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Roma, Gabrielli, il Sindaco Marino e lo scioglimento del Comune ancora possibile

Il Prefetto-tutor precisa che se le sue indicazioni non verranno prese in esame, si avvarrà dei poteri del TUEL. Su Marino: "Lo sento fra una immersione e l'altra"



Non è stata commissariata, ma soprattutto non ci sono due sindaci. Parole di Franco Gabrielli, Prefetto di Roma, che a margine della presentazione per il nuovo numero unico per le emergenze – il 112, partirà a novembre – si è lasciato andare ad alcune precisazioni sulla Capitale e sui provvedimenti presi dal Governo durante lo scorso Consiglio dei Ministri: “È vero, non c’è nessun commissariamento, nessun consolato, Roma non ha due sindaci. Questa città ha un solo sindaco che è stato eletto dal popolo, che ha ricevuto il mandato popolare e tale è finché questo sindaco rimarrà in carica. Giuridicamente, non possono esistere diarchie”.  
Franco Gabrielli e Nicola Zingaretti durante la presentazione del nuovo 112 di questa mattina
Lo scioglimento e la spada di Damocle.
Quello che resta della giornata odierna è, però, il vincolo sul possibile scioglimento del Comune che lo stesso Gabrielli non ha dato però per superato: “Resta una forte assunzione di responsabilità all’esito della quale il prefetto di Roma qualora le sue indicazioni e le sue proposte rimanessero lettera morta, può ricorrere a un articolo del TUEL che prescrive che vi possa essere lo scioglimento del Comune qualora vi siano gravi e reiterate violazioni di legge”. Insomma il rapporto fra di due, Sindaco e Prefetto, resta quantomeno complicato: perché se da una parte il primo si dice soddisfatto e il secondo precisa che il sindaco resta Marino, al momento delle decisioni, sarà la volontà di Gabrielli a spostare gli equilibri sul piatto della bilancia, con una “lettera morta” inviata da Palazzo Valentini che potrebbe sancire la fine della giunta capitolina.


La reazione di Marino. Per quanto sia sotto attacco, soprattutto dall’interno del suo stesso partito - “Il popolo del Pd mi ama, sono i capo bastone del partito che mi odiano” raccontava lo stesso chirurgo dem lo scorso giugno – il Sindaco, secondo i dicunt del Campidoglio, sarebbe “segnato, ma non rassegnato”, tanto da voler ribaltare quel “così non resto”, che quando si era suggerita per la prima volta l’ipotesi di una tutela a firma Gabrielli, lo stesso Marino aveva confidato ai suoi collaboratori più vicini. Così mentre si attende il suo ritorno – il 3 settembre sarà presente alla manifestazione davanti la chiesa di Don Bosco organizzata dal PD – ora Marino vuole riorganizzare le sue – poche – truppe per rilanciare la città, certo, ma anche e soprattutto la sua candidatura alle prossime elezioni, consapevole che se dovesse lasciare l’incarico politico nelle urne, difficilmente troverebbe ancora spazio all’interno dei quadri della politica cittadina o nazionale.