, che secondo indiscrezioni di stamattina pare sia slittato direttamente alla prossima settimana (inizialmente la data di scadenza era questo mercoledì), ci impegniamo a registrare gli ultimi aggiornamenti sulle intenzioni di voto e le possibili modifiche tramite emendamento. Sono 21-22 i senatori in forse fra le file del PD, un numero leggermente inferiore risiede all’interno di Forza Italia e proprio questa mattina anche la Lega Nord, per bocca del segretario Salvini, annuncia forti dubbi rispetto a un voto favorevole. Qualche incertezza anche fra pochi scettici di NCD (sicuramente il più filo-governativo in questo momento) e SEL, che nonostante le beghe interne sembra allinearsi sfavorevolmente al disegno di legge.