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Roma, il pericolo attentati e cosa rischia la cittá

Secondo una informativa del FBI San Pietro sarebbe al centro dell'attenzione dei terroristi. Ma il rischio vero é l'insicurezza percepita



Del quando, dove e come se ne conosce ancora poco. Certo è, che dalla sequenza di avvenimenti, prese di posizioni e risposte successive agli attentati di Parigi, Roma è tornata al centro delle osservate speciali in una lista di luoghi simbolo, attenzionati dal terrorismo internazionale. L’analisi di esperti e politologi non deve però spostare l’attenzione: la Capitale – per storia, simbolismo e presenza del Vaticano – é osservata speciale da almeno un decennio, da quando gli attentati dell'undici settembre prima, e quelli di Londra e Madrid dopo, avevano fatto temere – come in parte si è verificato – una rapida escalation del terrorismo internazionale.

La relazione del FBI. In questo senso va quindi letto il report finalizzato dal FBI e indirizzato agli organi di competenza italiani nei quali si parla di “rischio” possibile per l’Italia: nello specifico nell’informativa inviata al Viminale si fa riferimento a tre obiettivi sensibili, identificati in Piazza San Pietro, il Duomo e la Scala di Milano. Luoghi – ancora una volta – simbolo, ma già segnalati alle forze dell’ordine nel corso degli ultimi anni. Inoltre nello studio non si parla di modalitá, luoghi e persone da segnalare, ma solo di una attenzione interna da aumentare nelle zone immediatamente intorno i tre luogi indicati. Certo, una differenza di fondo rispetto agli anni precedenti rimane: l’IS è un fenomeno diverso dal jihadismo di Al Qaeda, soprattutto perché gode di finanziamenti internazionali da parte di Paesi solo in parte identificati nella lista degli “Stati canaglia”stilata dagli USA.
San Pietro foto (C) Google
I soldi. Perché per far vivere, crescere e infine prosperare – si passi il termine – una nazione come quella del Daesh occorrono in primo luogo soldi. Molti. Ecco, alla entrate del bilancio dello stato orientale figurano in primo luogo quei finanziamenti che per copertura e/o semplice nomenclatura sfuggono ai controlli del sistema bancario come possono essere quelli dell’antiriciclaggio. Si parla di capitali dall’ingente quantitativo che vengono spostati, ma non intercettati, usati, ma non bloccati. Per una addizione che vede infine aggiungersi l’utilizzo di almeno nove pozzi di petrolio, raccolte monetarie mascherate da beneficienza, sequestri di persona, traffico di droga e reperti archeologici che sommati insieme danno il quadro di una "illegalità fiorente”.

Gli interventi. Intanto il governo italiano sta cercando di porre rimedio attraverso una doppia via. Quella diplomatica richiamata da Renzi, ma anche una seconda che si inquadra nelle misure preventive sempre richiamate dal Presidente del Consiglio. In questo senso deve quindi leggersi la ripresa di una proposta di legge firmata PD, sull’impiego “momentaneo” di personale addestrato delle Forze Armate – esercito in primis – da disporre fra le fila dei Servizi Segreti italiani per questioni relative alla “sicurezza nazionale o la protezione di cittadini italiani all’estero”. Un impiego correlato ad una temporanea immunità degli stessi agenti, tesa a tutelare il compito degli stessi durante lo svolgimento delle operazioni.

Pericolo psicosi.
Il quadro della situazione non è comunque – al momento – possibile stabilirlo nei dettagli. Posti infatti gli oltre 25000 uomini impiegati nella Capitale, il rafforzamento dei controlli su Metro e luoghi storici, la chiusura dello spazio aereo durante il Giubileo per evitare attacchi con aerei, ma anche e soprattutto droni, quello che rimane da mettere in sicurezza è la percezione della città. Perché se a Roma in due giorni ci sono stati due falsi – è bene sottolinearlo – allarmi bomba – il primo ieri nella zona antistante l’Ambasciata Americana, il secondo oggi nella fermata Lepanto della Metropolitana A – quello che di vero resta è l’atteggiamento di diffidenza e insicurezza dei romani. Un dato che se diventasse statistica, da solo, varrebbe come una sconfitta.